Scooter a noleggio in aeroporto

Perché nella stragrande maggioranza degli aeroporti le società di noleggio auto non hanno anche degli scooter a disposizione?

Non ci sarebbe sufficiente business? Non ci si può portare le valigie? Non conviene a chi affitta?

Lo trovo assurdo. Ci capita spesso di fare qualche weekend lungo e venire qui in Sardegna, dove abbiamo casa. Ogni volta che prenotiamo l’auto, che dall’aeroporto di Olbia ci condurrà a destinazione, penso sempre che un motorino avrebbe risolto il nostro bisogno di mobilità a meno della metà del prezzo.

Avremmo comunque poche cose da portarci appresso e sarebbe molto più comodo per raggiungere le spiagge. Ma questa domanda me la pongo anche se ci capita di fare un weekend di esplorazione cittadina.

Cosa sono? Quei weekend dove ci diciamo, andiamo e scopriamo una città nuova. L’abbiamo fatto con Palermo e poi con Napoli. Nel primo caso ci siamo fatti portare in taxi e poi affittato uno scooter in città. Per la seconda abbiamo fatto tutto a piedi, ma in effetti avremmo voluto anche girare un po’ le alture cosa che abbiamo escluso a priori.

Non è una situazione solo italiana, lo stesso vissuto in tante altre città europee dove avremmo fatto a meno delle 4 ruote a favore delle 2. Probabilmente alle società noleggiatrici conviene ricaricare come pazzi un affitto di un bene ormai commodity. Spero l’avvento dell’elettrico trasformerà questo ricatto inevitabile.

Portogallo in 10 giorni

Sono stato in Portogallo due volte prima di questa estate, entrambe a Lisbona. La prima per festeggiare un capodanno, mentre la seconda per ragioni lavorative e di volontariato. Entrambe le volte mi sono ripromesso di voler girare il Portogallo da cima a fondo e finalmente, in parte, ci sono riuscito.

È un viaggio in pianificazione più o meno da 4 anni e il bello di avere qualcuno a fianco che condivide alcune tue passioni (il viaggio è sicuramente tra queste) e punti di vista, facilita la scelta della destinazione delle vacanze.

Mi sarebbe piaciuto tenere un diario come fatto per l’Islanda, ma ho abbandonato l’idea la prima sera, realizzandone subito il motivo. Nel periodo in cui siamo stati in Islanda c’erano 3 ore di luce al giorno e spesso finivamo con tornare in Hotel molto presto, questo mi lasciava il tempo di riordinare fotografie e idee e buttare giù un post a cadenza quotidiana. In Portogallo, invece, il clima è stato eccezionale e per goderci tutto abbiamo cercato di stare all’aperto il più a lungo possibile.
Il solo rimpianto è di non essermi appuntato quotidianamente idee e sensazioni di tutte le esperienze fatte, ma ci proverò lo stesso a ricordarle.

Perciò inevitabilmente sarà un post molto lungo.

Partiamo dal principio. Qui a fianco c’è l’itinerario che abbiamo disegnato prima di partire. Forse il più classico degli itinerari per chi decide di fare un tour del Portogallo, che spesso si percorre da Sud a Nord, ma che noi abbiamo deciso di intraprendere in direzione opposta. Al contrario di quanto si possa pensare guardando la mappa non è stato un tour di mare. In effetti lo abbiamo visto poco l’oceano e quando ci siamo entrati ci ha ghiacciato le ossa. La seconda premessa, doverosa, è che questo tour è frutto di consigli di amici e amiche, suggerimenti e ricerche notturne fatte su blog e siti internet e due guide che ci hanno regalato per i nostri compleanni. Il tutto raccolto in non più di un mese e mezzo di ricerche.

Questo per dire che in effetti abbiamo visitato soltanto le principali città e punti di interesse della costa e della parte ovest del Paese. Ci è spiaciuto tralasciare il nord e l’est, ma i giorni non sarebbero stati sufficienti per fare tutto e abbiamo preferito condensare su questa tratta, con l’idea di tornarci prima o poi e affrontare ciò che rimane.

L’essere così esposto all’oceano fa sì che gran parte del Portogallo in estate abbia, come dicevo, una temperatura magnifica in stile San Francisco. Abbiamo avuto per l’80% del viaggio picchi di 24 gradi di massima con 14 di minima e a pensare a Lucifero in Italia la cosa ci ha fatto godere non poco.

