Le piccole vittorie quotidiane non condivise

E poi? Poi sono partito per la tangente, ed ho pensato a chissà quante persone si trovano tra le mani altre piccole incomprensibili vittorie che non potranno mai essere condivise. Piccoli successi che finiranno nel dimenticatoio. Piccole storie non rivelabili. Che rimarranno piccole e sconosciute solo perché nessuno le potrà capire ma che sono lì, innumerevoli, splendenti. E se guardi bene, forse potrai distinguerle.

Dietro un lampo nello sguardo della cassiera del supermercato; nell’esclamazione inaspettata del netturbino; in un sorriso davanti a una vetrina. Una moltitudine di lacrime nella pioggia, di storie non raccontate, che travolge e ti fa sentire insignificante ma legato a un’umanità che va avanti, giorno dopo giorno.

Windows XP, le sfide impossibili e le lacrime nella pioggia – Bluebabbler (wordpress.com)

Ventiventuno

Se il 2019 mi è sembrato rapidissimo, il 2020 lo è stato ancora di più. Complice una pandemia mondiale, i preparativi per un incerto matrimonio a causa di quest’ultima e provare a cercare quella nuova normalità di cui tutti parlano, una resilienza pronta a diventare routine.

Quest’anno ho scritto molto poco, ma non meno di quanto avessi voluto. Questo perché il tempo è quello che è e ne sto dedicando tanto ad altre passioni, il gaming sopra ogni altra che con qualche novità è tornato ad affacciarsi con positiva viralità nelle mie giornate.

Non ho particolari mire per il 2021, scriverò quando posso e sarò ispirato, senza dimenticare quanto segue:

It is on the most important blog.

Yours.

Even if no one but you reads it. The blog you write each day is the blog you need the most. It’s a compass and a mirror, a chance to put a stake in the ground and refine your thoughts.

And the most important post? The one you’ll write tomorrow.

E ora come consuetudine vi ciucciate il meglio del peggio del 2020.

Qui trovate le precedenti edizioni: 2019201820172016201520142013

  • Ci siamo sposati comunque. Ed è stato bellissimo lo stesso.
  • Quest’anno però niente viaggi, a parte qualche giorno in Sardegna alla scoperta di nuove località
  • Ho scritto tanto soprattutto durante la prima parte dell’anno. E l’argomento principale era l’argomento principale. Una serie di post a tema Covid-19
  • Ho continuato a scrivere con una certa regolarità su argomenti a piacere con la rubrica Fluxes
  • E sì, ho scritto un pelo di più di videogiochi finalmente
  • Ho ricominciato ad utilizzare Spotify come piattaforma principale per la fruizione musicale. Complice la tanto attesa possibilità di salvare illimitatamente canzoni ed album. E questo mi porta al consueto wrap-up di fine anno. Con mia somma gioia sono tornato ad ascoltare tonnellate di nuova musica, portandomi a sfiorare di nuovo il record di ascolti. A solito trovate tutto su Last.fm
  • Fronte serie TV e Film, complice la costrizione in casa abbiamo consumato praticamente ogni piattaforma di Streaming. Qui i risultati su Trakt.tv
  • Lo show dell’anno in grado di vincere a mani basse è: The Kominsky Method. L’abbiamo scoperto per caso qualche giorno fa. Michael Douglas sarcastico e un Alan Arkin pungente al punto giusto non ci fanno mai smettere di ridere. Già rinnovata per una terza stagione!

La playlist del mio matrimonio

Finalmente trovo quei 5 minuti di tempo per scrivere questo post “in canna” da almeno 3 mesi. Nelle fase preparatorie al nostro matrimonio abbiamo quasi immediatamente escluso l’utilizzo di una band o di qualsiasi altra musica suonata dal vivo.

Perché?

I generi richiesti sarebbero stati troppi e nessuno penso ci avrebbe mai soddisfatto appieno. Abbiamo optato quindi per un DJ. O meglio, qualcuno che mettesse la musica scelta da noi.

Credo sia stata la cosa che nel corso dei mesi ci ha portato via più tempo in assoluto, una accurata selezione di brani per noi importanti o che semplicemente si sarebbero dovuti incastonare alla perfezione con il momento della giornata.

