I nuovi vecchi MacBook Pro

Premessa. Ritengo le macchine presentate ieri sera da Apple dei piccoli mostri di potenza, ma esclusivamente rivolti ad un pubblico il cui utilizzo è di natura professionale, soprattutto audio-video e nel mondo grafico. 

Quindi se vuoi un computer da 3.000 euro per navigare e mandare qualche email, o hai soldi da buttare via, oppure non stai facendo la scelta più oculata in base alle tue esigenze. 

Le caratteristiche da bocca aperta non si discutono e mi piacerebbe ovviamente testare i nuovi MacBook Pro con CaptureOne, ma per il mio personale picco di richiesta di potenza sarebbe una spesa sprecata. Fine della premessa.

Ciò che davvero mi lascia basito però non è tanto il prezzo, quanto l’enorme passo indietro di Apple rispetto a due tecnologie tanto esaltate e sostenute a gran forza fino a ieri mattina: l’assenza di porte per periferiche esterne, se non Thunderbolt, e la fantomatica Touch Bar.   

Partiamo dalla prima. La porta Thunderbolt ha sostituito in primis la tanto apprezzata tecnologia MagSafe che ne avrebbe potuti salvare moltissimi da accidentali cadute. Ma messasi l’anima in pace per la scomparsa di questa tecnologia, man mano sono iniziate a sparire tutte le altre porte, USB, HDMI, lettore di card SD, sostituite sempre da altre Thunderbolt, costringendoCI a dover acquistare dongle di svariata natura per poterci connettere con il resto del mondo come schermi, macchine fotografiche, periferiche di qualsiasi tipo. Ragion per cui tanti possessori dei modelli antecedenti a quello del 2017 si tengono ancora stretti i loro prezioso modello.

La seconda. Utilizzo MacBook Pro da relativamente poco, 2018, sfruttando appieno regolarmente “solo” una ventina di app. Ammetto di non aver mai utilizzato o trovato utile la Touch Bar se non per alzare o abbassare il volume su Spotify. Probabilmente una questione di abitudine, ma l’ho sempre trovata un impiccio piuttosto che un aiuto nella produttività quotidiana.

Ieri però si è aperta una porta, anzi un portone, catapultandoci indietro di 6 anni. Le nuove macchine MacBook Pro in un solo colpo riottengono una porta HDMI, la tecnologia MagSafe e un lettore di card SD. La Touch Bar ? Scomparsa. Semplicemente anni fa Apple si è convinta di un futuro non ancora concretizzatosi oggi:

Apple’s argument for getting rid of the SD slot was that the future would be wireless, and we wouldn’t need to use cards to transfer data anymore. It wasn’t true back in 2016, and it’s still not true. Sure, some devices equipped with SD cards now offer wireless data transfer, but let me tell you—it’s not as fast or reliable as just plugging in a card and transferring the data! And a lot of our non-Apple devices still rely on slow USB ports to transfer data if you have to copy the data directly. The SD slot is just convenient whether you’re a pro transferring photos, audio, or video.

E questo è un bene. Vuol dire che l’esperienza di chi li utilizza ha fatto invertire la rotta a chi di solito la barra la tiene sempre dritta verso il futuro senza mai girarsi indietro, vedasi l’eliminare l’ingresso audio dagli iPhone o togliere la presa per il caricatore di batteria dalla confezione. Meno bene per chi ha investito centinaia di euro in dongle scomodi da utilizzare e trasportare.

Ultimo appunto negativo, l’introduzione del notch anche sui MacBook Pro. Sicuramente un elemento di marketing riconoscibile e differenziante rispetto alla competition, ma sgradevole agli occhi. Ne avrei capita la funzionalità se la nuova camera frontale fosse stata dotata di Face ID e utile quindi a sbloccare il proprio computer, ma sembra soltanto una scelta estetica poco azzeccata visto che questa funzionalità non è stata prevista. Il notch scompare quando l’applicazione che stiamo utilizzando è in modalità full screen, ma riappare quando abbiamo la scrivania di sfondo. Estremamente fastidioso dal mio punto di vista.

