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Un anno fa mai mi sarei potuto immaginare un anno così. Eppure la vita sa stupirti in continuazione. Puoi pianificarla, provare a tracciare un piano, ma inevitabilmente ne perderai il controllo. Non puoi farci nulla. È la più grande lezione di questi ultimi 365 giorni, spesi a ritrovarmi e a farmi tante domande a cui finalmente posso dare una sola positiva risposta.

La tengo per me. Ma contiene tutta la felicità del mondo.

Hi-Res Lossless in Apple Music sul Mac? Devi fare così

Apple Music ha battuto il diretto concorrente Spotify sul tempo annunciando la propria versione in alta definizione di Apple Music dopo e rendendola disponibile prima, ha anche battuto tutti gli altri sul prezzo lasciandolo invariato rispetto ai 9.99 euro mensili.

Per apprezzare tutta la qualità messa a disposizione da Apple Music, ovvero il formato Hi-Resolution Lossless fino a 24 bit e 192kHz, è però necessario dotarsi di un DAC. Ovvero un convertitore USB da digitale ad analogico.

Io ad esempio ho acquistato l’xDuoo XD-05 Bal da qui. E già che c’ero ho rinnovato anche le cuffie con le Beyerdynamic T5. Ok, io vivo di musica e mi piace sia sempre al massimo della qualità quindi non ho badato troppo a spese (sì lo so non posso parlare di massima qualità con un servizio di streaming, ma non ho più tempo e voglia di andare ad acquistare i singoli album).

Esistono anche DAC più economici e altrettanto performanti come il Fiio Q3, il Dragonfly oppure il più portatile THX Onyx che dovrei testare a breve.

Al di là del DAC che sceglierete c’è da fare una doverosa precisazione se oltre ad essere utilizzatori di iPhone o iPad lo siete anche di Mac. Nei primi due casi è sufficiente collegare il vostro DAC al dispositivo e verrà riprodotto il brano alla qualità che avete deciso di impostare. Sul Mac sono un altro paio di maniche.

Dovete aprire l’app Configurazione MIDI Audio e dal vostro nuovo dispositivo modificare il formato in 24-bit 192,0 kHz.

È il solo modo per far sì che ciò che state riproducendo lo faccia al massimo della qualità. Ovviamente il file che dovete riprodurre deve avere accanto il simbolo Hi-Res Lossless altrimenti il vostro Mac + il DAC simuleranno soltanto quel tipo di definizione.

Altre due informazioni che forse ho dato per scontato. Dovete aver il vostro Mac aggiornato a macOS 11.4 almeno ed essere andati sulle preferenze dell’app Musica cambiandole con le seguenti:

Ora dovreste esserci. Non vi resta che godervi la vostra musica in streaming al massimo della qualità. Ultima accortezza, come detto non tutti gli album sono nel formato Hi-Res Lossless, lo potete sempre controllare nella parte destra del vostro brano in riproduzione cliccando su quel simbolo con le tre onde, da lì appariranno tutte le info relative al brano in ascolto. E anche in quel caso non è detto che il brano sia stato in origine registrato con i 24 bit a 192 kHz.

Buon ascolto.

Il dilemma dell’artista

A cosa pensa un artista nel suo momento creativo? Meglio, nel suo atto creativo. Il momento in cui le sue idee prendono forma compiuta uscendo dal suo cervello, tramutandosi in qualcosa di fruibile sta pensando alla sua opera, al messaggio che essa porta con sé, oppure ai soldi che ne potrà ricavare?

Mi è balenata questa domanda durante una sessione di scatti fotografici ad oggetti a caso sulla spiaggia sabato scorso. Ho scattato con in mente la foto che avrei poi post prodotto e creato come me l’ero immaginata nel momento stesso in cui il mio indice destro ha fatto clic. Ma soprattutto ho pensato a quando l’avrei caricata su Flickr, non tanto nella speranza di farci dei soldi, ma per farla vedere a chi potrebbe trovare accattivanti quei soggetti e sviluppare così una community basata su interessi comuni.

Io non sono un artista e molto probabilmente mai lo sarò, rientro nella categoria dei creator? (Cit. Zio), non saprei dire. Produco sicuramente contenuto che reputo interessante per me stesso in primis e se ne suscito anche ad altri potenziali fruitori tanto meglio, ma questo non è il mio scopo. La traccia della mia esistenza è, come ho spesso detto, un mio esercizio di benessere e non di ricerca di reputazione e di accrescimento del mio ego. Tutt’altro. È qualcosa che definirei terapeutico.

