Continuerò a non guardare il Festival di Sanremo

Benché sia estremamente felice per la vittoria dei Måneskin – non tanto perché siano loro quanto tali, ma perché finalmente una canzone rock sia arrivata prima e non una pop/trap/finta hip hop – proseguirò serenamente nella mia personalissima tradizione di voler estraniarmi per una settimana dal word of mouth italico fatto di polemicucce sterili e analisi logica del politically correct, vestiti e comportamenti su un palco calcato da chi cerca di emergere.

Perché? Molto semplice. In parte prendo in prestito le parole di Rivista Studio:

Anche se potrebbe sembrare che abbiamo tutto il tempo del mondo, in realtà non riusciamo più ad aspettare, non abbiamo tempo (o voglia) di ascoltare 26 canzoni più quelle degli ospiti, ancora di più se non ci piacciono, subire i siparietti e i tempi morti, l’ennesimo monologo che offenderà qualcuno o l’ospite che dipingerà le donne come un quadretto stinto e sempre troppo retorico.

Vogliamo sapere chi vince, vogliamo passare alla canzone successiva, guardare il telefono mentre c’è la pubblicità. Uno spettacolo così lungo e così ricco, sicuramente costruito per ridurre il comprensibile horror vacui ha forse avuto l’effetto opposto: quello dell’eccesso per chi lo seguiva da casa. Tutto troppo.

Mi sembra sempre di ascoltare canzoni tutte troppo simili l’una dall’altra, benché arrivino alle mie orecchie con qualche giorno o settimana di ritardo, assisto al perenne ritardo degli artisti di casa nostra nel voler proporre uno stile che arriva da altri Paesi, una brutta copia riadattata di qualcosa di originale creato altrove e per altri pubblici. E così subiamo da anni l’onda lunga del pop prima, poi del rap e infine dell’indie, mentre altrove sono già mentalmente da tutta altra parte.

Forse è anche per questo che di musica italiana ne ascolto e apprezzo davvero proprio poca. E ancora di più mi sono stupito di vedere vincere una band di ragazzi lontani musicalmente dalle classifiche nostrane, forse la prolungata presenza di Manuel Agnelli a X-Factor e la fondazione di ben 2 emittenti rock in Italia nel giro di 15 anni stanno facendo apprezzare anche altri generi musicali al grande pubblico?

Oppure al televoto c’erano soltanto i loro fan e le mamme di quest’ultimi?