I nuovi MacBook saranno il benchmark di mercato e i processori M1 Max e M1 Pro un prodigio di ingegneria informatica. Ma è indubbio che abbiano tanto già un sapore di vecchio.

Glass

C’è un nuovo servizio di condivisione foto in città. Si chiama Glass e non è un social network.

Strano nel 2021, vero?

Ho avuto modo di testare Glass per qualche giorno, ho deciso di pagare il primo mese di iscrizione (4.99€) la scorsa settimana e vedere un po’ come funzionasse questo nuovo servizio al momento con accesso solo su invito e disponibile soltanto per iOS.

I Pro

Se pensi a Glass come antagonista di Instagram, sbagli. O meglio lo è, ma non utilizza le stesse dinamiche, anzi si posiziona al polo opposto. Glass fa della semplicità la sua virtù e l’assenza di like, profili con counter di follower e vetrine per alimentare l’ego i suoi punti di forza.

Il focus si sposta su un engagement puro fatto solo di commenti alle foto caricate dagli utenti. Per lo più scatti piuttosto professionali da quanto mi è capitato di vedere. Ogni foto mostra i dati EXIF della foto caricata e lascia spazio soltanto alle opinioni e non ai like.

La semplicità è il suo punto di forza, non vengono messi in evidenza persone/account più famosi di altri, ma semplicemente si scoprono nuovi fotografi in base all’ordine cronologico delle foto caricate nella prima tab, oppure andando a cercare un nome che sapete essere presente nell’app. Quelli che si decide di seguire compariranno poi nella seconda. Nella terza c’è il nostro profilo con le nostre immagini caricate.

Fine, non c’è altro. Essere semplici oggi è complicato, ma penso possa funzionare proprio per questo motivo.

Cosa manca ancora

Sicuramente al momento essere solo su iOS è piuttosto limitante. Al momento il caricamento delle foto avviene soltanto dall’album del nostro telefono. Ragione per la quale se si ha voglia di caricare una foto scattata con una macchina fotografica è necessario importarla nella nostra libreria di foto iPhone per poterla caricare su Glass.

Manca quindi la possibilità di poter caricare scatti anche da desktop, penso sia imprescindibile per chi non abbia voglia ogni volta di fare due passaggi per poter pubblicare un suo scatto.

Non so quanto imprescindibile, ma sicuramente d’aiuto, il poter editare un proprio post, magari sì è fatto un errore di battitura, al momento non è contemplato.

Ultima cosa, se al momento è possibile linkare uno scatto fotografico al di fuori dell’app per poterlo condividere e fruire anche su un browser, non è così per il profilo del fotografo stesso.

Sopravviverà?

Difficile da dire ora. Per adesso ha avuto un’ottima pubblicità più o meno gratuita dai principali blogger tech statunitensi. Fa qualcosa che Flickr o Smugmug fanno già in più grande scala anche se concettualmente diverso.

Non c’è pubblicità e i tuoi dati non sono venduti a terze parti, è vero, ma il pagamento potrebbe essere un grosso ostacolo per la diffusione planetaria.

Per ora mi sta piacendo e spingendo a commentare, cercare ispirazione per altri scatti. Sicuramente caricherò lì parte degli scatti fatti in Portogallo nei prossimi giorni.

E voi l’avete provato?

Non c’è più Spazio

Sarà dovuto forse all’uscita di Mass Effect Legendary Edition proprio quest’anno, ma appena ho sentito il nome New Shepard (il razzo con cui Jeff Bezos ieri ha raggiunto lo Spazio suborbitale) il mio picco d’attenzione è salito alle stelle.

Già, le stelle. Mai come queste settimane sembra esserci una rincorsa per ritornare a vederle da molto vicino. Quantomeno da parte dei tre tra i più ricchi uomini di questo pianeta, ormai prossimo alla rovina. Ma a discapito di cosa?

Ho letto diversi articoli nei giorni passati. Molti giornalisti si domandavano, a ragion veduta, se i soldi spesi per questi tour bus spaziali non potessero essere invece spesi per provare a salvare il salvabile qui sulla Terra. E devo dire me lo sono domandato anche io. È più che lecito, i soldi di privati cittadini possono essere spesi da quest’ultimi nel modo che più li aggrada. Ma la coda delle catastrofi naturali si sta allungando di mese in mese, un sintomo che non ha colori politici, né devono esserci troppi dubbi sulle cause.