Qui parlo di Artisti e non di chi fa lo Youtuber e compagnia cantante. Lì ci sarebbe da fare un post a parte. Mi domando per la prima categoria quindi quale sia il labile confine tra chi ha deciso di percorrere una professione per far riconoscere la propria arte basata su un personale stile riconoscibile e chi invece parte dal presupposto inverso, ovvero crea perché deve arrivare a fine mese e per questo decide di seguire determinate mode o stili in grado di rispondere a i bisogni di un determinato pubblico da cui sarà sicuro di trarre il massimo profitto.

Lo so è un filo sottilissimo sul quale muoversi. E nessuna delle due è la risposta giusta. Da qualsiasi parte le si guardi sono giustificabili e comprensibili. E non sono nemmeno del tutto sicuro che per l’artista questo sia davvero un dilemma, penso sappia bene il perché faccia quello che fa. Penso rimanga soprattutto per chi un minimo ci tenga a ciò che sta fruendo provando a domandarsi se sia frutto dell’ingegno del suo creatore o soltanto del suo portafogli.

Xbox & Bethesda all’E32021

In questa seconda edizione tutta digitale dell’E32021 Microsoft fa la voce grossa e mostra finalmente una line-up di giochi, spesso espressamente dedicati alle console next-gen, di spessore e 27 casi su 30 disponibili su Game Pass con esclusive perenni (Starfield su tutti e per il quale ci sarà da attendere un po’) o parziali ma comunque sostanzialmente gratuite insieme all’abbonamento mensile.

Qui non posso non citare alcune piccole gemme come Somerville (dall’ex fondatore di Playdead, Dino Patti, un’atmosfera unica non so perché mi ha ricordato The Last of Us II) o Twelve Minutes in arrivo a fine agosto. Hades che finalmente potrò giocare su console senza tirar fuori un euro in più, così come A Plague Tale: Requiem e il sensazionale Forza Horizon 5 che cambia ambientazione e approda in Messico con un foto realismo prossimo alla realtà e che dimostra come si possano sfruttare al massimo le librerie di Flight Simulator (anche lui in arrivo su Xbox Series X|S il 27 luglio) tra le varie software house degli Xbox Studios.

Profonda amarezza invece per Halo Infinite. Schiaffato lì in mezzo alla conferenza come un giorno della settimana povero di sodio. Non è stato mostrato niente della campagna e niente di in-game. Solo il multiplayer ha alzato leggermente il livello dell’attenzione, ma, a parte questo, mi ha lasciato abbastanza basito il non aver trovato un passo deciso in avanti rispetto all’anno scorso. Ho seri dubbi sulla possibilità di vederlo pubblicato entro la fine del 2021.

Qui trovate tutti gli annunci, sono tanti, e finalmente Microsoft ha lasciato un segno importante su questa fiera dimostrando con la strategia Game Pass di portare effettivamente i videogiochi che contano in qualsiasi luogo ci troviamo. Da mobile, su console, e molto presto anche senza il bisogno di avere una. Non è una cosa da poco, il play anywhere si sta finalmente concretizzando e non c’è miglior modo di festeggiare questi primi 20 anni di storia.

Ultima chicca? Chi non vorrebbe un mini frigorifero a forma di console? Sì, lo hanno fatto davvero e sarà acquistabile.

Playdate

Dal design familiare, ma molto diversa da qualsiasi altra cosa vista sul mercato sino ad oggi. In barba alla battaglia per la corsa al foto realismo, oggi è un altro gran giorno per essere videogiocatore.

Finalmente Playdate mostra i primi succosi dettagli su cosa sarà questa piccola console portatile dallo schermo in bianco e nero da 1-bit e con una strana manovella come controller aggiuntivo, una batteria da urlo e un prezzo piuttosto abbordabile: 179$.

È minuscola e sta nel palmo di una mano, avrà come primo accessorio uno stranissimo stereo dock che non solo ricaricherà la console ma sarò anche una cassa bluetooth per diffondere la musica proveniente dalla prima app installata, la Poolsuite FM. Come? Attraverso il Wi-Fi.

Già, la connessione ad internet sarà vitale per poter giocare. Infatti la distribuzione dei videogiochi compatibili avverrà per stagioni. Sì come se fossero degli episodi di una serie TV. Ne verranno rilasciati 2 per settimana per 12 settimane di fila per un totale di 24 giochi iniziali. Successivamente non è ancora chiaro come verranno distribuiti, ma chi si vuole cimentare potrà creare i propri videogiochi con l’SDK messa a disposizione è sufficiente avere un browser per poterne sviluppare uno.

I preordini aprono a luglio e non vedo perché siate ancora qui a leggere queste righe quando dovreste essere già sul loro sito. Stanno producendo le prime 20.000 unità che verranno consegnate entro la fine del 2021. Il resto arriverà all’inizio del 2022.

Chi c’è dietro tutto questo fantastico progetto? Panic, quelli di Firewatch e Untitled Goose Game. Sì, proprio loro. Io la mia email gliel’ho lasciata e non vedo l’ora di luglio per riuscire a fare il pre-order.