Ed ecco qui il risultato, consiglio vivamente di attivare l’ascolto Shuffle visto che si parte dall’opening cerimonia per arrivare al momento discoteca.

Ci teniamo molto, per cui ogni commento è ben accetto.

Spostiamo le feste

Con una decisione non poco sofferta con mia moglie abbiamo deciso di non festeggiare con nessuno dei nostri parenti le prossime festività natalizie.

La loro salute arriva prima di tutto. Senza nessuna eccezione. Ma soprattutto non vogliamo sottovalutare la situazione e per una leggerezza che accadesse l’impensabile.

Abbiamo optato per videocall, o nel caso dei miei genitori di una passeggiata insieme, visto che siamo nello stesso comune, senza mai togliersi le mascherine e mantenendo le debite distanze. Rimandando la convivialità di un buon vino e leccornie a quando si potrà farlo in sicurezza.

Quindi, a questo punto, perché non rimandare in toto tutte le feste in monoblocco?

Ci sono certe date che corrispondono a commemorazioni solo per convenzione sociale. Natale si festeggia a Natale ma, senza il Natale, sarebbe un giorno come la vigilia o Santo Stefano. Stesso discorso per capodanno.

Hanno persino posticipato le Olimpiadi che, per evitare di spendere miliardi in bianchetto per la correzione del logo stampato ovunque, si chiameranno lo stesso Tokyo 2020, sempre che il DPCM ci permetta di portare a destinazione la torcia olimpica. Siamo adulti — non ancora vaccinati — e per una volta possiamo desistere dalla nostra smania di rispettare le tradizioni ad ogni costo.

Il dibattito sulla disposizione degli invitati a tavola frena le aziende del settore dei segnaposti e, ancora oggi, nessuno sembra in grado di prevedere chi festeggerà cosa e con quali parenti.

Per questo dovremmo spostare in blocco le feste natalizie a un momento meno soggetto a restrizioni e, da qui all’Epifania che non si porterà via nulla, tirare dritto con la scuola e il lavoro. Dobbiamo avere pazienza e attendere giorni migliori.

E poi che bello, ci pensate?

Fare l’albero a fine febbraio e battere le mani a ritmo della Radetzky Marsch — rigorosamente trasmessa da Vienna — a metà marzo? E perché non ad aprile, a ridosso della pasqua, per fare un intero mese di ponti per festeggiare la sconfitta del coronavirus nel modo che preferiamo?

Il problema è che siamo troppo rigidi, in queste cose.

[…] Per una volta, nella storia del genere umano, si può fare un cambiamento, no? Dove sono i paladini della resilienza quando servono?

Sempre più vicino

Prendo in prestito le parole di Alessandro. Spesso molto distante dalle mie personali opinioni sul mondo, ma in questo caso in poche righe ha riassunto ciò che ci diciamo con mia moglie ogni giorno praticamente da ormai qualche settimana. Indipendentemente da quale opinione si abbia su tutta questa faccenda, da cosa si pensi del virus stesso e della malattia, sta di fatto che è qui, dietro l’angolo.

Anche a voi il cerchio si stringe? Anche a voi capita che lo stronzo virus sia sempre più vicino, conoscenti amici parenti vicini di casa colleghi? Che sentiate più che a primavera che si avvicina ogni giorno di più? O per caso e sfiga capita solo a me?

È così. Il cerchio si stringe. Non ho nessuna particolare sensazione in merito. I miei affetti sono al sicuro, abbiamo azzerato il contatto sociale se non con quei pochi colleghi di lavoro dai quali sappiamo ormai mantenere le dovute distanze, nella speranza di schivarlo come Neo ha fatto con le pallottole in Matrix.

Ogni giorno ci arrivano notizie di amici vicini lontani, parenti, conoscenti colpiti. Per fortuna quasi tutti asintomatici e in salute. La scorsa primavera nessuno della nostra cerchia più prossima. Anche se la virulenza sembra essere molto più lieve e senza particolari conseguenze rispetto a prima, fa un certo effetto lo stesso.