Il turismo spaziale, pur con la volontà di portare degli uomini fuori dalla nostra orbita, ha dei costi di ricaduta sul clima terrestre e potenzialmente molto dannosi. Così come un non poco velato scopo di colonizzare altri pianeti o corpi celesti iniziando al fine di spostare l’inquinamento della produzione umana lassù, perché proprio non ci si vuole nemmeno provare a fare lo sforzo di cambiare le cose quaggiù. Siamo già al punto di voler piantare antenne LTE sul suolo lunare, perché sai mai che i video vengano male in diretta durante i prossimi allunaggi.

No, non è un rant contro la sano stimolo di scoperta e la volontà di continuare a porsi delle domande sull’Universo. Questi due elementi ci hanno regalato una moltitudine di benefici nella vita di tutti i giorni che nemmeno sappiamo. È una personale e preoccupata riflessione sull’assistere con il naso puntato all’insù ai progressi fatti negli ultimi 20 anni, mentre qui sotto stiamo facendo ancora troppo poco e non voglio arrendermi al credere che l’unica soluzione possibile sia quella di dovercene andare da qui.

Le calorie di un pendolare in moto

Da qualche giorno, complice il cambio di lavoro, sono tornato a spostarmi verso il centro cittadino di Milano. Ho riscoperto il piacere delle due ruote e mi godo ogni tanto giorno di meteo clemente per poter inforcare il nuovo mezzo.

C’è una bizzarria legata a questa vecchia-nuova routine. Il mio Apple Watch considera questo tragitto di una quarantina di minuti come attività fisica. Al di là delle oscillazioni per zig-zagare nel traffico e della pinzatura sui freni non credo di far poi molto se non stare seduto e accentuare i sensi per prestare la massima attenzione a ciò che mi circonda.

Eppure…Poco tempo dopo essere entrato e seduto in ufficio lui inizia a suonare.

Come se avessi completato un allenamento di mezz’ora o poco più.
Vai a sapere. Forse sono i battiti accelerati? Forse li associa al frena e riparti?
Non saprei. Qualcuno è più ferrato in materia?

Apple Music: Spatial Audio e Lossless Audio

Dopo Spotify HiFi arriva anche l’annuncio di Apple Music a supporto della musica in streaming di alta qualità. Apple non si ferma all’alta fedeltà disponibile per tutto il suo catalogo però, aggiunge una chicca ulteriore ovvero il supporto per alcune produzioni del formato Spatial Audio con Dolby Atmos.

Il tutto ovviamente gratuitamente nel vostro abbonamento già in essere. Il vantaggio rispetto a Spotify a questo punto raddoppia. Non solo sappiamo già quando sarà disponibile, giugno 2021, ma aggiunge anche un ulteriore formato che a quanto pare supporterà sempre di più per le produzioni future in modo da avere un catalogo sempre più distintivo a livello qualitativo.

E a quanto pare ci sarà la possibilità di scegliere come riprodurre il contenuto tra le varie qualità disponibili, con una terza scelta, la Hi-Resolution Lossless:

Apple Music’s Lossless tier starts at CD quality, which is 16 bit at 44.1 kHz (kilohertz), and goes up to 24 bit at 48 kHz and is playable natively on Apple devices. For the true audiophile, Apple Music also offers Hi-Resolution Lossless all the way up to 24 bit at 192 kHz.

Con questa mossa, e se siete circondati da device Apple, non c’è davvero più ragione per avere un abbonamento a Tidal o Deezer. Nel frattempo anche Amazon Music si è allineata offrendo l’alta risoluzione a nessun costo aggiuntivo rispetto all’abbonamento da 9.99 eur. al mese.

Update: Sembra che nessun modello di AirPods supporterà il formato Lossless, quindi per l’alta definizione servono delle cuffie con il cavo o delle buone casse collegate al vostro computer Apple.

