A kind(le) of mess

Ok, come accadde per l’iPhone, c’è gente che crede che questo affarino risolva la fame nel mondo. Ok, ha venduto più dei libri di carta. Ok, Amazon ci sta facendo dei bei soldi. Ok, ma che senso ha dichiarare trionfalmente che è disponibile la spedizione anche nel Bel Paese se non c’è un solo libro in italiano?

Persino Corriere si dimentica di menzionare questo fatto.

Ora, lodevole l’iniziativa di aprire uno store, lodevole il fatto di non imporre blocchi regionali e farlo arrivare anche qui. Ma a che pro? Se poi non c’è un titolo che non sia in inglese. E vada per le sperimentazioni di pochi illuminati, ma ancora il giocattolo non trova spazio qui. A meno di essere super geek e/o appassionati di questi aggeggi, oppure assidui lettori anglofoni che amano tenersi aggiornati su patinati newspaper d’oltreoceano.

Inutile negarlo, è l’oggetto del momento, le grandi catene di tecnologia espongono versioni che scimmiottano il kindle come se piovesse. Purtroppo però nessuno dice agli acquirenti con ancora pochissimi rifornimenti di materia prima.

Non sono in grado di esprimermi sulla fruizione, se davvero si ha lo stesso piacere di lettura di un libro vero, ma ad oggi, benchè le future possibilità siano praticamente infinite, in Italia siamo sempre al solito punto. 20 anni indietro.

Quella volta che ci misi 8 ore per fare 20 km

Metter piede a casa ieri sera è stato come svegliarsi da un incubo. Un incubo durato quasi 8 ore e che non auguro a nessuno di provare. La neve era prevista da due giorni per ieri pomeriggio. Alle 15, appena sono iniziati i primi accenni di pioggia ghiacciata, mi sono dato una mossa e sceso in strada il più velocemente possibile.

Ancora stamattina non so dire se sia stata una mossa azzeccata, a giudicare da quanta neve è scesa qui a Milano probabilmente si. Quello di cui proprio non riesco a darmi una spiegazione logica è come sia stato possibile non prevedere una situazione del genere, come non sia stato possibile gettare sale per tempo, come sia stato possibile non pulire prontamente le strade.

L’hinterland milanese non è pronto ad affrontare la neve, non scende tutti i giorni, ma immaginavo che dopo la situazione delirante di giovedì e tutto questo preavviso fossero serviti a qualcosa. Evidentemente no.

Sono alla caccia di cosa abbia bloccato la Strada Provinciale Monza Melzo, e ringrazio per aver deciso di prendere la Provinciale Cassanese, altrimenti sarei stato ancora lì per molte ore.

Internet anyone?

Non mi sono stupito di certo, ma col il mio Windows phone twittavo ed ero alla caccia di altri che facessero lo stesso nella zona intrappolati in auto. Il nulla. Idem su fonti di informazioni, nessuna spiegazione su una strada vuota e l’altra immobile.

Comunque, in pieno spirito “citizen journalism” armato della mia fidata Kodak Zi8 ho documentato le ore di viaggio. Molto più di tante parole…E oggi ne arriva ancora!

Google Public DNS. Quanto sono lunghe 24 ore?

Ora, senza che sia io a farvi una lezione tecnica di cosa sia un DNS, mi è venuto da pensare rispetto a quanto annunciato da Big G. Sostanzialmente è un servizio, generalmente gestito dal proprio provider di connessione, che tramuta i numeri IP utilizzati da computer per comunicare tra di loro, nei nomi dei domini a noi familiari.

Ad esempio contino.com ha questo DNS 65.39.205 etc.

Google ha lanciato un proprio servizio gratuito per consentire una navigazione più performante in termini di velocità. Cambiare questi numeri magici nel proprio router non è operazione complicatissima, ma un minimo di competenze sono richieste.