In questa notte di Halloween, il virus è il mostro più spaventoso.

Bisogna essere forti

Benché ultimamente mi sia passata la voglia di parlarne, non vuol dire che il problema sia sparito. Prendo in prestito le parole di Giulia su quanto sia assolutamente normale lo stare male in una situazione del genere.

Nel discorso di Giuseppe Conte di domenica c’era una cosa, una scelta lessicale che mi è arrivata dritta allo stomaco: la richiesta al paese di “Essere forte”. Sorvolando su quello che è stato e non è stato fatto per potersi permettere di fare questa richiesta a cuor leggero, mi pare che tanto per cambiare si torni a un concetto di “forza” che è profondamente distruttivo, in cui la malattia mentale, la sofferenza emotiva, la rabbia e il panico devono essere repressi perché la vulnerabilità non è concessa. Essere fragili è un peccato mortale, bisogna essere “forti”, se non sei forte meriti di soccombere. Un’idea muscolare, machista dello stare al mondo: e infatti la questione della salute mentale non entra mai nei discorsi del Presidente del Consiglio. I soldi sì, i sussidi sì, l’economia sì: la salute mentale, no. E la salute mentale, a questo punto, è un problema grosso quanto i mostri nella nebbia. È assurdo, quasi disumano chiederci di essere “forti” quando non conosciamo l’orizzonte temporale delle cose, non possiamo fare piani o progetti e dobbiamo rinunciare a quasi tutto quello che ci fa stare bene. E non è un problema di Conte: nelle domande dei giornalisti, la questione della salute mentale è quasi sempre assente. Stiamo vivendo una condizione di trauma collettivo che rischiamo di trascinarci per generazioni, se non viene riconosciuta e tenuta in considerazione.

Stare male è normale. Lo è sempre stato, ma ora più che mai, e dobbiamo abbandonare l’idea che lottare per stare bene sia obbligatorio. No, gente, stare bene a questo punto è facoltativo. Se non ce la facciamo, se stiamo male, se siamo apatici e tristi perché dopo otto mesi non sappiamo ancora come e se ne usciremo (e l’Italia non è l’unico posto dove le cose vanno ancora male), se siamo depressi e abbiamo bisogno di aiuto, ecco, è normale. Forse questo è il momento di parlare seriamente di salute mentale, oltre che di salute fisica. È il momento di affrontare la paura della nebbia, prima ancora che dei mostri. E non a livello individuale, ma a livello comunitario, con un discorso chiaro che accetti il malessere come parte normale dell’esperienza umana, soprattutto in questo momento straordinario, condiviso in tutto il mondo come neanche le guerre mondiali sono mai state. Stiamo male. Accettiamolo. Abbracciamo il dolore, la stanchezza, l’abulia. Parliamone. Diciamolo agli amici, se non all’analista. Condividiamolo, questo star male. Non ci rende meno, ci ricorda che siamo vivi.

A new life

Finalmente.

È la prima parola che mi balza in testa a ripensare a queste ultime settimane.

Un po’ per scaramanzia, visto che abbiamo dovuto già rimandarlo, un po’ perché c’erano veramente tantissime cose da preparare, ho trascurato il blog. Ho scordato di celebrarne gli 11 anni di attività, di scrivere di Xbox Series X|S e di Playstation 5, del mio fantastico addio al celibato, di queste due settimane settembrine in Sardegna per la nostra quasi luna di miele, ma tant’è mi serviva tutto il tempo del mondo per dedicarmi a ciò che conta davvero.

E sì, insomma, l’ 11 settembre ci siamo sposati. Come volevamo, una grande festa, con gli amici più cari. Contro il COVID-19, contro il meteo avverso, contro le piccole difficoltà di organizzazione.

Qui sotto c’è un piccolo foto racconto della giornata.