Spotify HiFi

Con Spotify HiFi arriva l’audio di alta qualità.

Da un paio di settimane ho iniziato a testare Tidal e Qobuz. Ho sempre voluto tirare fuori il meglio da le mie Sony MDR-1000X e il mini ampli PHA-3, che seppur vecchiotte sanno ancora distinguere una buona compressione da una deteriorata.

Ho cancellato entrambi gli abbonamenti dopo una settimana, ben prima il termine del periodo di prova. Purtroppo hanno un catalogo azzoppato e facendo un trasferimento alla pari con Soundiiz mi sono accorto di perdere moltissimo contenuto rispetto a Spotify.

Spotify, già. Mi sono definitivamente “accomodato” su Spotify dall’anno scorso, e cioè da quando si ha la possibilità di salvare infiniti album e canzoni sulla propria libreria. E da quel giorno ho disperatamente sentito il bisogno di aumentare la qualità di ciò che ascoltavo. Nonostante abbia settato come “Molto alta” la qualità dell’audio, la differenza con Apple Music esiste e il mio orecchio la percepisce.

Durante la diretta dell’evento Spotify Stream On, tra gli altri annunci, secondo me c’è stato quello più sensazionale e forse il più atteso dagli utilizzatori che dal servizio di streaming musicale più diffuso sul pianeta si aspettavano da tempo l’introduzione di un tier di alta qualità: Spotify HiFi.

Spotify HiFi will deliver music in CD-quality, lossless audio format to your device and Spotify Connect-enabled speakers, which means fans will be able to experience more depth and clarity while enjoying their favorite tracks.

Ubiquity is at the core of everything we do at Spotify, and we’re working with some of the world’s biggest speaker manufacturers to make Spotify HiFi accessible to as many fans as possible through Spotify Connect. 

HiFi will be coupled with Spotify’s seamless user experience, building on our commitment to make sure users can listen to the music they love in the way they want to enjoy it. 

Spotify HiFi will begin rolling out in select markets later this year, and we will have more details to share soon.  

Da notare come si parli di mercati selezionati, quindi non è assolutamente detto che arrivi in Italia come mercato di lancio.

Ci sono due aspetti da sottolineare rispetto a questo importantissimo annuncio.

  1. Spotify “ruba” sotto il naso di Apple Billie Eilish, recente protagonista di un documentario proprio su Apple TV+, proprio per annunciare assieme al fratello le potenzialità e la necessità di un audio di alta qualità nell’ascolto di produzioni più o meno complesse.
  2. La seconda. Chi si ricorda la qualità del suono di un CD? Oggi sono in pochi e sono ancora meno quelli che ne possiedono un lettore e ci ascoltano sopra della musica. L’iPod ha rivoluzionato il mondo della musica ma ha contribuito alla bassa risoluzione, forse è giunto il momento di fare marcia indietro.

Perché le webcam fanno schifo?

Any affordable webcam (even at the high end of affordability, $100+), uses inadequate and typically years-old hardware backed by mediocre software that literally makes you look bad. You might not notice this if you’re using video software that makes your own image small, but it will be obvious to other people on the call.

Un bel post del blog di Camo, un’app che trasforma il tuo iPhone in una webcam, che spiega il perché e il percome le webcam facciano schifo (con prova sul campo) e perché il vostro telefono riesce a fare molto meglio.

Non conoscevo l’app, l’ho installata e funziona anche su Windows e non solo su Mac. Niente male.

Configurare FRITZ!Box 7590 con Orbi Wifi 6 Mesh

Finalmente è arrivata la Fibra!

Insomma, azzoppata in tutto e per tutto, come nella più classica e torbida storia all’italiana. Il nostro paesino alle porte di Milano è stato dichiarato zona grigia di mercato. Ovvero c’era un progetto di Open Fiber per portare con i soldi dei finanziamenti pubblici la FTTH, interrotto non appena TIM ha manifestato la volontà di sistemare il territorio, sì, ma con una FTTC.

