Full Meta Facebook

La prima domanda dopo aver visto la presentazione di ieri di Facebook…err…Meta è perché? C’è già un mondo e spazi da occupare, si chiama Realtà. Perché crearne uno nuovo dove riversare tutto il bello già esistente, ma anche tutte le nostre paure, sofferenze e brutture?

Ma partiamo dall’inizio. Facebook non diventa Meta, rimane sempre Facebook. Facebook diventa parte DI Meta, la parent company di tutte le società collegate a Mark Zuckerberg. A proposito, il logo quanto assomiglia alla suite di sviluppo di Microsoft?

Secondo argomento. Il Metaverso. Il sogno digitale di creare un luogo altro per rifuggire le miserie e mestizie del mondo è un sogno che arriva da lontano. Parte dagli MMPORG e arriva a Second Life. Simulare di vivere digitalmente in luogo paradisiaco non è affatto nuovo, gli è stato soltanto dato un nuovo e più esotico nome. Resta da capire se le persone preferiranno vivere in una puntata di Black Mirror o Ready Player One o preferiranno restare ancorati alla realtà.

Lascio perdere il terzo argomento, i device presentati non sono in grado di parlarmi, mi attirano davvero poco e mi fanno sentire incastrato in una realtà che faccio fatica a sentire mia. Poi probabilmente mi ritroverò anche io con un caschetto in testa tra 30 anni a incontrare ologrammi invece che in carne e ossa con tutto quello che ne consegue. Odori, sapori, vibrazioni e tanto altro praticamente assenti se non in presenza.

La parte interessante piuttosto per me è quella legata al mondo business. Tra l’altro molto simile ai video sulla vision del futuro in Microsoft qualche anno fa ormai, ma mai concretizzata appieno. Il nuovo ordine mondiale causato dalla recente pandemia ha cambiato forse e finalmente per sempre il modo in cui interpretiamo il modo in cui lavoriamo. Ci ha insegnato il valore di poter essere ovunque nel mondo e rimanere lo stesso produttivi, rinunciando talvolta alla compresenza fisica che spesso porta all’idea geniale, ma portando con sé talmente tanti benefici che ormai la maggioranza dei lavoratori non vuole più rinunciarci. Probabilmente aggiungere l’ingrediente della compresenza digitale aiuterebbe a ristabilire quella sensazione di gruppo e sano scambio di idee impraticabile nelle 4 mura di casa o in una call via Zoom.

Che ne pensate? Ci sarà futuro per una realtà alternativa?