Le calorie di un pendolare in moto

Da qualche giorno, complice il cambio di lavoro, sono tornato a spostarmi verso il centro cittadino di Milano. Ho riscoperto il piacere delle due ruote e mi godo ogni tanto giorno di meteo clemente per poter inforcare il nuovo mezzo.

C’è una bizzarria legata a questa vecchia-nuova routine. Il mio Apple Watch considera questo tragitto di una quarantina di minuti come attività fisica. Al di là delle oscillazioni per zig-zagare nel traffico e della pinzatura sui freni non credo di far poi molto se non stare seduto e accentuare i sensi per prestare la massima attenzione a ciò che mi circonda.

Eppure…Poco tempo dopo essere entrato e seduto in ufficio lui inizia a suonare.

Come se avessi completato un allenamento di mezz’ora o poco più.
Vai a sapere. Forse sono i battiti accelerati? Forse li associa al frena e riparti?
Non saprei. Qualcuno è più ferrato in materia?

Apple Music: Spatial Audio e Lossless Audio

Dopo Spotify HiFi arriva anche l’annuncio di Apple Music a supporto della musica in streaming di alta qualità. Apple non si ferma all’alta fedeltà disponibile per tutto il suo catalogo però, aggiunge una chicca ulteriore ovvero il supporto per alcune produzioni del formato Spatial Audio con Dolby Atmos.

Il tutto ovviamente gratuitamente nel vostro abbonamento già in essere. Il vantaggio rispetto a Spotify a questo punto raddoppia. Non solo sappiamo già quando sarà disponibile, giugno 2021, ma aggiunge anche un ulteriore formato che a quanto pare supporterà sempre di più per le produzioni future in modo da avere un catalogo sempre più distintivo a livello qualitativo.

E a quanto pare ci sarà la possibilità di scegliere come riprodurre il contenuto tra le varie qualità disponibili, con una terza scelta, la Hi-Resolution Lossless:

Apple Music’s Lossless tier starts at CD quality, which is 16 bit at 44.1 kHz (kilohertz), and goes up to 24 bit at 48 kHz and is playable natively on Apple devices. For the true audiophile, Apple Music also offers Hi-Resolution Lossless all the way up to 24 bit at 192 kHz.

Con questa mossa, e se siete circondati da device Apple, non c’è davvero più ragione per avere un abbonamento a Tidal o Deezer. Nel frattempo anche Amazon Music si è allineata offrendo l’alta risoluzione a nessun costo aggiuntivo rispetto all’abbonamento da 9.99 eur. al mese.

Update: Sembra che nessun modello di AirPods supporterà il formato Lossless, quindi per l’alta definizione servono delle cuffie con il cavo o delle buone casse collegate al vostro computer Apple.

Spotify HiFi

Con Spotify HiFi arriva l’audio di alta qualità.

Da un paio di settimane ho iniziato a testare Tidal e Qobuz. Ho sempre voluto tirare fuori il meglio da le mie Sony MDR-1000X e il mini ampli PHA-3, che seppur vecchiotte sanno ancora distinguere una buona compressione da una deteriorata.

Ho cancellato entrambi gli abbonamenti dopo una settimana, ben prima il termine del periodo di prova. Purtroppo hanno un catalogo azzoppato e facendo un trasferimento alla pari con Soundiiz mi sono accorto di perdere moltissimo contenuto rispetto a Spotify.

Spotify, già. Mi sono definitivamente “accomodato” su Spotify dall’anno scorso, e cioè da quando si ha la possibilità di salvare infiniti album e canzoni sulla propria libreria. E da quel giorno ho disperatamente sentito il bisogno di aumentare la qualità di ciò che ascoltavo. Nonostante abbia settato come “Molto alta” la qualità dell’audio, la differenza con Apple Music esiste e il mio orecchio la percepisce.

Durante la diretta dell’evento Spotify Stream On, tra gli altri annunci, secondo me c’è stato quello più sensazionale e forse il più atteso dagli utilizzatori che dal servizio di streaming musicale più diffuso sul pianeta si aspettavano da tempo l’introduzione di un tier di alta qualità: Spotify HiFi.

Spotify HiFi will deliver music in CD-quality, lossless audio format to your device and Spotify Connect-enabled speakers, which means fans will be able to experience more depth and clarity while enjoying their favorite tracks.

