Tempo

Il tempo è un concetto relativo. Frase fatta. Il tempo non è un concetto. Il tempo è indefinibile. Non si può misurare qualcosa di infinito. Come si potrebbe?

Quello che l’uomo ha inventato altro non è che un complesso metodo per scandire il ciclo che compie la sfera terrestre intorno a una stella. Tant’è nel nostro vivere quotidiano sembra mancare sempre, il tempo. Come mai? Perché mi ritrovo a fine giornata e sembra che ci siano ancora milioni di cose da portare a termine?

Mi domando se bastasse solo un po’ di organizzazione in più, se sono solo io ad incasinarmi con le ore che passano, le cose da fare, la stanchezza e la voglia di dedicarmi ad altro. Non è così, vi sento là fuori, ci siete anche voi.

Per chi crede agli oroscopi può interpretarlo come una caratteristica del mio segno. Buttarmi anima e corpo in tutto quello che mi appassiona, per poi accorgermi che manca, il tempo. Mi succede da sempre.

Priorità.

Ho capito che sono fondamentali, non è una questione di organizzazione, non lo è mai stato. Ma di priorità. Mettere in cima della lista le cose importanti, perché se no uno ne esce matto per davvero. Il 2010 sarà l’anno, l’anno delle priorità. Le mie.

E’ una decisione sofferta, ma dovuta e riscontrata in questi quatto mesi. Lasciare la guida di TNWI mi costa tanto, ma le mani sono tue e una sola la testa e mi devo accontentare di questo. Faccio un grosso in bocca al lupo a Nicola De Carne a nuovo Editor in Chief. Spero che il progetto vada lontano, so che una piccolissima parte sarà per sempre mia.

Del resto… “Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concessocit.

Quella volta che ci misi 8 ore per fare 20 km

Metter piede a casa ieri sera è stato come svegliarsi da un incubo. Un incubo durato quasi 8 ore e che non auguro a nessuno di provare. La neve era prevista da due giorni per ieri pomeriggio. Alle 15, appena sono iniziati i primi accenni di pioggia ghiacciata, mi sono dato una mossa e sceso in strada il più velocemente possibile.

Ancora stamattina non so dire se sia stata una mossa azzeccata, a giudicare da quanta neve è scesa qui a Milano probabilmente si. Quello di cui proprio non riesco a darmi una spiegazione logica è come sia stato possibile non prevedere una situazione del genere, come non sia stato possibile gettare sale per tempo, come sia stato possibile non pulire prontamente le strade.

L’hinterland milanese non è pronto ad affrontare la neve, non scende tutti i giorni, ma immaginavo che dopo la situazione delirante di giovedì e tutto questo preavviso fossero serviti a qualcosa. Evidentemente no.

Sono alla caccia di cosa abbia bloccato la Strada Provinciale Monza Melzo, e ringrazio per aver deciso di prendere la Provinciale Cassanese, altrimenti sarei stato ancora lì per molte ore.

Internet anyone?

Non mi sono stupito di certo, ma col il mio Windows phone twittavo ed ero alla caccia di altri che facessero lo stesso nella zona intrappolati in auto. Il nulla. Idem su fonti di informazioni, nessuna spiegazione su una strada vuota e l’altra immobile.

Comunque, in pieno spirito “citizen journalism” armato della mia fidata Kodak Zi8 ho documentato le ore di viaggio. Molto più di tante parole…E oggi ne arriva ancora!

La qualità prima di tutto

Non capisco perchè in questo pezzo Aldo Grasso, cercando di dare del tifoso più che del telecronista a Caressa, faccia passare la veracità di Fabio come una terribile condanna screditante nei suoi confronti e del tutto team di speaker calcistici di Sky.

Tifoso imparziale Caressa, uomo che si esalta perchè come ha gridato lui stesso “ amo questo sport” e secondo me è uno che con capacità dialettiche colorite e incitanti ha dato vita nel corso degli anni a un trend di escalation di emozioni durante la telecronaca di una partita che prima difficilmente si trovava.

Ti fa scalpitare, il momento, come direbbe qualcun altro, diventa catartico.

