Libertà di vivere

È dal weekend appena passato che ho iniziato a interrogarmi sulla faccenda Green Pass e le decisioni prese dal governo italiano. Ho un’idea ben precisa e netta, la salvaguardia della salute viene prima di ogni altra cosa e se l’introduzione serve anche a non bloccare nuovamente l’economia del Paese, ben venga. Chi si sente minacciato, non sa cosa vuol dire libertà, ma ancor di più non ha mai saggiato una vera e propria dittatura.

Purtroppo questa finta nuova Resistenza non solo offende la memoria, ma mi ha fatto vergognare di essere italiano e di avere concittadini di tale rango. Ma, nel riordinare un po’ i pensieri, questi giorni fortunatamente ho riscontrato di non essere in una piccola bolla in cui la camera dell’eco fa il suo dovere. Di condividere posizioni sensate e utili a sconfiggere il virus, perché sai a un certo punto il dubbio ti viene pure di non aver capito un cazzo. Ne hanno scritto gioxx, Leonardo, Loweel e molti alti blogger. Mi sento di riportare però le parole dell’editoriale di stamani di Fulvio Giuliani, che riprendo qui sotto:

Chi strepita di attacco ai valori della Costituzione dovrebbe almeno porsi il problema di proporre una soluzione alternativa, ma per gli improvvisati paladini anti Green Pass basta urlare «Libertà, libertà!». È la stessa Italia – né di destra né di sinistra – persa pochi anni fa dietro a «Onestà,onestà!». Quel Paese che non propone ma accusa, e che non si fa scrupoli dimettere persino in campo simboli e terminologie mutuati dalle pagine più oscure della storia.

Si può dissentire, avanzare critiche e dubbi ma quando si arriva ad appuntare al petto un astella di David, quando si paragona un banale strumento amministrativo all’eugenetica nazista, significa aver perso il contatto con la realtà e con le proprie sinapsi.È intollerabile agitare certe parole d’ordine e per il solo gusto di urlare l’ennesimo No.

Anche chi presta i propri raffinati ragionamenti alla parte più becera della protesta farebbe bene a interrogarsi su dove possa portare un generico richiamo alla libertà dell’individuo, in dispregio di qualsiasi rispetto o tutela della libertà del prossimo. Così come sarebbe anche ora difinirla con l’abusata teoria del Grande Fratello dietro il Green Pass o le richieste di tracciamento.

Chi ama urlare alla morte della privacy farebbe bene a riflettere sulle centinaia di volte in cui ha prestato il proprio consenso su moduli cartacei e online per accedere a servizi o fare acquisti. A tutto vantaggio di quegli stessi colossi digitali contro cui sarà pronto a scendere in piazza per un altro, ipocrita No. Se spaventa il tracciamento per contrastare la pandemia, dovremmo alzare almeno un po’ la voce per difendere la nostra vita, regalata con indifferenza a un algoritmo.

Da La Ragione del 27/07/2021

L’ignoranza uccide più della spada. Ovviamente è un proverbio e molto figurato, ma è una sconfitta dell’umanità assistere a certi atteggiamenti scaturiti dalla scarsa e mala informazione e la cecità prodotta da un incitamento da social media di massa. Questa è la vera deriva pericolosa, altro che dittatura.

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Un anno fa mai mi sarei potuto immaginare un anno così. Eppure la vita sa stupirti in continuazione. Puoi pianificarla, provare a tracciare un piano, ma inevitabilmente ne perderai il controllo. Non puoi farci nulla. È la più grande lezione di questi ultimi 365 giorni, spesi a ritrovarmi e a farmi tante domande a cui finalmente posso dare una sola positiva risposta.

La tengo per me. Ma contiene tutta la felicità del mondo.

Il primo giorno del resto della nostra vita

Mi ero ripromesso di non scrivere di questo momento. Quantomeno di non condividerne l’esperienza fine a se stessa. L’internet è già piena di foto, video, story e chi più ha formati ne metta di show off di inoculazioni. Non trovo necessario far parte della combriccola condivisione vaccino.

Piuttosto, il pensiero di cosa mi accadrà tra meno di un’ora mi ha confermato che sarà uno spartiacque inevitabile. Positivo o negativo solo il tempo saprà dircelo. Il miraggio di una nuova vecchia normalità versus ipotetici effetti collaterali sul nostro organismo di cui ad oggi non sappiamo ancora nulla.

E come il lancio di un nuovo prodotto sul mercato, come talvolta fa il marketing, anche in questa occasione ci nasconde dagli occhi la più grande delle verità, siamo sempre e comunque delle cavie da laboratorio. Speriamo il test venga superato a pieni voti!

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Fluxes. Puntata 15.

+ Finalmente dopo oltre due mesi sono riuscito a sistemare grafica e velocità del blog così come l’ho sempre desiderato. Riuscito…Oddio, ho affidato il compito a uno sviluppatore russo tramite upwork.com. Super affidabile e puntuale. Per il risultato, beh giudicate voi.

