Zombie e zombetti

Leggendo il post di Massimo sono atterrato sull’articolo “ Noi e gli zombetti “.

Una distruzione senza se e senza ma della generazione z. Ma anche di quella subito precedente, incapace di impartire le dovute lezioni ai giovani d’oggi, un treno in corsa senza freni dritto verso lo schianto.

Gli zombetti sono la prima generazione della Storia di figli deprivati dell’amore genitoriale. Sono l’effetto della scomparsa di quell’istinto naturale che nel mondo animale, e fino a qualche tempo fa anche tra i mammiferi bipedi e raziocinanti, lega visceralmente le generazioni. Ma se i genitori non possono o non vogliono occuparsi di loro perché troppo occupati a postare i propri selfie su instagram o a cercare nuove avventure su tinder, ma anche perché stritolati da un mercato del lavoro sempre più crudele e spietato, chi si occupa degli zombetti? In un tempo non troppo lontano si auspicava (allora forse giustamente) l’uccisione del “padre”. Oggi che il padre (e la madre) si sono suicidati, chi fa le loro veci?

Non sto a sindacare e nemmeno a giudicare il contenuto di questo post, dai toni catastrofici e sin troppo sensazionalistici. Mi piacerebbe innanzitutto sapere cosa ne pensano le due generazioni, la prima additata di essere troppo lontana dall’attualità, quando in realtà ci vivono dentro e ce la insegnano quotidianamente, ma anche e soprattutto la seconda, quella più vicina alla mia età e sapere se tutti come scritto siano davanti a uno smartphone a scattarsi selfie tutto il giorno. Io penso invece siamo qui tutti a lottare per il nostro futuro, costruirlo e preservarlo, a colpi di fatture e pagamento di bollette e tasse con il miraggio di una pensione che si tinge di contorni sempre più offuscati.

Mi piacerebbe sapere in cosa differisce la dieta mediatica odierna rispetto a quella di 35 anni fa. Dove veniva trasmetto Ken il Guerriero all’ora di pranzo con teste che esplodevano ogni 3 minuti, con videogiochi come Street Fighter e poi via via molti altri che potrei citare come Doom, Duke Nukem etc. in cui la violenza era l’ingrediente principale.

Per il resto del tempo, gli zombetti crescono allevati dagli influencer di youtube, dal porno estremo e dai videogames iperrealistici di guerra. Tutto ciò ha delle conseguenze: l’esposizione eccessiva al bombardamento casuale e ininterrotto di immagini sin dai primi anni di vita altera la percezione della realtà, causando un’incapacità cronica nel mantenere la concentrazione per più di pochi secondi; la dipendenza dai cellulari e la precarietà sentimentale dell’ambiente familiare anestetizzano le emozioni, annientano la curiosità, uccidono lo stupore;

Sinceramente vedo genitori faticare e non poco nel tenere il punto con i propri figli, ma ce ne sono e sono tanti. Preferire un libro o un gioco da tavolo a piazzare uno schermo davanti a un ragazzo/a è una scelta. Consapevole e responsabile. Così come decidere di limitare l’utilizzo di qualsiasi console è una responsabilità genitoriale ed è possibile.

E generalizzare, senza conoscere, senza essere vicino alle storie personali di ciascuno di quei ragazzi che questa persona descrive è sparare demagogia e fumo negli occhi di chi legge.

Infine, la cosa più ridicola dal mio punto di vista è il paragrafo successivo. Prendersela con la tecnologia e scrivere un’invettiva dove? Online. Il paradosso totale.

Sono considerazioni poco apprezzate di questi tempi, ma bisogna pur riconoscere una volta per tutte che l’evoluzione non è sempre positiva. E quella provocata in tempi rapidissimi da uno sviluppo tecnologico scriteriato e tremendamente invasivo, animato dalla sola logica del profitto, è angosciante e disastrosa.

Forse approfondire l’argomento, anche a livello scientifico, non sarebbe male.

Per altrettanti ragazzini intenti a girare con una cassa bluetooth, musica astrusa, e vociare molto elevato ne esistono altrettanti preoccupati per il loro futuro e quello del pianeta, chiusi in casa chini sui libri. E poi chi ci dice che non siano gli stessi e non due fazioni separate?

Generalizzare è sempre pericoloso, sentenzia e fotografa una realtà non effettiva e alimenta stimoli e percezioni negative sopite facendole diventare convinzioni sbagliate di cui ci tocca subirne tutti le conseguenze.