Perderemo tutti qualcosa

È il quarto giorno, credo, che anticipiamo la sveglia di un’abbondante mezzora. E nonostante si possa pensare sia l’ansia della situazione, è invece l’inizio della stagione delle tortore. Un supplizio, un lamento costante come cita Wikipedia, più martellante di qualsiasi altra sveglia.

Restiamo qualche minuto ad occhi aperti, nel silenzio del mattino, identico a quello della sera. E se prestiamo bene ascolto il solo tappeto sonoro udibile è quello delle ambulanze. Non credo di averne sentite così tante come in queste settimane, e sì che siamo un paesino di 9.000 abitanti, eppure il panico e la paura uccidono più della spada.

Quando esco con il cane non sento altro, al di là di qualche bambino urlante dal proprio giardino, qualche impavido giardiniere o l’abbaiare di altri cani, ricorderò questi giorni come un costante sfrecciare di sirene.

Un suono acuto che il più delle volte ha il sapore della perdita.

Ci sono molte cose che ci verranno tolte a causa del Covid-19. È ancora presto, forse troppo presto, perché la maggior parte di noi abbia perso una persona cara, ma quelle perdite per alcuni arriveranno. Sembra inevitabile stando ai numeri.

È ancora troppo presto forse per alcuni luoghi (bar, pub o ristoranti preferiti), che una volta sentivamo come casa, per essere chiusi per sempre. Ma anche in questo caso, sembra l’unica strada percorribile per alcuni impossibilitati a riaprire e rialzarsi in poco tempo.

Alcune perdite stanno succedendo proprio ora e siamo bloccati in casa a vederle accadere. Persone in procinto di perdere il loro lavoro, i matrimoni posticipati, i viaggi annullati, gli amici che dicono ad altri che per un po’ dovranno relazionarsi soltanto attraverso uno schermo sugli schermi.

Ma in generale ho paura stiamo perdendo l’accettazione dell’altro.

Al momento mi sembra però che la nostra perdita certa sia la perdita della capacità di guardare avanti a qualsiasi cosa diversa dalla fine del virus. Ci si prova a concentrarsi, sulla ripresa, su cosa fare di nuovo o diverso non appena tutto questo finirà, ma senza sapere quando, risulta tutto tremendamente complesso.