Come ha fatto? Semplicemente riscrivendo da zero il tema partendo dall’ultimo realizzato da Automattic, il Twenty Twenty-One, e da lì ottimizzandolo con l’eliminazione di tutte le cose superflue.

+ La sera sto alternando la lettura con il test della riproduzione da remoto della mia Xbox Series X tramite iPad Pro. In buona sostanza, una volta aumentate le performance anche della rete domestica interna e collegando un controller al mio iPad e attraverso l’app Xbox posso tranquillamente giocare a qualsiasi gioco direttamente sdraiato nel letto grazie alla funzionalità Remote Play. Qualità fantastica e risultato ancora più entusiasmante. Ora vorrei capire se questo controller che ho appena ordinato su Amazon funzioni davvero in modo da risolvere anche come appoggiare l’iPad ed evitare di utilizzare la Folio cover.

+ Già. La lettura. Mia moglie mi ha regalato un libro che avevo in lista Amazon non so più da quanti anni. Un libro di cui non sapevo nulla, ma per via del titolo non potevo lasciarlo scappare.
Sono circa a metà di “Panino al prosciutto” di Bukowski. Ne sto apprezzando lo stile arido, asciutto, privo di qualsiasi fronzolo e il fatto che sia scritto come da un bambino delle elementari. Non vedo l’ora di tornare a casa per leggere qualche pagina, una sensazione che non provavo da tanto.

Un anno fa, oggi

Iniziavamo a parlare di una strana forma di influenza chiamata COVID-19.

Un anno dopo, per la prima volta dopo tanti mesi, ho ricominciato a sentire le sirene delle ambulanze dietro casa.

E nonostante la diffusione dei vaccini prodotti in tempi record e 365 giorni di sconvolgimenti di ogni aspetto della nostra vita, sembra ancora lontanissimo il giorno in cui potremo riprendere in mano le nostre vite senza paura.

Restiamo ancora in attesa.

Le piccole vittorie quotidiane non condivise

E poi? Poi sono partito per la tangente, ed ho pensato a chissà quante persone si trovano tra le mani altre piccole incomprensibili vittorie che non potranno mai essere condivise. Piccoli successi che finiranno nel dimenticatoio. Piccole storie non rivelabili. Che rimarranno piccole e sconosciute solo perché nessuno le potrà capire ma che sono lì, innumerevoli, splendenti. E se guardi bene, forse potrai distinguerle.

Dietro un lampo nello sguardo della cassiera del supermercato; nell’esclamazione inaspettata del netturbino; in un sorriso davanti a una vetrina. Una moltitudine di lacrime nella pioggia, di storie non raccontate, che travolge e ti fa sentire insignificante ma legato a un’umanità che va avanti, giorno dopo giorno.

Windows XP, le sfide impossibili e le lacrime nella pioggia – Bluebabbler (wordpress.com)

Ventiventuno

Se il 2019 mi è sembrato rapidissimo, il 2020 lo è stato ancora di più. Complice una pandemia mondiale, i preparativi per un incerto matrimonio a causa di quest’ultima e provare a cercare quella nuova normalità di cui tutti parlano, una resilienza pronta a diventare routine.

Quest’anno ho scritto molto poco, ma non meno di quanto avessi voluto. Questo perché il tempo è quello che è e ne sto dedicando tanto ad altre passioni, il gaming sopra ogni altra che con qualche novità è tornato ad affacciarsi con positiva viralità nelle mie giornate.

Non ho particolari mire per il 2021, scriverò quando posso e sarò ispirato, senza dimenticare quanto segue:

It is on the most important blog.

Yours.

Even if no one but you reads it. The blog you write each day is the blog you need the most. It’s a compass and a mirror, a chance to put a stake in the ground and refine your thoughts.

And the most important post? The one you’ll write tomorrow.

E ora come consuetudine vi ciucciate il meglio del peggio del 2020.

Qui trovate le precedenti edizioni: 2019201820172016201520142013

  • Ci siamo sposati comunque. Ed è stato bellissimo lo stesso.
  • Quest’anno però niente viaggi, a parte qualche giorno in Sardegna alla scoperta di nuove località
  • Ho scritto tanto soprattutto durante la prima parte dell’anno. E l’argomento principale era l’argomento principale. Una serie di post a tema Covid-19
  • Ho continuato a scrivere con una certa regolarità su argomenti a piacere con la rubrica Fluxes
  • E sì, ho scritto un pelo di più di videogiochi finalmente
  • Ho ricominciato ad utilizzare Spotify come piattaforma principale per la fruizione musicale. Complice la tanto attesa possibilità di salvare illimitatamente canzoni ed album. E questo mi porta al consueto wrap-up di fine anno. Con mia somma gioia sono tornato ad ascoltare tonnellate di nuova musica, portandomi a sfiorare di nuovo il record di ascolti. A solito trovate tutto su Last.fm
  • Fronte serie TV e Film, complice la costrizione in casa abbiamo consumato praticamente ogni piattaforma di Streaming. Qui i risultati su Trakt.tv
  • Lo show dell’anno in grado di vincere a mani basse è: The Kominsky Method. L’abbiamo scoperto per caso qualche giorno fa. Michael Douglas sarcastico e un Alan Arkin pungente al punto giusto non ci fanno mai smettere di ridere. Già rinnovata per una terza stagione!

