Ventiventi

Gli anni mi sembrano scivolare tra le dita come acqua e sapone. Questi 12 mesi sono stati un lampo durati una frazione di secondo durante la quale è successo di tutto. Tanti ricordi da custodire che ho paura di perdermene qualcuno.

364 giorni fa ho iniziato un esperimento, non tanto una sfida, ma più capire se fossi riuscito a postare almeno una cosa al giorno. A condividere non tanto per il gusto di farlo, quanto perché avessi effettivamente qualcosa da dire. Ce l’ho fatta, e devo ammettere essere stato difficile. Non tanto perché non ci fosse nulla da dire, ma perché spesso non sono stato in grado di ritagliarmi il tempo necessario per farlo.

Tant’è non è passato un giorno senza riuscire a pubblicare. Il che mi fa estremamente piacere, ma dall’altra parte mi pone di fronte alla necessaria decisione di rinunciare a farlo nel 2020. Il perché è molto semplice, quest’anno formerò ufficialmente una famiglia sposandomi con l’amore della mia vita e come spesso si sente dire organizzare un matrimonio non è cosa da poco. È estremamente divertente, ma se non dedichi il tempo dovuto, come ogni cosa, non può finire bene.

Perciò farò il possibile, ma non prometto nulla.

Odio i buoni propositi e non credo di aver mai fatto una lista in vita mia, nel 2020 però voglio ripromettermi di leggere più libri e finire tutti i videogiochi che ho in ballo. E siccome il tempo è limitato, per l’appunto, rinuncerò a qualche post in favore di altro.

Qui trovate le precedenti edizioni 2018, 2017, 2016, 2015, 2014, 2013

Come consuetudine, un bigino dei post più significanti del 2019 e il riassuntino degli anni precedenti.

Quest’anno ho volutamente riposato poco. Ho tante ferie arretrate, ma che potrò utilizzare nel 2020 per un paio di mete decisamente meritevoli.

Qualche indizio?… No non posso. Lo scoprirete tra qualche mese.

Fluxes. Puntata 7

Ieri sera, di ritorno da una cena, per la prima volta dopo tante settimane il cielo era stranamente terso con una bellissima stellata.

E così, un po’ dal nulla, una stella cadente.

Ci guardiamo basiti e estremamente felici, lo stupore di qualcosa di inatteso.

Non sapevo esistessero fenomeni simili anche in inverno. Eppure, si intensifica l’attività delle Geminidi.

Un fenomeno minuscolo ai nostri occhi, enorme nel momento in cui è successo.

Fluxes. Puntata 6

Ieri mattina sono andato con il mio migliore amico, nonché testimone, a ritirare il mio abito di nozze. Sono solo 173 giorni in anticipo, forse un po’ troppo, ma mi piace fare le cose con calma e arrivare preparato alla meta. Tutto liscio, non fosse per quel paio di kg recuperati in un mese, rispetto alla prima prova.

E mentre ieri lo indossavo e tiracchiava un po’ da tutte le parti ho pensato due cose: non vedo l’ora che arrivi il 7 gennaio per porre termine a tutte queste mangiate che con la scusa del Natale ti obbligano a presenziare e che sempre da gennaio dovrò controllare il mio regime alimentare per i prossimi mesi.

Riflettevo anche su un’altra cosa, qui sotto ben riproposta dai sempre più rari post di Mushin, mentre mi guardavo allo specchio. Gli ultimi 3 sono stati mesi senza praticamente riposo sotto ogni punto di vista, ma più di tutti quello mentale.

Tuttavia mi hanno lasciato in eredità una grande lezione. Non posso risolvere tutti i problemi e le situazioni negative che mi circondano. Benché mi tocchino spesso da vicino, devo imparare a conviverci, ma soprattutto a non farmene una colpa quando non è così. Pur deludendo o facendo rimanere male chi mi è vicino.

Mi hai mostrato che probabilmente non è affatto vero che qualsiasi problema abbia una soluzione, ma se stringi la mano giusta puoi sentirti meno smarrito. Ed è in questo gesto semplice come l’acqua che si addensa l’essenza dell’amore, molto più che in tutte le belle parole che inebriano come il vino.

E dunque, sì, anche io ho imparato a stringere più forte le mani di chi mi vuole supportare e sopportare. La vita sembra meno dura e questo mi basta.