Luca e Massimo ne hanno già parlato tra ieri e oggi. Sebbene sia d’accordo con Luca nel dire che non bisognerebbe processare in base ai sospetti, purtroppo a me ne son venuti e non pochi. Pur essendomi andato a leggere per bene quello che viene esplicitato nella sezione Privacy, quelle 24 ore di data retention mi insospettiscono. David Ulevitch, il fondadore di OpenDNS, un servizio simile a quello che propone Google, ma che agisce sul mercato sempre in modo gratuito da qualche anno, ha sollevato i medesimi dubbi che con un occhio più clinico possono sorgere.

Third, Google claims that this service is better because it has no ads or redirection. But you have to remember they are also the largest advertising and redirection company on the Internet. To think that Google’s DNS service is for the benefit of the Internet would be naive. They know there is value in controlling more of your Internet experience and I would expect them to explore that fully. And of course, we always have protected user privacy and have never sold our DNS data. Here’s a link to our privacy policy.

Fifth, it’s not clear that Internet users really want Google to keep control over so much more of their Internet experience than they do already — from Chrome OS at the bottom of the stack to Google Search at the top, it is becoming an end-to-end infrastructure all run by Google, the largest advertising company in the world. I prefer a heterogeneous Internet with lots of parties collaborating to make this thing work as opposed to an Internet run by one big company.

Quello che sottolinea Daniele non è banale. E 24 ore sono tante.

No, la blogosfera italiana ce l’ha duro invece

Parto anche io dal post di Giuseppe, passando per Luca e poi Massimo. Mi trovo pressoché in completo disaccordo con quanto scritto da Giuseppe, il quale propone un clima disfattista velato da un’ignoranza che renderebbe molle tutta la rete prodotta da una qualsiasi italica mente.

Posso essere d’accordo in parte sulla massa critica, benché non siamo posizionati affatto male, ma disapprovo in toto il clima culturale.

Se di blogosfera vogliamo parlare, non si può certo dire che sia schierata verso destra. Prendendo una classifica caso e presupponendo che siano posizionati per una certa rilevanza, di blog schierati PRO Premier io ne vedo davvero pochi, se non nessuno. Sudditanza psicologica dovuta da un imprinting? Mi spiace, ma mi devo essere perso qualcosa.

Concordo invece con Massimo quando dice:

Mi domando invece — rispetto al discorso di Giuseppe — come sia possibile omogeneizzare strumenti sociali tanto differenti come i blog, Twitter o Friendfeed, dentro una unica traccia antropologica.

Vero. E’ praticamente impossibile, benché gli attori italiani di spicco siano molto spesso gli stessi, la natura dei mezzi si differenzia per impostazione tecnologica e per utilizzo.

Qui si chiede alla blogosfera italiana di avere un comportamento più simile all’autorevolezza dei quotidiani e dei libri di testo e allontanarsi dalla standardizzazione culturale di basso livello a cui ci sta abituando la TV e alla quale pare facciano riferimento gli italiani quando li consideriamo come molli.

Ma io dico, ma perché? Perché la blogosfera non può essere semplicemente un diverso luogo dove diffondere delle informazioni che, voglio ricordare, hanno insita una natura personale (Come da citazione di Wikipedia), un luogo dove già tutt’oggi esistono delle eccellenze italiane che non hanno nulla da invidiare a quelle anglofone?

Bisogna fare un chiaro distinguo però perchè Internet ha un potere straordinario, contiene tutto, sa distinguerlo e fa sopravvivere solo quello che ha più presa, quindi se parliamo di politica è un conto, se parliamo di formazione culturale è un altro.

C’è chi questo mezzo lo sa sfruttare bene a fini politici, benchè non siano membri diretti del parlamento a farlo (qui si ci vorrebbe un cambio culturale forte), così come c’è chi lo sa usare bene per la diffusione del sapere. I mezzi ci sono, le persone anche, basta saper trovare il giusto luogo dove dar vita a questo tipo di discussioni perchè proprio come nella vita reale, come in Italia così negli Stati Uniti, esiste dall’estremismo fatto di idiozie a quello culturale di più alto livello basta saper scegliere dove metter bocca e ascoltare quello che gli altri hanno da dire.