Ps. Una faccenda estremamente importante durante un matrimonio, così come durante qualsiasi evento di intrattenimento, è la musica. La musica va scelta, selezionata accuratamente, potrebbe essere quel piccolo elemento chiave in grado di svoltare la serata. Noi ci abbiamo impiegato un bel po’ di mesi per costruire la nostra personale playlist. In realtà sono tante playlist divise per i vari momenti della celebrazione, ma per comodità le unite tutte in una sola e la trovate qui: contz.co/weddingsoundtrack

Ci tengo particolarmente, quindi fatemi sapere che ne pensate.

https://frankcatucci.smartslides.com/noemi-andrea?pt=ed

Non parlarmi, se puoi, di Covid-19

Sia chiaro, abbassare la guardia mai. La prevenzione ovviamente, mai come oggi, è la miglior cura. Però ecco, dopo 5 mesi l’argomento Covid ha iniziato a stufare un pochettino …

There is no escaping COVID-19. Not even in casual conversation. I’m a little reluctant to admit this, given how bad the situation is, but I am tired of all of the COVID conversations. It’s enough having to deal with the pandemic in day-to-day life: working from home, with the kids around, and planning to work from home with the kids home when the school year starts; wondering if there will be a vaccine anytime soon; wondering when and if some sense of normalcy will return.

Clearly, the pandemic touches every part of our lives. But now, even casual conversation centers around the virus. It’s become common courtesy to ask someone how they are faring. I’m clearly conflicted over this. I get enough from the newspapers I read each day, and from the updates from our state and local municipalities, from the school system, from the recreation system. I hate to admit it, but COVID is the last thing I want to talk about in casual conversation

Anche io inizio a soffrirne. TG, Radio, al bar, al lavoro, su whatsapp, con gli amici. Oramai è il solo argomento di cui si parla o quantomeno lo si cita ancor prima di dire come stai.

E lo so, dell’assoluto controsenso di scrivere di Covid-19 mentre dico di non volerne più parlare, ne sono conscio. Eppure da qualche parte avrei dovuto scriverlo. Perché sai, iniziare a parlare con qualche business partner, non è poi così carino tagliare corto dicendo passiamo al nocciolo della questione.

Ad ogni modo. Anche basta.

Fluxes. Puntata 14.

+ Riscopro la bellezza di scrivere quando trovo nuove fonti da cui attingere ispirazione. Eh sì, talvolta anche aspirazione. Questa settimana ne ho aggiunti ben 3 alla collezione del mio feedly:

+ C’è un altro grande e grosso argomento di cui mi piacerebbe parlarvi, ma per scaramanzia preferisco non farlo. La scaramanzia è una scusante da persone poco intelligenti, ma siamo umani e ci aggrappiamo alle nostre piccole speranze e casuali conferme

+ Nonostante lo scarsissimo tempo libero a disposizione vorrei tornare con più costanza a parlare di videogiochi. Innanzi tutto per farlo bisogna giocarli. Sono a circa sei ore di The Last of Us Parte II e ho pronto e installato su Playstation 4 anche Ghost of Tsushima, ma ho come l’impressione che fino a fine di agosto non vedrete altre recensioni da queste parti

+ In linea di massima mi sto allontanando sempre di più da Facebook. Sto cercando di coltivare per quanto mi è possibile la mia passione per la fotografia e spero di poterne godere durante le mie vacanze mordi e fuggi di quest’anno. Prediligerò sempre di più il blog come unico luogo in cui diffondere idee, pensieri e piccoli appunti

+ Non ho più volutamente voluto parlare di Covid-19. Una volta terminata la fase di lockdown per me non ci sono più notizie certe e ufficiali a cui credere al 100%, quand’anche la comunità scientifica inizia ad avere delle opinioni discordanti, talvolta diametralmente opposte, anche al suo interno, è il momento in cui esprimere un’opinione personale risulta controproducente per il fatto che non ci si può basare su fatti, ma, appunto, su opinioni.

37

Il compleanno dei miei 37 anni me lo sarei immaginato differente, in una situazione diversa ma tant’è ce la siamo goduta lo stesso. Ho fatto un tour a Sale San Giovanni provando la Sony Alpha 7RIII con il nuovo obiettivo FE 20mm F1.8 G. Trovate tutto il reportage qui.

Nonostante tutto è stato un compleanno fantastico. 🥰