Xbox Serie X. La prossima Xbox

Con una mossa un po’ a sorpresa Microsoft ha annunciato la sua prossima console attraverso questo trailer durante la serata dei Game Awards.

Una mossa d’anticipo, come una mossa di una partita di scacchi che si rispetti. L’attacco è la miglior difesa si dice, speriamo possa essere così anche per il futuro di Xbox.

Personalmente amo questo design monolitico, molto pulito e asettico, difficilmente adattabile alla stragrande maggioranza dei mobili casalinghi italiani, ma Microsoft ha già confermato la possibilità di utilizzarla anche da sdraiata.

Le promesse sono molte e importanti:

From a technical standpoint, this will manifest as world-class visuals in 4K at 60FPS, with possibility of up to 120FPS, including support for Variable Refresh Rate (VRR), and 8K capability. Powered by our custom-designed processor leveraging the latest Zen 2 and next generation RDNA architecture from our partners at AMD, Xbox Series X will deliver hardware accelerated ray tracing and a new level of performance never before seen in a console. Additionally, our patented Variable Rate Shading (VRS) technology will allow developers to get even more out of the Xbox Series X GPU and our next-generation SSD will virtually eliminate load times and bring players into their gaming worlds faster than ever before.

We are minimizing latency by leveraging technology such as Auto Low Latency Mode (ALLM) and giving developers new functionality like Dynamic Latency Input (DLI) to make Xbox Series X the most responsive console ever. Xbox Series X is also designed for a future in the cloud, with unique capabilities built into the hardware and software to make it as easy as possible to bring great games to both console and elsewhere. Xbox Series X will deliver a level of fidelity and immersion unlike anything that’s been achieved in previous console generations.

La novità più importante di tutte, al di là di una potenza computazionale di 4 volte superiore all’attuale Xbox One X è la presenza di un SSD, così da dimezzare praticamente i tempi di caricamento. Da approfondire le poche righe sul cloud e in cosa si traducano, anche se in parte già lo sappiamo attraverso il lancio di Project xCloud.

Bene la retrocompatibilità su tutte e 3 le generazioni precedenti. Benissimo il mantenere il gamepad uguale a se stesso senza snaturarne l’anima ergonomica, ma aggiungendo solo un tasto sharing.

Ok, ad oggi è sono un manifesto muscolare di una potenza ancora inespressa e che mi auguro non si limiti soltanto a un mero “aggiornamento” grafico nella direzione del fotorealismo. Ma c’è un punto davvero incomprensibile, e per me leggermente insopportabile: la scelta del naming.

Xbox Serie X complica nella mente del gamer la riconoscibilità. Ok è una Xbox, ma perché non darle un nome differente dalle precedenti? La presenza della parola “Series”, poi, lascia presagire la possibilità di differenti modelli immessi sul mercato?

Di certo si poteva fare di più sotto questo aspetto.

In attesa di conferme, ma c’è ancora un anno di tempo prima che arrivi sul mercato.

Stadia. La recensione

Considerazioni preliminari

Nel parlare di Google Stadia secondo me bisogna fare innanzi tutto una doverosa premessa. L’esperienze del recente passato ci portano naturalmente a paragonare questa piattaforma con quanto oggi esistente sul mercato. Utilizzando quest’ultimo come metro di paragone per analizzare quanto proposto da Google.

Secondo me invece ci si dovrebbe totalmente discostare dal pianeta PC e console, perché qui si sta giocando una partita alquanto differente.

Stadia non è una console, non è un PC e non ha una forma hardware se non il suo controller ufficiale. Stadia è un servizio, è una commodity, è la smaterializzazione dello strumento videoludico con l’idea di potervi accedere in ogni luogo del globo, con due soli must: una connessione superiore alla media e uno schermo.

Il servizio

Con queste doverose premesse si può partire con l’analizzare il servizio. Niente di più sbagliata la definizione “Il Netflix del videogioco”. Stadia è una piattaforma che sfrutta sì lo streaming come leva comunicativa, ma il suo modello di business si basa sull’acquisto dei singoli videogiochi e un abbonamento mensile che consente di avere una risoluzione 4K, avere giochi a prezzi scontati e un paio di giochi a disposizione che usciranno da catalogo in un determinato momento.

Una volta aperta la confezione, installato il Chromecast Ultra, la configurazione tramite app è abbastanza snella. Prima pecca: è necessario avere un account Gmail non business per poter accedere al servizio. Non avendone ho dovuto crearne uno ad hoc.

