Quarantena. Stagione 2.

Cerco di stare il più lontano possibile dai social per la quantità di ignoranza e di boccaloni allucinante, in grado di credere a qualsiasi panzana. Ho tagliato i capelli a Noemi e lei ha tagliato i miei. Abbiamo persino tirato fuori Trivial Pursuit. Ordinato l’acqua in vetro per non dover uscire di casa. Battuto solo strade di campagna per evitare il contatto con il mondo per portare fuori il nostro cane.

Finalmente riesco a stare seduto fuori in balcone al sole a scrivere e lavorare con Spotify in sottofondo. Oltre alle ambulanze e ai cani si è intensificato il via vai dei trattori delle cascine adiacenti, intenti a preparare i terreni qui affianco per le coltivazioni dei prossimi mesi.

Sarà che da venerdì oltretutto è disponibile la nuova stagione de La Casa Di Carta e la stiamo divorando come nostro solito. Sarà come tutta questa faccenda viene gestita, comunicativamente parlando, ormai appare sempre più chiaro di trovarci dentro una serie a puntate — la conferenza stampa delle 18, il premier Conte che ogni tanto se ne esce fuori con un nuovo singolo e afferma la suddivisione in tre fasi per il nostro ritorno alla normalità — di cui nessuno sa bene il finale, né come scriverlo.

Perché gli autori non si sa chi siano e alle parole purtroppo non seguono i fatti. Anzi, solo bugie.

Da oggi parte ufficialmente la seconda stagione, perlomeno qui in Lombardia. Hanno lasciato la scrittura a degli sceneggiatori di bassa categoria purtroppo. E non solo ci ritroviamo l’obbligo — più che sacrosanto — di dover uscire da oggi in poi con una mascherina, ma quest’ultimo può essere ridicolmente soddisfatto anche da una sciarpa.

A voi le debite conclusioni sull’utilità di una misura del genere, benché sembri che la copertura del volto (fatta bene ovviamente) possa essere un buon deterrente alla diffusione del virus.

E questo non è che un piccolo tassello del cortocircuito. Da un lato i media diffondono un flebile miglioramento di giorno, con pronta smentita la sera, dall’altra la pazienza di tutti messa a seria prova, il sole e l’incertezza spingono tanti a voler uscire dall’uscio di casa.

Tanto una sciarpa è sufficiente.
E perché, diciamocelo, ancora per quanto si può andare avanti in questo modo?

L’Italia non può reggere ancora per molto. Di mascherine non ce ne sono abbastanza per tutti e nonostante le immagini dei telegiornali ci dicano il contrario, sono praticamente introvabili. Se non si lavora non si guadagna, se non si guadagna non si mangia. Le misure del governo non sembrano essere sufficienti per il sostentamento di tutti. E quando le persone inizieranno a sentire forte la fame, allora sì saranno guai. Altro che sciarpe.

Purtroppo siamo una barca in tempesta, i timonieri si susseguono come in un provino di X-Factor e siamo più preoccuparti di cosa fanno le barche attorno a noi, piuttosto di salvare il nostro equipaggio e tutti i passeggeri.

In attesa del miracolo Pasquale o di un vaccino in grado di calmare le acque.