Dentista e codice

Ieri sera sono andato dal dentista. Ho scoperto di chiudere troppo forte i denti durante la notte. Dovrò mettere un bite, perciò mi ha preso le impronte e presto arriverà un nuovo compagno di gomma per sfogarci dentro tutta la mia forza mascellare.

Così come ogni altra volta in cui mi sono seduto su quella poltrona, mi sono sempre domandato se anche a tutti voi facessero così schifo quelle cartine argentate che utilizza per comprendere se la chiusura mandibolare sia corretta e dove il dente superiore poggi rispetto a quello inferiore.

È di un gusto metallico improponibile. E ogni volta mi chiedo come non siano ancora riusciti ad inventare un’alternativa al gusto menta, chessò al cocco e rhum. Qualcosa di esotico. Quasi sicuramente dovrai sentire male, almeno qualche forma di sollievo sarebbe gradita.

Tant’è, mentre lui faceva le sue cose nella mia bocca, guardavo fisso il controsoffitto fatto a cassettoni, quelli rimovibili, dove all’interno di solito nei film ci nascondono i soldi, ma poi quando arriva il momento di ritrovarli chissà perché qualcuno se li è portati via. E li ho iniziato a scambiare le righe verticali di quei pannelli con il codice sorgente di Matrix, immaginandomi in realtà fosse quello del mio blog e la difficoltà a cui dovrei andare incontro per trasferirlo altrove.

I miei test continuano, ma ho come il presentimento di non muovermi da qui tanto presto.