Il retaggio della nostra cultura, la storia della nostra società è quello che siamo oggi, nel bene o nel male, siamo diversi da chi è migliaia di km da noi. Questo non vuol dire necessariamente che sia un modello da seguire o che noi stiamo sbagliando. Ma dove? Cosa sta portando gli esponenti più autorevoli della rete a discutere sul fatto che in Italia non sappiamo parlare che di tette e culi e calcio giocato, e non siamo in grado di scrivere il quarto libro della Divina Commedia?

Come scrivevo oggi su FriendFeed è doveroso fare le dovute proporzioni, è doveroso non lasciare niente al caso, è doveroso andare a cercare valore in ogni piattaforma di blogging, in ogni Social Network, in ogni forum e newsgroup, in ogni Wave di Google.

Gli illuminati che ce l’hanno duro ci sono anche qua. Hollywood lasciamola dov’è.

Io non ho grandi fratelli. Una TV da dimenticare

I miei genitori non mi domandano neanche più il perché non guardi la TV di sera, ma preferisca uscire, oppure passare la serata, dopo un giorno intero, ancora sul PC o leggendo un libro.

Penso oramai si siano accorti anche loro, che il GF ha rotto le balle a tanti, ancora troppo pochi aggiungo. La TV non riesce a riprendersi, è caduta in un baratro fatto di immani sciocchezze e contenitori con contenuti di bassa lega.

Il GF purtroppo è solo uno dei tanti, di una serie infinita di minchiate colossali senza senso, ed è deprimente trovare la pubblicità meglio del palinsesto. Italia 1 non è più la TV dei ragazzi, MTV trasmette solo sit-com, soap e reality, la RAI trasmette Giacobbo che crede che nel 2012 il mondo finirà…Non dico di tornare ai fini educativi post seconda guerra mondiale, ma le uniche cose passabili sono gocce in un oceano di non vi dico cosa.

E poi basta dire che si trasmette quello che la gente vuole, viene trasmesso quello che la gente guarda, che è diverso. Per questo Sky fa da padrone, almeno con i canali verticali i contenuti ci sono e sai dove andarteli a prendere.

Ascoltate la radio un mezzo ancora sano, veloce, capace di adattarsi alla società e al suo mutamento. Ma soprattutto come dice Frank Leggete i libri. Sono coinvolgenti come un videogame.

Il medium è il messaggio? Mai come di questi tempi…

La qualità prima di tutto

Non capisco perchè in questo pezzo Aldo Grasso, cercando di dare del tifoso più che del telecronista a Caressa, faccia passare la veracità di Fabio come una terribile condanna screditante nei suoi confronti e del tutto team di speaker calcistici di Sky.

Tifoso imparziale Caressa, uomo che si esalta perchè come ha gridato lui stesso “ amo questo sport” e secondo me è uno che con capacità dialettiche colorite e incitanti ha dato vita nel corso degli anni a un trend di escalation di emozioni durante la telecronaca di una partita che prima difficilmente si trovava.

Ti fa scalpitare, il momento, come direbbe qualcun altro, diventa catartico.

Grasso una cosa giusta la dice e probabilmente contraddice tutto l’articolo scritto, avete mai ascoltato una telecronaca RAI? Per carità, tutti professionisti di alto spessore, ma a mio modo di vedere poco esaltanti, mai coinvolgenti, tanto annoianti.

Punti di vista.

C’è da dire che il Calcio in Italia è tutto per tantissime persone e le fortune di Sky non derivano ovviamente solo dagli abbonamenti dedicati al cinema. Questo perchè negli anni passati, pur operando in regime di monopolio, Sky ha sempre garantito uno spettacolo calcistico che altre holding editoriali non sarebbero mai riuscite a sostenere in termini di costi e qualità e probabilmente non riescono nemmeno oggi. Una piccola parte è data da Caressa e il suo team, è inconfutabile, perchè la partita te la fanno vivere, come se fossi lì in tribuna.

Non conosco Mediaset Premium, ma Piccinini, tanto per dirne uno, è molto simile allo stile Caressa.