Ubiquity is at the core of everything we do at Spotify, and we’re working with some of the world’s biggest speaker manufacturers to make Spotify HiFi accessible to as many fans as possible through Spotify Connect. 

HiFi will be coupled with Spotify’s seamless user experience, building on our commitment to make sure users can listen to the music they love in the way they want to enjoy it. 

Spotify HiFi will begin rolling out in select markets later this year, and we will have more details to share soon.  

Da notare come si parli di mercati selezionati, quindi non è assolutamente detto che arrivi in Italia come mercato di lancio.

Ci sono due aspetti da sottolineare rispetto a questo importantissimo annuncio.

  1. Spotify “ruba” sotto il naso di Apple Billie Eilish, recente protagonista di un documentario proprio su Apple TV+, proprio per annunciare assieme al fratello le potenzialità e la necessità di un audio di alta qualità nell’ascolto di produzioni più o meno complesse.
  2. La seconda. Chi si ricorda la qualità del suono di un CD? Oggi sono in pochi e sono ancora meno quelli che ne possiedono un lettore e ci ascoltano sopra della musica. L’iPod ha rivoluzionato il mondo della musica ma ha contribuito alla bassa risoluzione, forse è giunto il momento di fare marcia indietro.

Perché le webcam fanno schifo?

Any affordable webcam (even at the high end of affordability, $100+), uses inadequate and typically years-old hardware backed by mediocre software that literally makes you look bad. You might not notice this if you’re using video software that makes your own image small, but it will be obvious to other people on the call.

Un bel post del blog di Camo, un’app che trasforma il tuo iPhone in una webcam, che spiega il perché e il percome le webcam facciano schifo (con prova sul campo) e perché il vostro telefono riesce a fare molto meglio.

Non conoscevo l’app, l’ho installata e funziona anche su Windows e non solo su Mac. Niente male.

Configurare FRITZ!Box 7590 con Orbi Wifi 6 Mesh

Finalmente è arrivata la Fibra!

Insomma, azzoppata in tutto e per tutto, come nella più classica e torbida storia all’italiana. Il nostro paesino alle porte di Milano è stato dichiarato zona grigia di mercato. Ovvero c’era un progetto di Open Fiber per portare con i soldi dei finanziamenti pubblici la FTTH, interrotto non appena TIM ha manifestato la volontà di sistemare il territorio, sì, ma con una FTTC.

E FTTC sia. L’armadio TIM al quale ci agganciamo dista 700mt da casa, con equivalente velocità di 33Mpbs in download. Una ciofeca se penso a chi come Lorenzo ha 1Gbps simmetrico con anche l’imminente arrivo dei 2,5Gbps di Fastweb. Ma tant’è, sopravviviamo in attesa di novità.
Ho deciso pertanto di sganciarmi da Lundax e da una connessione completamente 4G+ in primis per i costi, 40 euro al mese, e in secondo luogo per l’instabilità della connessione con picchi da 150Mbps ma con momenti di down fino a 20Mbps.

In una settimana TIM è stata molto rapida ad attivarmi il contratto e a far uscire proprio ieri mattina un tecnico di una ditta appaltatrice. Il quale, poverino, si è raccomandato di contattarlo direttamente per qualsiasi bisogno e di evitare il 187 pena una decurtazione di 30 euro dal suo stipendio 😱.

Ad ogni modo passiamo alla configurazione. Casa nostra è distribuita su 2 piani, divisa a metà dalla tromba delle scale che porta da un piano ad un altro. Già da un paio di mesi ho installato le Netgear Orbi Wifi 6 Mesh per ovviare al problema e avrei voluto mantenere l’attuale set-up per non perdere la bontà del segnale in grado di raggiungere qualsiasi pertugio di casa.

Restava da capire il funzionamento di FRITZ!Box 7590, il neo acquisto (grazie Gioxx) per non dipendere da nessun aggeggio dato in comodato d’uso da TIM e restare libero di scegliere.

Ho fatto partire l’auto configurazione con TIM e in pochi secondi ero online. Ora, il FRITZ!Box 7590 non permette una vera e propria modalità bridge, quella in cui smette di essere un router e agisce solo da modem, cosa utile al mio scopo visto che voglio far funzionare tutto passando dalle Netgear Orbi.