Turisti, Covid-19 e sicurezza

Il Portogallo è tra le nazioni dell’area mediterranea, escludendo i micro stati, con il tasso di popolazione più basso. Basti pensare che Porto ha qualcosa come 300.000 abitanti all’incirca. In cosa si è tradotto per noi? Pochissime persone in giro per le strade e la maggioranza di esse turisti. Fin dai primi giorni ho notato come questi fossero praticamente solo francesi. Inspiegabilmente in tutte le prime location visitate si sentiva parlare soltanto francese, in fila ai musei, ai ristoranti, nei negozi. Accresceva la mia curiosità sul perché così tanti avessero invaso il Portogallo. Online non ne ho trovato traccia, salvo una vecchia occupazione francese nei secoli passati. La spiegazione l’ho avuta giorni dopo direttamente da un amico residente a Cascais e dai proprietari italiani di un Airbnb che abbiamo noleggiato. Durante la crisi economica di un paio di decenni fa molti portoghesi si trasferirono in Francia in cerca di migliori condizioni economiche e di vita, molti di loro tornano in estate con familiari nuovi e acquisiti alla ri-scoperta del Portogallo. Il passaparola fa il resto.
Quindi per riprendere il filo, molti francesi ovunque. Sia nei turisti, ma soprattutto negli autoctoni abbiamo notato una forte adesione alle regole per il contenimento del virus. Molto più che in Italia per dire. Mascherine sempre ben allacciate e distanziamento ovunque contemplato.

Nonostante le notizie contrastanti in arrivo dalla penisola iberica non ci abbiamo pensato due volte a mantenere tutte le nostre prenotazioni e affrontare il viaggio in piena sicurezza. Green Pass alla mano siamo stati in grado di muoverci senza nessun tipo di problema, sia negli aeroporti, sia nelle strutture alberghiere. Tutti muniti di app per scansionarci e tutti molto preparati ad affrontare la nuova realtà. Stessa cosa dicasi per i ristoranti, al momento obbligati a richiederlo soltanto nel fine settimana. A noi questo approccio ordinato e rispettoso ci è piaciuto parecchio e abbiamo subito auspicato di vederlo quanto prima anche in Italia. Qualcuno ci ha anche detto che gli strascichi di anni di dittatura si fanno ancora sentire nella cultura portoghese e probabilmente hanno ragione.

Elettrico

Una cosa che ci ha colpito fin da subito è stata la forte presenza della mobilità elettrica. Fatte le dovute proporzioni in termini di numeri di abitanti, girano davvero tante auto elettriche, soprattutto Nissan Leaf e Renault Zoe. Tra l’altro in Portogallo sono attive sia Uber che Free Now come servizio di prenotazione trasporto con conducente, ed entrambe le app hanno l’opzione di chiamata di un veicolo elettrico, servizio di cui abbiamo usufruito in un paio di occasioni. Un bel segnale, soprattutto dopo aver visto il prezzo della benzina identico al nostro, senza ombra di dubbio c’è in atto una bella trasformazione sulla mobilità Green che qui ancora si fatica a vedere.

Come già avviene in Italia, le città principali sono tappezzate di monopattini e di motorini elettrici. Molto comodi entrambi per spostarsi nelle zone pianeggianti, impossibile il loro utilizzo invece in salita sia per motivi meccanici, sia perché quelle parti di città vengono considerate come aree non agibili per parcheggiare il mezzo stesso. Leggasi alla voce non affrontare il ponte 25 de Abril a Lisbona con uno scooter elettrico a 50 all’ora rischiando la vita mentre tutti ti superano almeno al doppio della velocità e provando invano a parcheggiarlo sotto il Cristo-Rei con annessa extra fee di 100 euro per farlo rimuovere dai gestori dell’app.

I numeri del tour

  • 📸 969 scatti
  • 🚗 954 km percorsi
  • 🚶🏻‍♀️🚶🏼194 km camminati
  • 🌆 14 città visitate (Porto, Vila Nova de Gaia, Aveiro, Coimbra, Nazaré, Óbidos, Sintra, Cabo da Roca, Cascais, Lisbona, Carvoeiro, Portimão, Quarteira, Faro)
  • ✈️🚗🚃🚡🛴🛵🚣🏻 7 mezzi di locomozione utilizzati 
  • 🛌 7 letti diversi 

Focus sul primo punto.