Mi spiace ma i guitti da avanspettacolo sono da cercare altrove, e Grasso che si occupa quotidianamente della nostra malandata italica televisione dovrebbe saperlo molto bene.

Socialmente Sociali

Tutto parte dalla lettura di questo post. Scoble, per sua natura, ad ogni novità che si fa strada sul web è sempre entusiasta. E’ stato così per FriendFeed, Google Reader e ora è innamorato della List feature di Twitter. Poco male.

E’ stato solo uno spunto per poter ragionare meglio su quale, tra i tanti Social Network, ha ad oggi le caratteristiche per potersi considerare quello che sta un passo avanti agli altri, quello attraverso il quale la creazione di valore attraverso gli oggetti che vengono postati è maggiore.

Chi se ne frega? Se siete capitati qui molto probabilmente lo avete fatto cliccando su un link apparso su un Social Network, questo perchè mi avete fra i contatti e reputate che le informazioni prodotte su questo indirizzo web soddisfano in qualche modo la vostra lettura.

Funziona così. Quello che mi sono chiesto è chi assolve al meglio il compito di informare, disquisire con una qualità medio alta, eliminando il rumore in eccesso?

Twitter è per sua natura dispersivo, già quando si seguono quasi 500 persone è difficile tenere traccia del flusso. Strumenti come TweetDeck e Seesmic Desktop ci vengono incontro, ma solo con l’arrivo delle Lists settimana scorsa si riesce a dare una frenata a Twitter e accedere in modo più efficace a quanto gli altri scrivono, scremando il rumore dal messaggio efficace per noi. A differenza di quanto sostiene Scoble, Twitter soffre del medesimo problema di chat e forum, perchè chi decidiamo di seguire non produrrà valore nel 100% dei suoi tweet, ma amerà cazzeggiare (se è una persona normale) come tutti. E questo avviene sia in Twitter, che in Facebook, che in FriendFeed senza distinzioni. Questo confuta quanto mi ribatte Scoble qui.

Qualità vs Rumore: una questione di filtri

Negli anni siamo passati attraverso sempre gli stessi personaggi e ambientazioni: troll, flame, spam e chi più ne ha più ne metta. Siamo partiti dalle chat, dove nessuno aveva il controllo, ai forum dove sono comparsi i primi moderatori per garantire la qualità della discussione, ai blog dove siamo noi a decidere i commenti che possono andare online, fino ai Social Network dove attraverso una serie di filtri siamo in grado di visualizzare solo quello che più ci aggrada e stimola.

Un passaggio graduale, quasi darwiniano, dove chi stimola maggiormente la discussione con argomenti e spunti di qualità sopravvive.

Unfollow, Lock, Block, Hide…sono solo alcuni, ma che stiamo imparando a conoscere molto bene, i filtri sono potenti strumenti nelle mani e soprattutto nei click di chi li sa utilizzare, operando come un sapiente certosino della comunicazione online ognuno è abile e arruolato per creare il proprio orticello informativo essendo in grado di chiudere a chiave quello che disturba.

And the winner is…?

Per come mi immagino io un Social Network, voglio che rispetti al massimo quello che è insito nella sua natura. L’essere sociale deve essere una prerogativa. FriendFeed possiede ad oggi le giuste caratteristiche per essere sia il connettore che il trainante della socialità in rete. Focalizza in unico punto le attività dell’utente, considerato come particella di valore, indipendentemente dalla provenienza del suo contenuto e consente agli altri non solo di vederlo, ma anche di commentarlo, arricchirlo e condividerlo a sua volta.

E’ scremato dalle sciocchezze e giocosità che Facebook porta con sé attraverso le applicazioni, replica alla potenza i messaggi di Twitter e permette di uccidere il rumore istantaneamente.

Fino alla prossima feature, fino al prossimo social coso.

Verso casa, non mi vogliono far tornare

Sono in attesa dei vari upload tra video e foto reduci dal VeneziaCamp 2009 e ripenso a quanto accaduto al ritorno oggi pomeriggio. Freccia Rossa di Trenitalia semplicemente perfetto. Puntualissimo arrivo 20.25 in Centrale.