Grasso una cosa giusta la dice e probabilmente contraddice tutto l’articolo scritto, avete mai ascoltato una telecronaca RAI? Per carità, tutti professionisti di alto spessore, ma a mio modo di vedere poco esaltanti, mai coinvolgenti, tanto annoianti.

Punti di vista.

C’è da dire che il Calcio in Italia è tutto per tantissime persone e le fortune di Sky non derivano ovviamente solo dagli abbonamenti dedicati al cinema. Questo perchè negli anni passati, pur operando in regime di monopolio, Sky ha sempre garantito uno spettacolo calcistico che altre holding editoriali non sarebbero mai riuscite a sostenere in termini di costi e qualità e probabilmente non riescono nemmeno oggi. Una piccola parte è data da Caressa e il suo team, è inconfutabile, perchè la partita te la fanno vivere, come se fossi lì in tribuna.

Non conosco Mediaset Premium, ma Piccinini, tanto per dirne uno, è molto simile allo stile Caressa.

Mi spiace ma i guitti da avanspettacolo sono da cercare altrove, e Grasso che si occupa quotidianamente della nostra malandata italica televisione dovrebbe saperlo molto bene.

Verso casa, non mi vogliono far tornare

Sono in attesa dei vari upload tra video e foto reduci dal VeneziaCamp 2009 e ripenso a quanto accaduto al ritorno oggi pomeriggio. Freccia Rossa di Trenitalia semplicemente perfetto. Puntualissimo arrivo 20.25 in Centrale.

Abito in provincia di Milano, per fortuna un paese servito dalla metropolitana linea 2 facente parte del ramo Vimodrone — Gessate. Da quando sono nato sono stato testimone dell’incomprensibile scelta di ATM di creare un treno non solo per la direzione Cologno e Gessate, ma anche uno che terminasse la sua corsa anche a Cascina Gobba.

Ditemi voi l’utilità, visto che gli altri due si fermano comunque lì e sicuramente c’è più gente residente in 11 comuni rispetto un quartiere di Milano.

Ma torniamo a questa sera. Era da tanto che non prendevo la metropolitanta, l’utilizzo intensivo degli anni universitari era sempre stato accompagnato da un abbonamento e mai dall’acquisto di un biglietto.

Scendo le scale mobili e mi accingo ad acquistarne uno dalle macchine automatiche. E’ domenica sera e c’è molta coda intorno ad esse, non perchè ci sia più gente del solito, ma perchè metà di queste sono fuori servizio.

Arriva il mio turno. Abitando come dicevo in provincia, seleziono un biglietto interurbano zona 1, non capendo bene che differenza ci sia con le altre. Non ci penso tanto, ritiro il biglietto e lascio posto a chi dietro di me stava per eseguire la mia medesima operazione. Cerco di entrare, ma il tornello mi rifiuta il biglietto dicendo che non va bene.

Mi rimetto in coda alla macchinetta, acquisto un biglietto interurbano zona 1/2, mi sposto nuovamente al tornello. Niente da fare non si entra. Nel frattempo erano già le 21.00. Chiedo al controllore al gabbiotto, mi dice che ho sbagliato a selezionare, tra le decine e decine di selezioni avrei dovuto scegliere zona 1/2/3, ma testuali parole “Quelle cavolo di macchinette non ci capisce niente nessuno”.

E ci credo, perchè per comprare un normale biglietto per Milano centro esiste una voce sola, per andare fuori ne ho contate almeno 10.

Ma arriviamo al peggio. 21.01

Scendo alla banchina, sperando che il treno direzione Gessate arrivi in pochi minuti. Ma i primi 4 treni portano tutti a Cascina Gobba a distanza di 7 minuti l’uno dall’altro. Mi avvicino alla tabella degli orari e scopro di aver mancato il mio treno per 8 minuti. Prossimo treno per Gessate della domenica sera: 28 minuti dopo.

Ora, io capisco che la domenica sera non è minimamente paragonabile alla folla del lunedì mattina, che sarebbe probabilmente uno spreco di risorse, ma trovo inaccettabile che non venga garantita una corsa con maggiore frequenza, dato anche il piccolo problema di fine corsa accennato all’inizio.