Superato questo primo scoglio, ci si avvia facilmente alla scelta del nickname. Per chi come me aveva fatto il pre-order dell’edizione “Founder” ha potuto accaparrarsi un nickname decente, incomprensibile la scelta invece per chi ha acquistato un’edizione “Premiere” dove accanto al nickname ci sono delle cifre anticipate da un #.

Seconda pecca non da poco. Finito anche questo passaggio si è praticamente pronti a giocare. Con un abbonamento PRO, sopra citato, si ha la possibilità di giocare immediatamente a Destiny 2 e a Samurai Showdown. Per fare un po’ di test ho anche acquistato la sola esclusiva Stadia per il momento: Gylt.

Andando al sodo: Ho una connessione internet tramite SIM con Lundax. Il che vuol dire che nei momenti migliori della giornata, ovvero quando la cella accanto casa è meno satura raggiungo anche i 130Mbps, mentre nei momenti peggiori arrivo anche a 35Mbps. Connessione più che sufficiente a dover reggere fluidamente i 1080p di risoluzione.

Devo ammettere di non avere avuto particolari problemi di lag, soprattutto con Destiny 2 nelle fasi single player, idem su Gylt. Ho avuto tanto lag in diverse occasioni invece sulle fasi di multiplayer di Destiny 2 benché il servizio mi segnalasse di essere in possesso di una buona connessione.

Mi hanno parecchio impressionato positivamente i tempi di caricamento. Essendo un avido giocatore di Destiny 2 su Xbox One X, questo sì l’ho potuto prendere come metro di paragone, la differenza è notevole. Su Stadia si entra in gioco e si partecipa alle sessioni multiplayer molto più velocemente, probabilmente perché la capacità computazionale necessaria è demandata in toto ai server di Google. Tuttavia qui c’è da fare un plauso sul lavoro svolto.

Imparagonabile e abbastanza imbarazzante invece il comparto grafico e il frame rate (nonostante dall’app mobile avessi cambiato le impostazioni per permettere a Stadia di adattarsi autonomamente alla risoluzione migliore e non lasciando attivo il 4K forzato). I cali sono evidenti. Stadia cerca costantemente la migliore risoluzione e “scala” in meglio o in peggio a seconda della soluzione. Risultato? Frame rate molto carente e visualizzazione piuttosto pixelata in molte fasi di gioco.

Il gioco risulta ingiocabile o arreca frustrazioni in termini di prestazioni? No. Ma di certo non è indicato per i gamer professionisti. Sebbene il time response tra pad e azione sia buono, purtroppo quando c’è un calo di frame e un lag dovuto alla connessione la risposta a video arriva con un ritardo imbarazzante inficiando una potenziale azione di gioco a nostro favore che così invece va a farsi benedire. Provate a pensare a questa cosa in un gioco multiplayer dove la risposta tra pad e tv deve essere immediata e può essere questione di vita o di morte del vostro personaggio.

Conclusioni

Non mi sono dilungato molto sul descrivervi il servizio. In primo luogo perché ci sono recensori molto più bravi di me, ma cosa più importante reputo essere un prodotto che meriti un test molto personale. La velocità di connessione è una importante discriminante, ma è praticamente il solo parametro necessario per giudicare se sia adatto a voi oppure no ( qui potete testarla).

In questa fase di soft-launch Google non ha implementato ancora nessuna funzionalità di sharing su YouTube mentre si sta giocando, non ha implementato nessuna dinamica di pointification, non ha arricchito nessun aspetto riguardante i singoli account. E questo è un male di per sé, perché non vi è al momento nessuna ragione o elemento distintivo per preferire Stadia al resto delle offerte sul mercato.

Tuttavia mi sono fatto una mia personale opinione. Stadia non è per tutti, Stadia non è per i pro gamer senz’altro, e non vuole andarsi a prendere nessuna fetta di mercato pre esistente. È una cosa diversa, nuova, è una spinta di innovazione di un settore ancora ancorato ai blue-ray fisici e che dovrebbe prendere questa direzione. Purtroppo la promessa e la premessa sulla quale si fonda non può ad oggi essere ancora soddisfatta. Le connessioni internet nella maggior parte dei casi fanno ancora troppo schifo per supportare un servizio del genere, ed è un peccato, perché in linea teorica questo dovrebbe il futuro del gaming. In linea teorica ovvio.