Abito in provincia di Milano, per fortuna un paese servito dalla metropolitana linea 2 facente parte del ramo Vimodrone — Gessate. Da quando sono nato sono stato testimone dell’incomprensibile scelta di ATM di creare un treno non solo per la direzione Cologno e Gessate, ma anche uno che terminasse la sua corsa anche a Cascina Gobba.

Ditemi voi l’utilità, visto che gli altri due si fermano comunque lì e sicuramente c’è più gente residente in 11 comuni rispetto un quartiere di Milano.

Ma torniamo a questa sera. Era da tanto che non prendevo la metropolitanta, l’utilizzo intensivo degli anni universitari era sempre stato accompagnato da un abbonamento e mai dall’acquisto di un biglietto.

Scendo le scale mobili e mi accingo ad acquistarne uno dalle macchine automatiche. E’ domenica sera e c’è molta coda intorno ad esse, non perchè ci sia più gente del solito, ma perchè metà di queste sono fuori servizio.

Arriva il mio turno. Abitando come dicevo in provincia, seleziono un biglietto interurbano zona 1, non capendo bene che differenza ci sia con le altre. Non ci penso tanto, ritiro il biglietto e lascio posto a chi dietro di me stava per eseguire la mia medesima operazione. Cerco di entrare, ma il tornello mi rifiuta il biglietto dicendo che non va bene.

Mi rimetto in coda alla macchinetta, acquisto un biglietto interurbano zona 1/2, mi sposto nuovamente al tornello. Niente da fare non si entra. Nel frattempo erano già le 21.00. Chiedo al controllore al gabbiotto, mi dice che ho sbagliato a selezionare, tra le decine e decine di selezioni avrei dovuto scegliere zona 1/2/3, ma testuali parole “Quelle cavolo di macchinette non ci capisce niente nessuno”.

E ci credo, perchè per comprare un normale biglietto per Milano centro esiste una voce sola, per andare fuori ne ho contate almeno 10.

Ma arriviamo al peggio. 21.01

Scendo alla banchina, sperando che il treno direzione Gessate arrivi in pochi minuti. Ma i primi 4 treni portano tutti a Cascina Gobba a distanza di 7 minuti l’uno dall’altro. Mi avvicino alla tabella degli orari e scopro di aver mancato il mio treno per 8 minuti. Prossimo treno per Gessate della domenica sera: 28 minuti dopo.

Ora, io capisco che la domenica sera non è minimamente paragonabile alla folla del lunedì mattina, che sarebbe probabilmente uno spreco di risorse, ma trovo inaccettabile che non venga garantita una corsa con maggiore frequenza, dato anche il piccolo problema di fine corsa accennato all’inizio.

Ho pensato subito a Venezia, che sì il biglietto costa 6.50€, ma non sono passati più di 6 minuti dal passaggio tra un vaporetto e un altro. E poi io mi lamento dell’accessibilità alla Rete. Morale ho chiesto ai miei genitori uno strappo da Cascina Gobba arrivando finalmente a casa alle 22.00. Inconcepibile se penso che disto 40 min di metro dalla Centrale.

La metropolitana di Milano ha tanto da rivedere nel prossimo futuro, purtroppo per noi non c’è alternativa, ma sarà sempre più indispensabile causa traffico e mi auguro possa sapersi reinventare per stare al passo coi tempi.

VeneziaCamp 2009: Day two

Finisce anche la seconda giornata iniziata con i peggiori presagi di temporale e proseguita con un sole splendido e un meraviglioso tramonto.

Mentre mi avvicino all’Arsenale incontro Elena e aprendo il Corriere Veneto scopro che Vincio è diventato per caso il nuovo Guru di Facebook…

Sono riuscito a fare un paio di live blogging questa mattina durante il BarCamp, per poi buttarmi nel girare video a più non posso a comiciare da MCC e il suo Web: Il Nuovo Mondo o cambi o muori! per poi passare a Gaspar vs Massarotto e infine Catepol e i suoi Superpoteri 2.0.