Ma c’è un piccolo trucco per sistemare le cose e “isolare” il FRITZ!Box 7590 relegandolo alla sola funzione di Modem. Te lo spiego passo passo:

  • Ho agganciato come dicevo il Router del Netgear Orbi Wifi 6 dalla sua porta Internet a una porta LAN del FRITZ!Box 7590
  • Sono entrato nel pannello di configurazione del FRITZ!Box 7590 e ho disabilitato qualsiasi cosa inerente al Wi-Fi, in modo da non creare confusione con la rete già esistente basata sull’Orbi
  • Successivamente dal menu Internet-> Dati di accesso ho cancellato quelli presenti e ho fatto scroll nella sezione più in basso della schermata
  • Poco più sotto ho dato la spunta al Passthrough PPPoE. Facendo così ho praticamente intimato al FRITZ!Box 7590 di permettere ad altri dispositivi ad esso collegato di poter accedere ad Internet in totale indipendenza
  • A questo punto sono passato al pannello di controllo NETGEAR Orbi Wifi 6 e ho cambiato queste impostazioni all’interno della schermata Internet
  • Ho spuntato sul “Sì” alla domanda se la connessione richiedesse dei dati di accesso
  • Ho inserito PREFISSO_NUMERO DI TELEFONO nel campo accesso, timadsl come password
  • “Sempre acceso” come modalità di connessione

Il gioco è fatto. Ora NETGEAR Orbi si connette automaticamente ad Internet, sfruttando il FRITZ!Box 7590 come modem e occupandosi lui di tutto quanto. Non dovreste avere nessun problema di Doppio Nat sulle vostre console di gioco e tutto dovrebbe filare liscio come l’olio.

Non ho puntato sui sistemi Mesh di FRITZ!Box in quanto li ho già testati in precedenza in casa mia. Purtroppo ho avuto una dispersione massima del segnale, mentre con i NETGEAR Orbi navigo a 33Mbps sia in LAN sia in Wi-Fi con zero dispersione del segnale.

Spero vi sia stata utile questa mini guida, che non ho trovato da nessun’altra parte online, per far coesistere due prodotti top di gamma sul mercato e che troppo spesso decidono di non “parlarsi” tra di loro.

Caro futuro me, ti scrivo

Il servizio FutureMe e come ricordarsi di ricordare.

Nella mia interminabile lista di difetti posiziono ai primi posti la smemoratezza. O meglio, sono affetto da memoria selettiva. Mi rendo conto di ricordami solo ciò che la mia mente ha deciso, per i fatti suoi ovviamente, di ritenere importante immagazzinare per buttare via tutto il resto.

Come se fosse un hard disk costantemente pieno che debba fare spazio a cose più importanti, eliminando i file meno utilizzati e i ricordi mai aperti.

Photo by Fredy Jacob on Unsplash

Per darvi l’idea, quando mia moglie si è trasferita da me qualche anno fa abbiamo razionalizzato gli spazi occupati selvaggiamente come qualsiasi altro uomo single in casa propria farebbe. Ancora oggi vado a cercare gli oggetti dove li avevo sistemati originariamente 10 anni fa e non nella loro nuova ubicazione che dura ormai da quasi tre anni.
Se mi chiedi cosa ho mangiato 3 giorni fa non me lo ricordo, se mi sforzo di ricordare il nome di qualcuno non ne parliamo, ma cosa peggiore quando dimentico di fare qualcosa di estremamente importante a cui ho pensato mentalmente con tanta intensità fino a pochi minuti prima.

Negli anni ho ovviato con svariate soluzioni. Al lavoro si traduce in appuntarmi qualsiasi cosa mi debba ricordare, ho la scrivania invasa di post-it con la to-do list imminente.
Mentre nella vita di tutti i giorni il calendario del telefono è il mio piccolo aiutante di babbo natale. Per i compleanni imposto le notifiche molto presto al mattino così da avere su schermo appena mi sveglio, per altre cose ho adottato un approccio più soft con l’esatto minuto in cui devo ricordarmi quella particolare azione.

Insomma, bene o male sopravvivo e non manco mai nessun appuntamento. Questa premessa è stata utile per raccontarvi di FutureMe. Si tratta di una piattaforma di messaggistica che permette di inviare email a 1, 3 o 5 anni di distanza oppure una data qualsiasi a piacimento. È un servizio datato, del quale avevo scordato l’esistenza. Salvo ricevere oggi un’email che mi ricordava di compilare la mia annuale lettera al mio futuro me.

