Manteniamo le distanze

Quando l’altro giorno parlavo di perdita, ponendo infine l’accento sulla perdita dell’accettazione dell’altro, mi riferivo a come queste distanze fisiche, sì colmate dal digitale, ci allontanano però talvolta dal rimanere umani. O forse la situazione sta soltanto accentuando il modo d’essere di talune persone.

C’è una specie di rinascita del romanticismo da balcone. Abbiamo visto e letto tutti di concerti e canti improvvisati alle 18. Di chi si diverte a correre e chi decide di denunciarli. Di chi punta la sveglia alle 5 di mattina per trovare posto sulla consegna a casa della spesa o lo fa per essere il primo della fila all’apertura del supermercato.

Io posso parlarvi delle mie esperienze, di quello che vivo io girando quei pochi minuti al giorno con il mio cane attorno al quartiere vicino casa. E senza andare troppo lontano il segno tangibile di questa distanza l’ho vissuto oggi a pranzo.

Puliamo il tavolo per mangiare in terrazzo vista la giornata piacevole e due strizzate di straccio hanno prodotto un rivolo d’acqua che purtroppo è finito nel giardino della vicina di sotto. Saranno passati non più di 5 minuti e suona il campanello, apro e non c’è nessuno. Mentre sento la porta di sotto chiudere, vedo appeso un bigliettino con su scritto che siamo pregati di non gettare acqua dal balcone.

L’istinto, lì per lì, mi stava portando ad andare di sotto e citofonare per un confronto civile, ma poi ho compreso la motivazione del bigliettino e la totale assenza di volontà di parlarsi fisicamente. Allora ne abbiamo scritto un altro a nostra volta, scusandoci e glielo abbiamo appeso alla porta.

Ora, abbiamo passato poi più di due ore sul balcone e non si è visto nessuno nel giardino di sotto, anche solo per scambiare due parole, per far capire che, in fondo, non era successo nulla e ci dispiaceva se qualche goccia d’acqua avesse potuto produrre tanto astio e angheria.

Eppure. Eppure è solo l’inizio della fine.

Chi per natura era ed è generoso e di buon cuore lo sarà ancora di più una volta finito tutto questo, chi invece si è sempre voluto vendicare anche solo del proprio vicino di casa peggiorerà il suo malessere e, anzi, utilizzerà tutta questa situazione come scusante per poter fare di peggio.

È una sensazione, personale, e spero tanto di sbagliarmi. Ma oggi, forse per la prima volta, inizio a capire chi continua a ripetere: cambierà tutto una volta finita.

Ci siamo dentro tutti, però, in questa barca poco spaziosa e con una destinazione sconosciuta anche a chi è al timone. Il minimo che possiamo fare è rimanere nel posto assegnato e aiutare chi non ce la fa a rimanerci.