E FTTC sia. L’armadio TIM al quale ci agganciamo dista 700mt da casa, con equivalente velocità di 33Mpbs in download. Una ciofeca se penso a chi come Lorenzo ha 1Gbps simmetrico con anche l’imminente arrivo dei 2,5Gbps di Fastweb. Ma tant’è, sopravviviamo in attesa di novità.
Ho deciso pertanto di sganciarmi da Lundax e da una connessione completamente 4G+ in primis per i costi, 40 euro al mese, e in secondo luogo per l’instabilità della connessione con picchi da 150Mbps ma con momenti di down fino a 20Mbps.

In una settimana TIM è stata molto rapida ad attivarmi il contratto e a far uscire proprio ieri mattina un tecnico di una ditta appaltatrice. Il quale, poverino, si è raccomandato di contattarlo direttamente per qualsiasi bisogno e di evitare il 187 pena una decurtazione di 30 euro dal suo stipendio 😱.

Ad ogni modo passiamo alla configurazione. Casa nostra è distribuita su 2 piani, divisa a metà dalla tromba delle scale che porta da un piano ad un altro. Già da un paio di mesi ho installato le Netgear Orbi Wifi 6 Mesh per ovviare al problema e avrei voluto mantenere l’attuale set-up per non perdere la bontà del segnale in grado di raggiungere qualsiasi pertugio di casa.

Restava da capire il funzionamento di FRITZ!Box 7590, il neo acquisto (grazie Gioxx) per non dipendere da nessun aggeggio dato in comodato d’uso da TIM e restare libero di scegliere.

Ho fatto partire l’auto configurazione con TIM e in pochi secondi ero online. Ora, il FRITZ!Box 7590 non permette una vera e propria modalità bridge, quella in cui smette di essere un router e agisce solo da modem, cosa utile al mio scopo visto che voglio far funzionare tutto passando dalle Netgear Orbi.

Ma c’è un piccolo trucco per sistemare le cose e “isolare” il FRITZ!Box 7590 relegandolo alla sola funzione di Modem. Te lo spiego passo passo:

  • Ho agganciato come dicevo il Router del Netgear Orbi Wifi 6 dalla sua porta Internet a una porta LAN del FRITZ!Box 7590
  • Sono entrato nel pannello di configurazione del FRITZ!Box 7590 e ho disabilitato qualsiasi cosa inerente al Wi-Fi, in modo da non creare confusione con la rete già esistente basata sull’Orbi
  • Successivamente dal menu Internet-> Dati di accesso ho cancellato quelli presenti e ho fatto scroll nella sezione più in basso della schermata
  • Poco più sotto ho dato la spunta al Passthrough PPPoE. Facendo così ho praticamente intimato al FRITZ!Box 7590 di permettere ad altri dispositivi ad esso collegato di poter accedere ad Internet in totale indipendenza
  • A questo punto sono passato al pannello di controllo NETGEAR Orbi Wifi 6 e ho cambiato queste impostazioni all’interno della schermata Internet
  • Ho spuntato sul “Sì” alla domanda se la connessione richiedesse dei dati di accesso
  • Ho inserito PREFISSO_NUMERO DI TELEFONO nel campo accesso, timadsl come password
  • “Sempre acceso” come modalità di connessione

Il gioco è fatto. Ora NETGEAR Orbi si connette automaticamente ad Internet, sfruttando il FRITZ!Box 7590 come modem e occupandosi lui di tutto quanto. Non dovreste avere nessun problema di Doppio Nat sulle vostre console di gioco e tutto dovrebbe filare liscio come l’olio.

Non ho puntato sui sistemi Mesh di FRITZ!Box in quanto li ho già testati in precedenza in casa mia. Purtroppo ho avuto una dispersione massima del segnale, mentre con i NETGEAR Orbi navigo a 33Mbps sia in LAN sia in Wi-Fi con zero dispersione del segnale.

Spero vi sia stata utile questa mini guida, che non ho trovato da nessun’altra parte online, per far coesistere due prodotti top di gamma sul mercato e che troppo spesso decidono di non “parlarsi” tra di loro.

Caro futuro me, ti scrivo

Il servizio FutureMe e come ricordarsi di ricordare.