Di foto alla fine ne ho salvate una cinquantina. Le ho caricate su Flickr. Non mi ritengo un bravo fotografo. Mi ritengo soltanto fortunato. Fortunato di potermi permettere un’attrezzatura in grado di nascondere la mia inesperienza.

Vorrei partire però proprio dalla fotografia per raccontarvi il nostro mini tour, perché attraverso di essa posso provare a condividervi le emozioni che ci ha trasmesso, senza volermi sostituire a nessuna guida turistica.

Porto, Aveiro e Coimbra

Porto si è dimostrata una piccola gemma di cui abbiamo apprezzato fin da subito la gentilezza, fin dal tassista che ci ha accompagnato dall’aeroporto all’hotel all’1 di notte. Ci ha sorpreso per il suo essere così raccolta e l’abbondanza di cose da vedere. Senza nulla togliere ovviamente alla straordinaria temperatura. Paradossalmente, forse perché così piccola, qui abbiamo notato più affluenza turistica tanto che due luoghi iconici come la Livraria Lello (la libreria considerata più bella al mondo) e lo Estádio do Dragão sono risultati essere impraticabili per via delle lunghe code all’ingresso.

Intenso e commovente il nascosto Museu do Holocausto do Porto dove si ripercorrono i tragici momenti degli ebrei in transito per il Portogallo, nazione neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale e dalla quale in tanti cercavano di fuggire.

Voglio fare una piccola menzione a Vila Nova de Gaia, la cittadina che guarda Porto sull’altra sponda del fiume Douro e grande quanto Porto stessa. È la sede delle principali aziende vinicole dell’omonimo vino e si presenta come una tipica cittadina italiana che si affaccia su uno dei laghi lombardi. Molto ordinata, con giardini e tanto spazio pedonale. Si raggiunge tramite una suggestiva teleferica da cui è possibile ammirare gran parte dello skyline di Porto e una volta arrivati ci si può tranquillamente ubriacare facendo il giro delle tante cantine.

Aveiro ci è stata presentata come la Venezia portoghese. Con tutto il rispetto per Aveiro forse ha solo il colore dell’acqua simile a quella di Venezia. Ok, ci sono 4 canali in croce e ci vanno delle barchette che ti permettono di vedere la città, ma a parte questo niente di speciale. Coimbra invece è stata una piacevole scoperta, arroccata e tra le prime capitali del Portogallo, ha mantenuto la sua forte tradizione universitaria e trasuda cultura da ogni edificio. Senza contare lo spettacolare giardino botanico dell’Università dove sono rimasto almeno 20 minuti a provare a fare uno scatto decente al canneto qui sopra.

Nazaré, Óbidos e Sintra

Nazaré è il paradiso dei surfisti. Qui si formano le onde più alte al mondo pronte per essere cavalcate. E siccome non è stagione immaginavo, sbagliando, di trovare pochi turisti. Invece sembrava di stare a Riccione. Forse il posto più affollato di questa estate in assoluto. Ok, spiaggioni e tanto vento, ma niente da invidiare a tante altre località marittime nostrane. Anche se basta andare nella parte alta della cittadina all’ora del tramonto per essere ripagati dello sforzo di essersi fermati lì. Mi raccomando, anche se è il 15 di agosto copritevi bene, anche con un piumino leggero se lo avete. Tira vento dall’oceano e la temperatura scende anche a 14 gradi a quell’ora.

Óbidos è stata una bellissima sorpresa. È un borgo medievale nel vero senso della parola, ti aspetti di trovarti a pochi metri da un torneo equestre o una sfida di tiro con l’arco. Senza contare che è anche la sede di un festival internazionale del cioccolato. Ecco perché mi è piaciuta così tanto.

Sintra è una salita unica, i suoi castelli, ville gotiche e parchi si stagliano su una montagna visibile a occhio nudo anche dal Cristo-Rei di Lisbona. Con l’obiettivo di muovere il meno possibile l’auto a noleggio una volta raggiunta la nostra meta, anche a Sintra abbiamo deciso di spostarci a piedi, dopo un paio di tragitti però abbiamo dovuto abbandonare l’idea e prendere un taxi e poi spostarci con la nostra auto. Ci sono anche dei bus che collegano le varie attrazioni, impensabile muoversi altrimenti. Da qui abbiamo raggiunto il punto più a ovest dell’Europa continentale.