La potenza computazionale del client al momento però è il solo modo per sopperire a delle connessioni inefficienti e inadatte a sfruttare un servizio del genere. Chissà forse con il 5G funzionerà meglio, o con una fibra 1Gbps si potrà godere di tale rivoluzione.

Rivoluzione al momento stroncata. Un po’ per colpa di Google stessa che non ha messo sul piatto niente di innovativo se non la piattaforma stessa. Presentarsi al lancio al pubblico con un solo gioco in esclusiva e quelli presenti a catalogo già vecchi di mesi non scalda i cuori. Un po’ per colpa delle infrastrutture che azzoppano il sogno di un gaming disintermediato da un hardware fisico in ogni casa.

Se si tengono a mente queste doverose premesse e conclusioni, Google Stadia è una piacevole sorpresa e intrattenimento, ma se qualcosa non cambia nel breve-medio periodo in termini di esclusive, coinvolgimento di gamer in termini di community o vanity/pointification credo che i miei due pad Founder Edition accumuleranno una bella quantità di polvere.

E voi ci avete giocato? Impressioni?

Fluxes. Puntata 5

+ Trovare qualcuno che faccia camicie su misura di questi tempi è un’impresa piuttosto facile. Quando però la camicia inizia ad essere difforme dall’ordinario, allora sembra che nessuno sia più in grado di realizzarla. Nemmeno le boutique di Monte Napoleone. Beh non posso svelare troppo, ma con un po’ di conoscenze sono riuscito finalmente a trovare qualcuno che possa realizzarla per l’occasione che sapete.

+ Ultimamente faccio fatica a trovare il tempo per poter scrivere quanto, come e di cosa vorrei. Sto facendo i salti mortali, ma ad ogni modo il blog continua ad essere aggiornato, spero di concludere l’anno completando l’obiettivo datomi l’1 gennaio 2018.

+ Ho iniziato Death Stranding e per ora mi sta coinvolgendo come solo le opere di Kojima sanno fare. Ho finalmente ricevuto il codice di benvenuto di Stadia e anzi se mi cercate il mio nickname è ovviamente Contz come su tutte le altre piattaforme. Il vero problema è che ancora Google non mi ha ancora spedito i controller della founder edition. Spero nel weekend di riuscire a testarlo. Altrimenti mi butterò su Shenmue 3.

Fluxes. Puntata 4

Stasera vi scrivo da Cannes. Starò qui fino a venerdì per il Mapic 2019. Rispetto all’anno scorso si prospetta una settimana fredda e piovosa.

Ieri ho iniziato finalmente Death Stranding e come sempre mi capita devo attendere un’altra settimana prima di poterci mano di nuovo. Mi domando quando si potrà finalmente avere un progetto come xCloud in modalità mainstream e potersi giocare qualsiasi titolo davvero ovunque ci si trovi.

La frammentazione delle piattaforme talvolta è una rovina per il consumatore finale. Tipo la sera dopo cena avrei saputo come occupare il tempo in modo produttivo 🎮.

Ad ogni modo qui nel sud della Francia la specialità è il pesce crudo, una gran fortuna visto che sabato avrò la prova abito nuziale. A proposito di abiti… Meglio mettersi un po’ in forma.

Fluxes. Puntata 3.

+ Ho aggiunto la sezione tag nella pagina archivio. Così tanto per non farci mancare nulla, per tornare all’argomento di ieri ripreso anche da Alessio nel suo blog. Non mi interessano tanto i numeri di visite o di lettori del mio blog, mi interessa fare rete, mantenere vivo questo sistema di interconnessioni che, almeno nel mio piccolo, mi permettono di crescere e di conoscere persone, pensieri, concetti, realtà sconosciute. E mi piace.

+ Il test con Lundax a casa procede bene. Ho trovato il punto ottimale dove posizionare il mio fidato FRITZ!Box 6890. Ho di media sempre una connessione superiore ai 50Mbps con punte assurde di 130 al mattino e alla sera. Devo continuare con i test però, a volte la connessione crolla se la cella è troppo piena, successo per fortuna pochissime volte, devo capire se acquistare o meno un’antenna in più per potenziare il segnale e drenare tutto il drenabile da questa connessione inventata da zero. Per ora sono più che felice, sono entrato nel nuovo millennio pure io. E finalmente riesco a vedere contenuti in 4K da Netflix. Mica cotiche..

