La Molisana. Una storiaccia per chi non vuol andare oltre al titolo

Pasta e comunicazione. Due argomenti su cui sento di poter dire qualcosa.

Una storiaccia. Il giusto vezzeggiativo per l’ennesima bolla di sapone intrisa di ignoranza, odio represso e facilissima attività di acchiappa like. Ovvio, sulle prime chi non si sarebbe indignato e fermato al titolo. Come ormai l’80% delle persone fa.

Uniti i puntini si sarebbe facilmente saliti sul carro dei puntatori di indici verso l’apologia al fascismo. Ma sarebbe bastato spendere quei pochi minuti in più per aprire un mondo storico a fondamento di tutto. Attenzione, non giustificativo, ma esplicativo di quanto fatto da La Molisana così come da tante altre marche.

Uno dei pochi a fare uno sforzo più lungo di un tweet è stato Gambero Rosso. E per fortuna.

Ora cosa succederà? Tutti i pastifici italiani cambieranno nome alle “tripoline” o l’ennesima ventata di perbenismo populista piccolo borghese svanirà con la stessa rapidità con cui è montata accontentandosi dello sfregio fatto all’azienda della famiglia Ferro? Beninteso: La Molisana fattura 150milioni ed ha le spalle piuttosto larghe; e magari alla fine guadagnerà perfino da questa storiaccia. Ma non tutte le realtà sono robuste, e non tutte le persone lo sono.

Quello che ci premeva sottolineare, al di là di questa vicenda specifica, è cosa riesce a generare oggi un post sui social se mirato come un fucile verso una singola realtà (o una singola persona) e se costruito per toccare determinate corde. Chi sarà il prossimo obbiettivo? Chi dileggiamo domani senza controllare, senza informarci, senza saperne nulla, senza approfondire, senza verificare?