Ho provato la nuova Kodak Zi8 di Cimny, ma putroppo ho subito le perfide restriction di YouTube nel ridurre gli upload a soli 10 minuti. Ripiegato immediatamente su Vimeo che però con l’account free consente massimo 500mb, mentre la mezz’ora di Marco in 1080p hanno portato via ben 1.60 gb. Blip.tv mi è venuta in aiuto, sfiga ha voluto che mi si è piantato l’upload almeno due volte.

In albergo poi, il massimo di dati consentiti è 200 mega. Niente da fare per i contenuti video tutto rimandato a domani.

La giornata è volata, ho approfittato della bontà del buon ialla che mi ha fatto un mini servizio fotografico espressamente richiesto dal sottoscritto dal quale verrà estratta LA foto ufficiale del Contz online. Massarotto è stato scelto per essere candidato sindaco di Venezia e c’è già la lotta ad accaparrarsi il posto di assessore. Poken distribuiti a valanga da Gigi durante il BarCamp ed è stato, a dimostrazione della totale italianità dei blogger, il momento di maggior affollamento 🙂

Oggi è stato un successo, Gigi mi ha raccontato di circa 800 accessi soltanto nella giornata odierna, un lavoro eccezioanale. Illuminante la sua frase “Per essere Social ci vuole passione, non convenienza”. Tutto ovviamente contornato di porchetta!

Domani ultimo giorno, con la sessione pomeridiana che ospiterà nientemeno che David Weinberger, ma il networking delle ultime 48 ore è stato socialmente rigenerante, e ora cercherò di perdermi incontri simili il meno possibile.

VeneziaCamp 2009: Day one

A parte il secco disaccordo con Luca per il suo post riguardo al lancio, visto che ho vissuto la preparazione per arrivare a quello che lui ha cestinato con un post, questa mattina di buon ora sono partito alla volta di Venezia.

Arrivato intorno alle 9.00, molto freddo e quasi 1 ora per raggiungere il mitico Arsenale. Giornata di sciopero dei mezzi pubblici oggi in laguna, il che si traduce in uno stop non precisato dei tanti vaporetti.

Per fortuna un pallido sole ha riscaldato la mia piacevole passeggiata interrotta da altrettanto piacevoli intermezzi.

Inizia il VeneziaCamp 2009, prima giornata. Non è un luogo di soli blogger qui si respira aria di Pubblica Amministrazione 2.0. So bene dei problemi tecnici legati alla location, purtroppo l’Arsenale non garantisce al meglio la fruibilità audio, ma lo sforzo compiuto da Gigi e Andrea (detta così fa ridere lo so :-))è solo da applaudire.

Questa mattina mi sono imboscato nel Facebook Developer Garage visto che la sessione sulla Net Neutrality non è stata fatta causa sciopero lagunare e molti non sono riusciti a raggiungere il Camp per le 12.00. Nel pomeriggio invece ho seguito Marco Massarotto e la sua Comunicazione per la PA intervento poi dall’interessante approfondimento di Gigi Beltrame ed Ernesto Belisario sulle evoluzioni delle professioni sul Web sfociato poi in un’impegnata riflessione sui volti della PA (digitale e analogico) e il diritto d’autore 2.0.

Ho avuto finalmente modo di conoscere di persona Caterina, Gigi come ho detto, Rolando De Persio e incontrare Vincio, Cimny e Ialla con i quali abbiamo chiuso degnamente la serata nella pizzeria tipica di Venezia…Vesuvio!

Brillantissima la scelta di Gigi di cenare fuori sotto il diluvio all’urlo “Per Cogo ogni buco è fotografia!” :-). Domani si fa sul serio con il BarCamp vero e proprio. Serata divertentissima che mi fa riflettere sua quanto mi piacerebbe poter partecipare con maggiore frequenza a incontrare gente come voi, alla faccia del “Camp è morto”.

Ho purtroppo lasciato il cavo della videocamera a casa, cerco di scroccare da qualcuno domani. Speriamo in una giornata di sole e di krumiri!

ps. Un grazie a Delymyth per il Poken, oggi è stato usato a sproposito e con tutti!!!