La mia New York

Un rumore inarrestabile, un brusio a bassa frequenza pronto a sobbalzare verso l’alto ad ogni accelerata di un SUV o a un clacson suonato da qualche tassista della penisola indiana.

New York è possibilità. E’ il simbolo più vicino a noi di quella speranza di cui tutti avremmo bisogno. Ce la si può fare, basta volerlo e basta vederlo, in ogni angolo della città. Lei è di tutti e non sarà mai di nessuno, è la torre di babele dei giorni nostri, il posto dove senti parlare italiano più di Firenze, e se non sei americano non importa a nessuno, tanto un modo per farti capire lo trovi.

Ora, quando uno va in un posto così, scatta fotografie anche dei tombini, ma quando ho caricato la reflex prima di partire ho pensato piuttosto a voler raccontare una storia, seppur breve.

Questo è quanto ho caricato su Flickr. Dentro ci sono gli odori e i suoni di qualcosa di instancabilmente esagerato, in continua ricerca di qualcosa di più grande, la vetta più alta che possa toccare il cielo o la galleria più profonda per passarci attraverso.

Ah si, dimenticavo…

Una delle cose più buffe è stato vedere il conducente della metropolitana a circa metà dei vagoni e fermarsi in un preciso punto. Non sapendo come mai, ho trovato questo divertente video che li prende anche un po’ in giro.

Fateci caso se ci andate.

Qualsiasi persona conosciate che ci è stato almeno una volta si affretterà a consigliarvi un posto dove mangiare, specialissimo e sconosciuto. Fidatevi dell’istinto e delle vostre papille gustative. Io posso solo suggerire un posto conosciuto, con tanta gente, ma poca attesa e personale cordiale. In breve, il miglior hamburger mai mangiato in vita mia: Bill’s Bar & Burger.

Non è necessario condividere lo spirito statunitense per volerla visitare, vi basta solo esser pronti per incontrare il resto del mondo, l’esagerazione mai volgare, il diverso e voi stessi.

Buon viaggio.