Che momento fantastico per essere gamer.

Il primo giorno del resto della nostra vita

Mi ero ripromesso di non scrivere di questo momento. Quantomeno di non condividerne l’esperienza fine a se stessa. L’internet è già piena di foto, video, story e chi più ha formati ne metta di show off di inoculazioni. Non trovo necessario far parte della combriccola condivisione vaccino.

Piuttosto, il pensiero di cosa mi accadrà tra meno di un’ora mi ha confermato che sarà uno spartiacque inevitabile. Positivo o negativo solo il tempo saprà dircelo. Il miraggio di una nuova vecchia normalità versus ipotetici effetti collaterali sul nostro organismo di cui ad oggi non sappiamo ancora nulla.

E come il lancio di un nuovo prodotto sul mercato, come talvolta fa il marketing, anche in questa occasione ci nasconde dagli occhi la più grande delle verità, siamo sempre e comunque delle cavie da laboratorio. Speriamo il test venga superato a pieni voti!

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Che fine ha fatto Clubhouse?

Non sono passati nemmeno sei mesi da quando si è iniziato a parlare di Clubhouse e del suo hype, ma a quanto pare la festa è già finita. Personalmente non ci entro da almeno un mese abbondante, non ne sento la necessità e anche quando ho provato a lurkare un pochettino non ho più trovato nulla di interessante e degno di essere ascoltato.

Mi sono fatto un’idea. Il suo declino, che a quanto sembra, non è solo limitato all’Italia non è figlio di rinnovata competition, su Twitter Spaces ad esempio non vedo molta più attività, quanto piuttosto ad un’inversione proporzionale dovuta al miglioramento della situazione pandemica. Tanto più si è ricominciato a fare attività in presenza e all’aperto, meno questa piattaforma ha goduto della sua audience primigenia. Seconda motivazione il suo modello partecipatorio, non troppo dissimile da una trasmissione televisiva o radiofonica dove se la stanza inizia ad assumere dimensioni troppo grandi diventa difficile “prendere la linea”, non ha sostituito o creato nulla di nuovo rispetto a uno scenario social già esistente.

Non ultimo. La sincronia. Il contenuto ha bisogno di essere fruito in modo asincrono. A meno di eventi di caratura nazionale o in grado di catturare l’attenzione di un’audience molto ampia oggigiorno deve essere garantita una consumazione on demand del contenuto, è imprescindibile e nemmeno Clubhouse può sottrarsi a questa regola.

Perché? A febbraio scrivevo così, non ci sono andato troppo lontano a quanto pare:

Perché ora? Clubhouse esplode ora perché la stragrande maggioranza della popolazione è a casa. Punto. Il tempo è la maggiore discriminante in assoluto per poter essere qualcuno di riconoscibile su Clubhouse. E mi sono sempre domandato come mai durante gli orari di ufficio, mentre cercavo di smaltire le notifiche da cui ero inondato, ci fosse così tanta gente e che in fin dei conti fosse sempre la stessa da ore e ore.

A casa chi ti controlla? Come qualcuno si è giustamente domandato, come è possibile passare così tante ore se al contempo si ha un lavoro a tempo pieno? Giusta osservazione, ma se si aggiunge l’elemento home working, bingo.

Fruire un contenuto che supera i 30 minuti in orario lavorativo è già un’impresa di per sé, a meno che si tratti di lavoro esso stesso. Per questo motivo perdersi tonnellate di contenuti e non affezionarsi a nessun canale decreta un disamoramento non troppo difficile da prevedere.

Non so se Clubhouse sarà capace di continuare a far parlare di sé, ma se gli utenti stessi lo stanno trasformando in una landa triste e desolata sarà difficile sopravviva a lungo a meno di introduzioni di feature in grado di risolvere un’esigenza di tutti: gestire il proprio tempo.

Le calorie di un pendolare in moto

Da qualche giorno, complice il cambio di lavoro, sono tornato a spostarmi verso il centro cittadino di Milano. Ho riscoperto il piacere delle due ruote e mi godo ogni tanto giorno di meteo clemente per poter inforcare il nuovo mezzo.

C’è una bizzarria legata a questa vecchia-nuova routine. Il mio Apple Watch considera questo tragitto di una quarantina di minuti come attività fisica. Al di là delle oscillazioni per zig-zagare nel traffico e della pinzatura sui freni non credo di far poi molto se non stare seduto e accentuare i sensi per prestare la massima attenzione a ciò che mi circonda.

Eppure…Poco tempo dopo essere entrato e seduto in ufficio lui inizia a suonare.

Come se avessi completato un allenamento di mezz’ora o poco più.
Vai a sapere. Forse sono i battiti accelerati? Forse li associa al frena e riparti?
Non saprei. Qualcuno è più ferrato in materia?

