Chi di Web ferisce, di Web perisce

La cosa comica di tutta questa faccenda del “Web che sarebbe già morto” è che il tanto discusso articolo sia uscito prima sul sito di wired.com, e consultabile come accesso primario da un browser, rispetto alla sua versione cartacea.

Oltre agli errori di fondo nell’analisi fatta, come già descritti da Luca ( 1,2) e Massimo, il punto sostanzialmente controverso è che si dia già per morto non tanto il web, quanto l’esperienza dello stesso attraverso l’utilizzo di un browser. Morta questa, morto il browser, morto il web?

Credo che i due genietti siano corsi un po’ troppo velocemente alla ricerca di un meme da far durare qualche settimana e che tra qualche tempo nessuno ricorderà più. Coda lunga anyone?

Sono molto più vicino al punto di vista di Erick Schonfeld di TechCrunch. Dopotutto il browser è e rimarrà il punto di accesso principale al Web. Internet, come dice Giuseppe, è un’altra cosa.

Meglio non scherzare con il PVT

“Te lo dico in PVT”. Ve lo ricordate? Quante volte, tanti anni fa, è capitato di scriverlo nelle chat?

PVT è privato. Privato è intimità. Intimità è qualcosa da custodire e preservare a cui soltanto noi decidiamo a chi dare accesso.

Dimenticare questo vuol dire perdere fiducia. Perdere utenti. Come riporta LA Times:

The mea culpa did not pacify privacy watchdogs who contended that this was yet another example of online companies playing fast and loose with consumers’ private information.

E qualcuno si sta muovendo anche legalmente su questo aspetto. Non so dire quanto si otterrà da questo sforzo, dopotutto Google Buzz sta progredendo giorno per giorno, ma una cosa è certa, mai sottovalutare il PVT.

E’ un nervo scoperto che in pochi accettano venga loro toccato.

Google Public DNS. Quanto sono lunghe 24 ore?

Ora, senza che sia io a farvi una lezione tecnica di cosa sia un DNS, mi è venuto da pensare rispetto a quanto annunciato da Big G. Sostanzialmente è un servizio, generalmente gestito dal proprio provider di connessione, che tramuta i numeri IP utilizzati da computer per comunicare tra di loro, nei nomi dei domini a noi familiari.

Ad esempio contino.com ha questo DNS 65.39.205 etc.

Google ha lanciato un proprio servizio gratuito per consentire una navigazione più performante in termini di velocità. Cambiare questi numeri magici nel proprio router non è operazione complicatissima, ma un minimo di competenze sono richieste.

Luca e Massimo ne hanno già parlato tra ieri e oggi. Sebbene sia d’accordo con Luca nel dire che non bisognerebbe processare in base ai sospetti, purtroppo a me ne son venuti e non pochi. Pur essendomi andato a leggere per bene quello che viene esplicitato nella sezione Privacy, quelle 24 ore di data retention mi insospettiscono. David Ulevitch, il fondadore di OpenDNS, un servizio simile a quello che propone Google, ma che agisce sul mercato sempre in modo gratuito da qualche anno, ha sollevato i medesimi dubbi che con un occhio più clinico possono sorgere.

Third, Google claims that this service is better because it has no ads or redirection. But you have to remember they are also the largest advertising and redirection company on the Internet. To think that Google’s DNS service is for the benefit of the Internet would be naive. They know there is value in controlling more of your Internet experience and I would expect them to explore that fully. And of course, we always have protected user privacy and have never sold our DNS data. Here’s a link to our privacy policy.

Fifth, it’s not clear that Internet users really want Google to keep control over so much more of their Internet experience than they do already — from Chrome OS at the bottom of the stack to Google Search at the top, it is becoming an end-to-end infrastructure all run by Google, the largest advertising company in the world. I prefer a heterogeneous Internet with lots of parties collaborating to make this thing work as opposed to an Internet run by one big company.

Quello che sottolinea Daniele non è banale. E 24 ore sono tante.