Ho fatto log-in con le credenziali salvate su 1Password e il suggerimento del mio browser mi ha fatto presagire di averlo già utilizzato. Entrato mi sono trovato davanti ciò che sospettavo, esattamente 1 anno fa ho inviato un’email al mio futuro me e che riceverò tra 4 anni. Ho tentato invano di provare a leggere quanto scritto, ma so solo di aver composto 34 parole.

Sono minuti che penso a cosa io abbia potuto scrivere a me stesso, in 34 parole immagino non molto. La sola cosa in cui la mia memoria è stata utile è il ricordo che questo tipo di servizio non è nuovo, è un’idea scopiazzata da uno spot di Google Chrome di qualche anno fa riproposto qui sotto. Quindi FutureMe non fa nulla di originale, se non postporre un’email a te stesso. Un friendly reminder. Per ricorare a te stesso che non ricordi un cazzo.

Readng

No, non ho sbagliato il titolo. È il nome di una neonata app per il tracking e la scoperta di libri. Sulla scia di goodreads, ormai l’ombra di un sito anni ’90, e dell’anonimo anobii che ha cambiato più proprietari di Yahoo!, Readng sembra voler dare una botta di freschezza al circolino delle app di tracciamento di lettura.

Seppur ancora acerbo, in pochi minuti ho completato l’import di quanto tracciato su goodreads, e ha a disposizione un’intera sezione di richieste aperte per migliorare costantemente il servizio in base al feedback e idee proposti dagli utenti. Il che lascia ben sperare per il futuro del servizio.

Al momento mi sembra un po’ scarna l’integrazione per ricercare nuovi amici, di fatti per ora è solo su invito. Ma credo l’intento sia proprio quello di creare una piattaforma di nicchia, lontana dalle dinamiche social attuali, evitando qualsiasi integrazione di sorta.

Al momento ho a disposizione tre inviti, se avete voglia di testarlo, commentate qui sotto 👇🏻.

Readng

No, WhatsApp non condividerà i tuoi dati personali

Con l’aggiornamento di ieri molti di voi avranno notato questa schermata alla riapertura di WhatsApp. Ove sostanzialmente si deve accettare ora o nel mese di febbraio dove sarà obbligatorio farlo.

Prendere o lasciare il servizio per sempre.

Ed è iniziato il classico bailamme mediatico. WhatsApp cattivo condivide con le altre aziende del gruppo le nostre informazioni personali per mostrarci pubblicità contestuale su Facebook.

I dati che verranno condivisi con Facebook saranno i nomi, le foto di profilo, gli aggiornamenti di stato, i numeri di telefono, gli elenchi dei contatti, gli indirizzi IP, le informazioni tecniche sul proprio dispositivo come marca e modello, versione di sistema operativo e operatore telefonico; se interagiscono con aziende tramite WhatsApp, Facebook riceverà gli indirizzi postali di spedizione e gli importi spesi in acquisti.

E via a citare i consigli di Elon Musk. La stessa Signal che ammette rallentamenti per i troppi nuovi iscritti e i siti di tecnologia al galoppo per consigliare app alternative.

Purtroppo solo poche testate online hanno segnalato che queste modifiche non saranno attive in Europa, e per quanto mi scocci Corriere.it è una di queste:

Intervenuto sulla questione, un portavoce di WhatsApp ha precisato: “ Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea (incluso il Regno Unito) derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy. WhatsApp non condivide i dati degli utenti WhatsApp dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità”.

Questo perché, a quanto riporta una nota divulgata dalla piattaforma, “se in futuro dovessimo scegliere di condividere tali dati con le società di Facebook a questo scopo, lo faremo solo dopo aver raggiunto un accordo con la Commissione irlandese per la protezione dei dati ( WhatsApp Ireland è infatti l’entità che fornisce il servizio agli utenti europei, ndr) su un meccanismo futuro che consenta tale utilizzo”.

Tradotto: per il momento WhatsApp non condividerà le informazioni degli utenti con Facebook a scopo pubblicitario. Intanto, però, ha chiesto loro l’autorizzazione (obbligatoria), anche per consentire agli account Business una più agevole gestione delle conversazioni tra le due piattaforme.

