Il dilemma dell’artista

A cosa pensa un artista nel suo momento creativo? Meglio, nel suo atto creativo. Il momento in cui le sue idee prendono forma compiuta uscendo dal suo cervello, tramutandosi in qualcosa di fruibile sta pensando alla sua opera, al messaggio che essa porta con sé, oppure ai soldi che ne potrà ricavare?

Mi è balenata questa domanda durante una sessione di scatti fotografici ad oggetti a caso sulla spiaggia sabato scorso. Ho scattato con in mente la foto che avrei poi post prodotto e creato come me l’ero immaginata nel momento stesso in cui il mio indice destro ha fatto clic. Ma soprattutto ho pensato a quando l’avrei caricata su Flickr, non tanto nella speranza di farci dei soldi, ma per farla vedere a chi potrebbe trovare accattivanti quei soggetti e sviluppare così una community basata su interessi comuni.

Io non sono un artista e molto probabilmente mai lo sarò, rientro nella categoria dei creator? (Cit. Zio), non saprei dire. Produco sicuramente contenuto che reputo interessante per me stesso in primis e se ne suscito anche ad altri potenziali fruitori tanto meglio, ma questo non è il mio scopo. La traccia della mia esistenza è, come ho spesso detto, un mio esercizio di benessere e non di ricerca di reputazione e di accrescimento del mio ego. Tutt’altro. È qualcosa che definirei terapeutico.

Qui parlo di Artisti e non di chi fa lo Youtuber e compagnia cantante. Lì ci sarebbe da fare un post a parte. Mi domando per la prima categoria quindi quale sia il labile confine tra chi ha deciso di percorrere una professione per far riconoscere la propria arte basata su un personale stile riconoscibile e chi invece parte dal presupposto inverso, ovvero crea perché deve arrivare a fine mese e per questo decide di seguire determinate mode o stili in grado di rispondere a i bisogni di un determinato pubblico da cui sarà sicuro di trarre il massimo profitto.

Lo so è un filo sottilissimo sul quale muoversi. E nessuna delle due è la risposta giusta. Da qualsiasi parte le si guardi sono giustificabili e comprensibili. E non sono nemmeno del tutto sicuro che per l’artista questo sia davvero un dilemma, penso sappia bene il perché faccia quello che fa. Penso rimanga soprattutto per chi un minimo ci tenga a ciò che sta fruendo provando a domandarsi se sia frutto dell’ingegno del suo creatore o soltanto del suo portafogli.