Apple Music: Spatial Audio e Lossless Audio

Dopo Spotify HiFi arriva anche l’annuncio di Apple Music a supporto della musica in streaming di alta qualità. Apple non si ferma all’alta fedeltà disponibile per tutto il suo catalogo però, aggiunge una chicca ulteriore ovvero il supporto per alcune produzioni del formato Spatial Audio con Dolby Atmos.

Il tutto ovviamente gratuitamente nel vostro abbonamento già in essere. Il vantaggio rispetto a Spotify a questo punto raddoppia. Non solo sappiamo già quando sarà disponibile, giugno 2021, ma aggiunge anche un ulteriore formato che a quanto pare supporterà sempre di più per le produzioni future in modo da avere un catalogo sempre più distintivo a livello qualitativo.

E a quanto pare ci sarà la possibilità di scegliere come riprodurre il contenuto tra le varie qualità disponibili, con una terza scelta, la Hi-Resolution Lossless:

Apple Music’s Lossless tier starts at CD quality, which is 16 bit at 44.1 kHz (kilohertz), and goes up to 24 bit at 48 kHz and is playable natively on Apple devices. For the true audiophile, Apple Music also offers Hi-Resolution Lossless all the way up to 24 bit at 192 kHz.

Con questa mossa, e se siete circondati da device Apple, non c’è davvero più ragione per avere un abbonamento a Tidal o Deezer. Nel frattempo anche Amazon Music si è allineata offrendo l’alta risoluzione a nessun costo aggiuntivo rispetto all’abbonamento da 9.99 eur. al mese.

Update: Sembra che nessun modello di AirPods supporterà il formato Lossless, quindi per l’alta definizione servono delle cuffie con il cavo o delle buone casse collegate al vostro computer Apple.

La giungla in TV è sempre la stessa

Al piano di sopra abbiamo un soffitto fatto da travi in legno spioventi. Sono le tipiche travi che arrivano fino ad altezza testa (le nostre sono così fortunatamente) o alla peggio altezza ginocchio ed è sempre difficilissimo arredare quelle stanze. I mobili sono per lo più su misura e se ci fai una stanza da letto devi essere bravissimo ad occupare tutto lo spazio a disposizione altrimenti non saprai dove stipare i vestiti.

Ma non solo. Se ti piace guardare la televisione sino all’ultimo secondo prima di addormentarti, nel pensare l’arredamento devi ricordarti anche uno spazio per infilarci un televisore. Cosa a cui non ho pensato sin da subito, ma ho aggiustato in qualche modo in corsa. Una decina d’anni fa decisi di recuperare un misero 21 pollici LCD e metterlo sulla cassettiera al lato sinistro del letto.

Il problema vero è che in quella posizione collo e l’intenzione all’assopirsi naufragavano miseramente. Il primo in un dolore dovuto a una posizione innaturale, il secondo irraggiungibile a causa del primo.

Finalmente a inizio anno ci siamo decisi ad adottare soluzioni più consone e dopo vari tentativi abbiamo posizionato la TV (Panasonic LED 40”) tra le due travi centrali della stanza, in modo da averlo perpendicolare alle travi in fase di riposo e perpendicolare al nostro sguardo al momento dell’utilizzo, grazie all’installazione di questa staffa motorizzata.

Da qualche sera abbiamo iniziato ad addormentarci così, una puntata di qualche serie che stiamo seguendo a cullarci, ma capita spesso che io faccia più fatica di mia moglie a prendere sonno e, come capitato ieri sera, mi perda nella giungla della televisione italiana.

Ho fatto zapping compulsivo fino oltre il canale 100, mi sono spinto fino ai confini dell’etere italico per arrivare a chiedermi se davvero fossi nel 2021 o in preda a qualche delirio onirico e risvegliatomi nel 1997. Strabiliante. I programmi erano i medesimi. Jill Cooper stava proponendo uno dei milioni di attrezzi per il rassodamento, almeno tre diversi cartomanti – sensitivi che ribadivano gran voce di essere delle persone umili e semplici in grado di predirti il futuro per soli 20 euro di consultazione, Sergio Baracco con il suo intramontabile sangue di piccione ma con molta meno verve, delle improbabili televendite di CD di musica neomelodica, programmi spirituali, mix di telenovelas del sud america intervallate da comiche in bianco e nero al doppio della velocità e tante tante altre chicche.

Fino ad arrivare ai miei preferiti. I venditori di orologi da polso. I migliori sono quelli di Le Caveau di Porta Venezia. Al di là di essere appassionato ai prodotti presentati, la loro nenia è peggio di una puntata di Superquark o di Freedom. Una camomilla virtuale soporifera.

Ecco se avete una TV in camera e problemi di insonnia, dategli una chance.