Per il momento, quindi, calma e sangue freddo. E per lunghe che siano le FAQ e i documenti di policy è sempre tutto dettagliato lì dentro.

Ho avuto sempre un costante rapporto di amore/odio nei confronti di WhatsApp, ma volente o nolente mi ritrovo costretto ad utilizzarlo per motivi lavorativi e di vita privata. Non foss’altro l’app di messaggistica istantanea più diffusa sul pianeta.

Prediligo Telegram come alternativa, benché si appresti anch’essa ad essere invasa da contenuti pubblicitari o abbia qualche problema di privacy nella condivisione della geolocalizzazione. Tuttavia ancora a meno di WhatsApp non si può fare.

Vedremo in futuro se queste modifiche ai termini privacy arriveranno anche nell’Unione, a quel punto ci sarà da domandarsi se migrare definitivamente su alternative più attente a quanto l’utente sia disposto a condividere di sé.

Update 15 gennaio: Il blog di WhatsApp chiarisce la situazione, come appunto avevo anticipato.

WhatsApp si fonda su un concetto semplice: tutto ciò che condividi con familiari e amici rimane tra voi. Questo significa che continueremo a proteggere le tue conversazioni personali con la crittografia end-to-end. Grazie a questa misura di sicurezza, né WhatsApp né Facebook possono vedere i tuoi messaggi privati. Ed è per questo motivo che non teniamo traccia delle persone che chiami o a cui invii messaggi. WhatsApp non può nemmeno vedere la posizione da te condivisa e non condivide i tuoi contatti con Facebook.

Incoerenza

Non so in quanti si siano bevuti la storia di Apple salvatrice del pianeta nel non includere un carica batterie nel nuovo packaging degli iPhone 12.

Lo storytelling sul perché si sia optato per una mossa del genere è commovente e comprensibile. Voglio dire, quanti di noi in casa hanno carica batterie a profusione a cui attaccare il cavo del proprio iPhone?

Tanti vero? E perché includerne di altri in una confezione che sarebbe più grande e sprecherebbe risorse prezioso del nostro decrepito Pianeta quando se ne potrebbe usare uno che hai lì, proprio sotto il tuo naso?

Ebbene, non è così.

Il solo carica batterie Apple in grado di ricaricare iPhone 12 è soltanto quello di iPhone 11. Quelli precedenti non vanno bene.

Perciò, metti caso uno come me che da iPhone Xs vuole spostarsi su iPhone 12 dovrà acquistare un nuovo carica batterie. Indipendentemente se si voglia utilizzare il cavo in dotazione nella scatola, o provare le meraviglie della tecnologia MagSafe.

Insomma, come scritto qui, uno entra in un negozio Apple sperando di fare qualcosa di buono e se ne va a casa con almeno un carica batteria in più, ovviamente pagandolo profumatamente e non più “incluso” nel prezzo del telefono come accadeva fino al modello dell’anno scorso.

Non smetterò di utilizzare iPhone e nemmeno i prodotti Apple, la mia critica non è tanto sulle politiche ambientali dell’azienda, per altro sempre molto attenta al tema. Quanto piuttosto a una scelta di comunicazione poco chiara e da presa in giro nei confronti del consumatore finale.

Che sonno!

Apple Watch è stato lanciato nel 2015.

Solo dopo 5 anni finalmente, con l’aggiornamento a WatchOS 7, è arrivato il monitoraggio del sonno. Complice anche un nuovo materasso Tempur ho voluto fare qualche test di una settimana per capire come funzionasse l’app e quale fosse la reale utilità di questa misurazione.

Al di là della funzione sveglia con vibrazione e suoni differenti tra cui scegliere, l’app Sonno non dice praticamente nulla di più se non le ore effettive dormite.

Facendone una media settimanale e una mensile.

Fine. Non c’è nessun’informazione utile per adattare meglio le proprie abitudini, né se il sonno è stato leggero o pesante.

Mi domando cosa ci fosse di tanto complicato per dover attendere 5 anni nell’introdurre questa funzione quando i competitor l’hanno da tempo immemore con tra l’altro un set enorme di informazioni da cui pescare.

Apple, è proprio il caso di dirlo, stai dormendo.