Nuovi lettori per blog vecchi

Se sei tra i lettori frequentatori da qualche anno, allora saprai bene che l’ argomento blog mi interessa parecchio. Di tanto in tanto trovo spunti di riflessione sull’argomento, affascinanti e che meritano la ricondivisione.

Ad esempio, la blogosfera dovrebbe adattarsi a un pubblico differente rispetto a quando è stata pensata. Chi oggi si sognerebbe mai di cliccare su un tag per approfondire un argomento specifico?

But this is not typically how readers read blogs. Not many people read this blog, but those who do typically just read the most recent posts — three days back, max. I add links to earlier posts, but almost no one clicks on them. People don’t click on tags either.

And I think that’s because we have all been trained by social media to skim the most recent things and then go on to something else. We just don’t do deeper dives any more. So one of the things I want to be thinking about is: How can I encourage readers of my blog to seek some of the benefits that I get from it?

I am still hoping for a Blogging Renaissance, but lately I’m thinking that one necessary element of a true renaissance will be to get the readers of blogs on the same page as the writers. Everyone who writes a blog for a while knows that one of the best things about it is the way it allows you to revisit themes and topics. You connect one post to another by linking to it; you connect many posts together by tagging.

Tuttavia, nel mentre si aspetta una “riforma” delle piattaforme CMS, i creatori di contenuto devono e possono darsi una mossa. È tremendamente facile aprirne uno e non ci sono scusanti.

Brent Simmons is right: It’s weird to see people bemoan the decline of blogging and do it on Twitter. You can blog! You can blog for free if you want! (Though the best options require a few bucks.) Get over your social-media Stockholm Syndrome and start doing the thing you know is better. Cross-post to Twitter or Facebook if you must, but own your turf and tend your garden. Now that you can register your own domain name at micro.blog you have no excuse: it’s easy-peasy.

E se non sei un creatore, ma un avido lettore di contenuti di qualità, anche questo spunto è saggio e merita menzione. Perché dare spazio a tanta spazzatura social quando si possono trovare gemme nascoste?

Here’s the thing: there are good blogs to read. Some old ones are gone, but new good ones are created all the time.

And there are good RSS readers which you can use instead of (or in addition) to Twitter and Facebook.

And — most importantly — nothing is stopping you from writing joyfully and creatively for the web! You can entertain, you can have fun, you can push the boundaries of the form, if you want to. Or you can just write about cats as you develop your voice. Whatever you want!

There are plenty of great places for it. (I quite like Micro.blog, personally.)

You choose the web you want. But you have to do the work.

A lot of people are doing the work. You could keep telling them, discouragingly, that what they’re doing is dead. Or you could join in the fun.

Again: you choose.

Fluxes. Puntata 2.

+ Oggi ci sono due piccoli motivi per gioire. Due tra le mie band preferite hanno deciso di ritornare a suonare insieme dopo un sacco di tempo. Rage Against The Machine e My Chemical Romance. Il tutto avverrà nel 2020 e a quando capisco al momento solo per delle esibizioni live, sperò vivamente possa essere l’incipit di nuovi album. 
Beh, ovvio, sempre in attesa di qualcosa da parte dei Limp Bizkit.

+ Aggiornamento rete: La SIM Tim sembra tenere bene. Il ping è sempre sotto i 25ms e la rete ha una forchetta di 30Mbps a 90Mbps dipende dal momento della giornata e da quanto la cella qui vicino a casa è intasata. Ho completamente ripensato l’impostazione della rete di casa grazie ai consigli di gioxx e del modem FRITZ!Box 6890 LTE. Da qui a cascata sto innestando pian piano altri prodotti AVM per poter essere coperto tranquillamente. Il test durerà più o meno un mese e se tutto va come spero staccherò definitivamente Fastweb e utilizzerò soltanto Lundax.

+ Sono impaziente di provare Death Stranding. La stampa specializzata ne parla un gran bene e sono in trepidante attesa dell’uscita. Il problema è avere il tempo di giocarlo, dato che la settimana successiva all’uscita sarò in trasferta una settimana intera. In generale il periodo non è dei migliori per potermi dedicare ai videogiochi. Organizzare il matrimonio è divertentissimo, ma è come un secondo lavoro in termini orari, ma si sa i dettagli sono fondamentali e noi non vogliamo perdercene nemmeno uno. I videogiochi sono lì al caldo ad aspettarmi, prima o poi, pronti per essere gustati.