Ho pensato subito a Venezia, che sì il biglietto costa 6.50€, ma non sono passati più di 6 minuti dal passaggio tra un vaporetto e un altro. E poi io mi lamento dell’accessibilità alla Rete. Morale ho chiesto ai miei genitori uno strappo da Cascina Gobba arrivando finalmente a casa alle 22.00. Inconcepibile se penso che disto 40 min di metro dalla Centrale.

La metropolitana di Milano ha tanto da rivedere nel prossimo futuro, purtroppo per noi non c’è alternativa, ma sarà sempre più indispensabile causa traffico e mi auguro possa sapersi reinventare per stare al passo coi tempi.

Italiani d’America

Domani sarà il Columbus Day in America. Si celebra in modo non ufficiale dalla fine del ‘700 per diventarlo poi dall’inizio del ‘900. Ho detto America, perché non è una ricorrenza solo statunitense, ma che si diffonde anche e soprattutto nell’America Latina.

La festa ricorre ogni secondo lunedì di Ottobre e domani cade proprio il 12, giorno in cui si dice Colombo mise piede per la prima volta nel Nuovo Continente.

Diventata in alcuni luoghi, New York su tutti, la festa degli italiani, quest’anno non verrà celebrata in 22 stati degli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ne enuncia le differenti motivazioni e prese di posizione. Colpa della crisi economica, altri invece preferiscono un giorno di vacanza in più vicino alle celebrazioni per il Natale piuttosto che un giorno buttato a caso in ottobre, la voce dei nativi americani che si fa sentire forte e chiara. Cosa si dovrebbe celebrare? Lo sterminio di una popolazione?

Alcune città, infatti, celebreranno domani la giornata dei nativi/indigeni americani proponendo democraticamente che il Columbus Day venga rinominato “Italian Heritage day” e venga spostato in un differente giorno dell’anno. Non tanto perché ce l’abbiano con il povero Colombo, ma con lo sterminio derivato dall’arrivo degli europei nel 1492 nei confronti di chi già abitava quelle terre.

Chi scenderà in piazza domani negli Stati Uniti immagino lo farà per rivendicare l’orgoglio di essere italiano, non ricordando quello che è conseguito alla scoperta del continente che li ha adottati.

Mi sento vicino alle posizioni dei nativi, anche se sono convinto che rifocalizzando meglio lo scopo delle celebrazioni si possa tener viva la memoria di quello che di buono è accaduto dopo quell’avvenimento.

(ps. Il WSJ nell’articolo intervista tale Joseph Contino delle città di Columbus, Ohio. Chissà se siamo parenti)

ATMosfera

Credo di averlo visto a metà di giugno per la prima volta su Eat Parade o più probabilmente era Studio Aperto. Martedì sera l’ho provato.

ATMosfera è il servizio di ATM che ha trasformato due tram storici di Milano adattandoli a carrozza ristorante. Come dice la descrizione del sito, il gusto è molto retrò e sa tanto di fasti ottocenteschi, forse pure troppo.

Appena si monta si capisce subito che il clima è raccolto, adatto a coppiette o cene tra amici non troppo caciaroni.

La partenza è alle ore 20 in Piazza Castello angolo Via Beltrami e si attraversano praticamente tutte le zone battute da rotaie nel giro di qualche chilometro. Una buona opportunità per godermi la mia città di notte, mangiare piuttosto bene e passare 2 h e 30 min alla ri-scoperta di alcuni luoghi che non vedevo da anni. Vivere in periferia ha i suoi svantaggi.

Capitolo cibo.

Ovviamente in un tram non c’è spazio per una cucina degna ti tale nome, per cui quando si prenota vi chiedono se preferite menu di carne o di pesce in modo da essere preparati con cibi precotti. Fa storcere il naso lo so, ma i piatti si presentano bene, sono di qualità e sicuramente meglio di molti ristornanti in cui sono stato.

Disdegnando, con buona pace di papà chef, il pesce ho optato per il menu di carne che così si presentava:

Costo 65 € a testa, vino, acqua e caffè compresi. Mi chiedo se Antonio lavorandoci ci abbia mai fatto un giretto.