Nella mia interminabile lista di difetti posiziono ai primi posti la smemoratezza. O meglio, sono affetto da memoria selettiva. Mi rendo conto di ricordami solo ciò che la mia mente ha deciso, per i fatti suoi ovviamente, di ritenere importante immagazzinare per buttare via tutto il resto.

Come se fosse un hard disk costantemente pieno che debba fare spazio a cose più importanti, eliminando i file meno utilizzati e i ricordi mai aperti.

Photo by Fredy Jacob on Unsplash

Per darvi l’idea, quando mia moglie si è trasferita da me qualche anno fa abbiamo razionalizzato gli spazi occupati selvaggiamente come qualsiasi altro uomo single in casa propria farebbe. Ancora oggi vado a cercare gli oggetti dove li avevo sistemati originariamente 10 anni fa e non nella loro nuova ubicazione che dura ormai da quasi tre anni.
Se mi chiedi cosa ho mangiato 3 giorni fa non me lo ricordo, se mi sforzo di ricordare il nome di qualcuno non ne parliamo, ma cosa peggiore quando dimentico di fare qualcosa di estremamente importante a cui ho pensato mentalmente con tanta intensità fino a pochi minuti prima.

Negli anni ho ovviato con svariate soluzioni. Al lavoro si traduce in appuntarmi qualsiasi cosa mi debba ricordare, ho la scrivania invasa di post-it con la to-do list imminente.
Mentre nella vita di tutti i giorni il calendario del telefono è il mio piccolo aiutante di babbo natale. Per i compleanni imposto le notifiche molto presto al mattino così da avere su schermo appena mi sveglio, per altre cose ho adottato un approccio più soft con l’esatto minuto in cui devo ricordarmi quella particolare azione.

Insomma, bene o male sopravvivo e non manco mai nessun appuntamento. Questa premessa è stata utile per raccontarvi di FutureMe. Si tratta di una piattaforma di messaggistica che permette di inviare email a 1, 3 o 5 anni di distanza oppure una data qualsiasi a piacimento. È un servizio datato, del quale avevo scordato l’esistenza. Salvo ricevere oggi un’email che mi ricordava di compilare la mia annuale lettera al mio futuro me.

Ho fatto log-in con le credenziali salvate su 1Password e il suggerimento del mio browser mi ha fatto presagire di averlo già utilizzato. Entrato mi sono trovato davanti ciò che sospettavo, esattamente 1 anno fa ho inviato un’email al mio futuro me e che riceverò tra 4 anni. Ho tentato invano di provare a leggere quanto scritto, ma so solo di aver composto 34 parole.

Sono minuti che penso a cosa io abbia potuto scrivere a me stesso, in 34 parole immagino non molto. La sola cosa in cui la mia memoria è stata utile è il ricordo che questo tipo di servizio non è nuovo, è un’idea scopiazzata da uno spot di Google Chrome di qualche anno fa riproposto qui sotto. Quindi FutureMe non fa nulla di originale, se non postporre un’email a te stesso. Un friendly reminder. Per ricorare a te stesso che non ricordi un cazzo.

Readng

No, non ho sbagliato il titolo. È il nome di una neonata app per il tracking e la scoperta di libri. Sulla scia di goodreads, ormai l’ombra di un sito anni ’90, e dell’anonimo anobii che ha cambiato più proprietari di Yahoo!, Readng sembra voler dare una botta di freschezza al circolino delle app di tracciamento di lettura.

Seppur ancora acerbo, in pochi minuti ho completato l’import di quanto tracciato su goodreads, e ha a disposizione un’intera sezione di richieste aperte per migliorare costantemente il servizio in base al feedback e idee proposti dagli utenti. Il che lascia ben sperare per il futuro del servizio.

Al momento mi sembra un po’ scarna l’integrazione per ricercare nuovi amici, di fatti per ora è solo su invito. Ma credo l’intento sia proprio quello di creare una piattaforma di nicchia, lontana dalle dinamiche social attuali, evitando qualsiasi integrazione di sorta.

Al momento ho a disposizione tre inviti, se avete voglia di testarlo, commentate qui sotto 👇🏻.

Readng