Matrix Resurrections. Tutte le risposte.

Ripiombare nell’universo di Matrix dopo quasi vent’anni fa un certo effetto. Soprattutto se sembra che tutti questi anni non siano minimamente passati. The Matrix, il primo originale film del 1999, sembra più attuale che mai e ancora non subisce deterioramenti.

Un paio di sere fa, rigorosamente in Sala Energia, ho visto Matrix Resurrection, il quarto capitolo della serie. Sono uscito dopo 2 ore e 20 con tante domande sulla trama del film e sulle scelte fatte da Lana Wachowski per provare a non scadere nel banale e nel ridicolo come tante operazioni di questo tipo finiscono per essere. El Camino tanto per citarne uno. Penso sia un’operazione riuscita nel complesso, è un film con un senso di esistere che porta con sé ancora una volta un grosso carico di tematiche tutte da snocciolare e impossibili da definire con una visione sola della pellicola. Un’aggiornamento delle tematiche del film originale ai nostri tempi. Dal far diventare la terapia psicologia una moda pop, al controllo costante delle nostre vite, alla ricerca insistente di voler umanizzare le macchine, senza contare il perenne senso di illusione.

Il metaverso e tutte le sue implicazioni. Il problema sempre più opprimente di provare a discernere ciò che è reale dalla finzione. Raccogliere i frammenti di concreto sparsi per il nostro cervello e provare a metterli insieme con l’unico collante vero in modo perenne: l’amore.

Non ho capito molto bene come il nuovo Morpheus possa essere stato creato dal subconscio di Thomas Anderson e nella sua nuova forma di macchina abbia aiutato Bugs a riportare Neo nel mondo reale fuori da Matrix, ma per il resto tutta la trama mi è apparsa sostanzialmente chiara. Il nuovo agente Smith è la nemesi perfetta di Neo, esiste solo se anche lui esiste, così come Trinity può essere considerata il nuovo eletto insieme a Neo, visto che come detto nei precedenti film ad ogni nuova versione di Matrix c’è sempre un nuovo eletto a cui affidarsi.

Penso nessuno abbia sentito l’opprimente bisogno di ripiombare nell’universo di Matrix dopo così tanto tempo, eppure mi è sembrato di una naturalezza disarmante esserci dentro di nuovo, quasi come a dire che Resurrections non è un film necessario ma il film di cui i fan della saga avevano bisogno.

Un nuovo tentativo di risvegliare le coscienze su ciò che sta accadendo alla nostra contemporaneità. Mettere in bocca alla versione anziana del Merovingio parole nostalgiche della versione precedente di Matrix, fatta di eleganza e principi demonizzando persino il Metaverso di Facebook, è un tentativo non troppo velato di farci capire come in realtà il primo film della serie fosse stato premonitore di un distaccamento sempre più impellente delle nostre menti dalla realtà, mediata dai social network e dai mondi terzi creati per noi per alleviare le sofferenze di una vita che non ci basta più.

Non ho amato particolarmente la parte finale della seconda parte del film. Le scene in cui i bot cercano di eliminare Neo e Trinity mi hanno ricordato un mix tra The Walking Dead e un film di super eroi della Marvel. Davvero non necessario prolungarla tanto ai fini del racconto. Come detto uscito dalla sala mi restano ancora tante domande irrisolte, dal capire meglio il nuovo agente Smith al ruolo di Sati e perciò non vedo l’ora di rivederlo per prestare maggiore attenzione a questi dettagli utili a un umile fan della saga.

Sono certo che questa quarta uscita della serie non cambierà la nostra cultura come fece la prima – qui il Post fa un eccellente lavoro di ricostruzione – tuttavia ha delle argomentazioni solide dalla sua per accendere discussioni su quello che sta succedendo alla nostra contemporaneità, puntando forte l’accento sulla nostra sempre più precaria percezione della realtà e sullo sforzo che siamo chiamati a fare per restare ancorati alle nostre emozioni invece che cedere necessariamente il passo al rifugio perfetto di una tecnologia onnipresente.

★★★☆