La playlist del mio matrimonio

Finalmente trovo quei 5 minuti di tempo per scrivere questo post “in canna” da almeno 3 mesi. Nelle fase preparatorie al nostro matrimonio abbiamo quasi immediatamente escluso l’utilizzo di una band o di qualsiasi altra musica suonata dal vivo.

Perché?

I generi richiesti sarebbero stati troppi e nessuno penso ci avrebbe mai soddisfatto appieno. Abbiamo optato quindi per un DJ. O meglio, qualcuno che mettesse la musica scelta da noi.

Credo sia stata la cosa che nel corso dei mesi ci ha portato via più tempo in assoluto, una accurata selezione di brani per noi importanti o che semplicemente si sarebbero dovuti incastonare alla perfezione con il momento della giornata.

Ed ecco qui il risultato, consiglio vivamente di attivare l’ascolto Shuffle visto che si parte dall’opening cerimonia per arrivare al momento discoteca.

Ci teniamo molto, per cui ogni commento è ben accetto.

Spostiamo le feste

Con una decisione non poco sofferta con mia moglie abbiamo deciso di non festeggiare con nessuno dei nostri parenti le prossime festività natalizie.

La loro salute arriva prima di tutto. Senza nessuna eccezione. Ma soprattutto non vogliamo sottovalutare la situazione e per una leggerezza che accadesse l’impensabile.

Abbiamo optato per videocall, o nel caso dei miei genitori di una passeggiata insieme, visto che siamo nello stesso comune, senza mai togliersi le mascherine e mantenendo le debite distanze. Rimandando la convivialità di un buon vino e leccornie a quando si potrà farlo in sicurezza.

Quindi, a questo punto, perché non rimandare in toto tutte le feste in monoblocco?

Ci sono certe date che corrispondono a commemorazioni solo per convenzione sociale. Natale si festeggia a Natale ma, senza il Natale, sarebbe un giorno come la vigilia o Santo Stefano. Stesso discorso per capodanno.

Hanno persino posticipato le Olimpiadi che, per evitare di spendere miliardi in bianchetto per la correzione del logo stampato ovunque, si chiameranno lo stesso Tokyo 2020, sempre che il DPCM ci permetta di portare a destinazione la torcia olimpica. Siamo adulti — non ancora vaccinati — e per una volta possiamo desistere dalla nostra smania di rispettare le tradizioni ad ogni costo.

Il dibattito sulla disposizione degli invitati a tavola frena le aziende del settore dei segnaposti e, ancora oggi, nessuno sembra in grado di prevedere chi festeggerà cosa e con quali parenti.

Per questo dovremmo spostare in blocco le feste natalizie a un momento meno soggetto a restrizioni e, da qui all’Epifania che non si porterà via nulla, tirare dritto con la scuola e il lavoro. Dobbiamo avere pazienza e attendere giorni migliori.

E poi che bello, ci pensate?

Fare l’albero a fine febbraio e battere le mani a ritmo della Radetzky Marsch — rigorosamente trasmessa da Vienna — a metà marzo? E perché non ad aprile, a ridosso della pasqua, per fare un intero mese di ponti per festeggiare la sconfitta del coronavirus nel modo che preferiamo?

Il problema è che siamo troppo rigidi, in queste cose.

[…] Per una volta, nella storia del genere umano, si può fare un cambiamento, no? Dove sono i paladini della resilienza quando servono?

Sempre più vicino

Prendo in prestito le parole di Alessandro. Spesso molto distante dalle mie personali opinioni sul mondo, ma in questo caso in poche righe ha riassunto ciò che ci diciamo con mia moglie ogni giorno praticamente da ormai qualche settimana. Indipendentemente da quale opinione si abbia su tutta questa faccenda, da cosa si pensi del virus stesso e della malattia, sta di fatto che è qui, dietro l’angolo.

Anche a voi il cerchio si stringe? Anche a voi capita che lo stronzo virus sia sempre più vicino, conoscenti amici parenti vicini di casa colleghi? Che sentiate più che a primavera che si avvicina ogni giorno di più? O per caso e sfiga capita solo a me?

È così. Il cerchio si stringe. Non ho nessuna particolare sensazione in merito. I miei affetti sono al sicuro, abbiamo azzerato il contatto sociale se non con quei pochi colleghi di lavoro dai quali sappiamo ormai mantenere le dovute distanze, nella speranza di schivarlo come Neo ha fatto con le pallottole in Matrix.

Ogni giorno ci arrivano notizie di amici vicini lontani, parenti, conoscenti colpiti. Per fortuna quasi tutti asintomatici e in salute. La scorsa primavera nessuno della nostra cerchia più prossima. Anche se la virulenza sembra essere molto più lieve e senza particolari conseguenze rispetto a prima, fa un certo effetto lo stesso.

In questa notte di Halloween, il virus è il mostro più spaventoso.