Cabo da Roca, Lisbona e Algarve

La fine del mondo. O meglio così si pensava in antichità, oltre Cabo de Roca a un certo punto si sarebbe caduti di sotto. Come a Nazaré c’è un vento da non riuscire a stare in posizione eretta per più di qualche secondo, ti sposta e non accenna a fermarsi. Tuttavia seppur suggestivo con il suo faro e le scogliere nebbiose manco fossimo in Irlanda, il punto che più ci è piaciuto per ammirare la fine della giornata è stata Praia du Guincho e la sua spiaggia infinita.

Da qui a Lisbona una mezz’oretta d’auto. Non so se, come mi ha suggerito mia moglie, a 20 avessi effettivamente uno spirito diverso nell’osservare una città straniera e gli occhi ricolmi di stupore per il solo fatto di aver varcato i confini nazionali. Eppure io di Lisbona ricordo di essermi innamorato e di averne conservato un ricordo da ventenne per tutto questo tempo. E invece…Rimane sempre una città meravigliosa, ma che non mi ha emozionato quanto Porto e non mi ha fatto gridare al miracolo come invece fece per dire Vancouver. È una città Europea, di mare, con saliscendi e un iconico tram. Senza voler scadere troppo nel superficiale e ben conscio che Lisbona è molto altro, ci ha lasciato poco sulla pelle e in generale un senso di sopravvalutazione molto alto.

Lo stesso vale per l’Algarve. Il panorama è senz’altro mozzafiato, ma qui, più forse che altrove, ho visto la turistizzazione estrema. Sapete quando un luogo diventa talmente popolare da perdere qualsiasi tipo di interesse effettivo perché ci vanno in troppe persone e non si trova un buco libero manco a pagarlo? Ecco. Mi sono sentito così. E mi sono rattristato al pensiero…se solo in Italia sapessimo fare lo stesso per valorizzare ciò che abbiamo. Lì abbiamo fatto un pezzo delle Sette Valli Sospese, un percorso a piedi che costeggia le scogliere a picco sul mare e piccole spiagge considerato il più suggestivo d’Europa. Siamo scesi ad un certo punto e abbiamo affidato un Kayak per entrare nella grotta di Benagil, sembrava di stare sulla A4 il primo weekend di agosto con pochissimo spazio dove fermarsi e poter fare qualche scatto decente. Siamo tornati tempo zero indietro e abbiamo proseguito a piedi dove il caldo disincentivava molti turisti nel percorrerlo.

Il Portogallo è così come ce lo siamo sempre immaginati. Semplice e accogliente, con uno stile di vita poco impegnativo e estremamente facile da girare (soprattutto a piedi). Ci ha trasmesso il giusto mix tra storia, cultura e natura e finalmente capiamo perché tanti europei abbiano deciso di andare lì a godersi la pensione al di là delle agevolazioni fiscali. Qui prendono il turismo estremamente sul serio, c’è un offerta turistica culturale parificata in tutta la nazione, una volta che sai come muoverti in una città sai farlo dappertutto perché impari a riconoscere il linguaggio associato a una meta turistica. Il costo della vita è piuttosto basso. Per un ombrellone in prima fila in Algarve 15 euro al giorno. Il cibo molto economico altrettanto. Un caffè costa ancora 70 centesimi. Per cene abbondanti con pesce e vino incluso non abbiamo mai speso più di 50 euro complessivi, beh, fa riflettere sui ricarichi che abbiamo da queste parti. A proposito, il vero piatto nazionale che unisce tutte le latitudini portoghesi e non manca davvero mai è l’aglio. Su una ventina di pasti c’è stato sempre e il suo odore forte si sparge per le vie di ogni paese in cui siamo stati sia all’ora di pranzo che di cena nelle zone dei ristoranti.

Abbiamo visitato praticamente meno di 1/3 del Paese, un’ottima scusa per poter tornare e visitare ciò che ci manca. Ci ha fatto capire quanto ancora abbiamo da scoprire nel resto del mondo nella speranza di poter ritornare a viaggiare ovunque e in tempi brevi. Abbiamo ancora un viaggio di nozze in sospeso…

Dimenticavo, come di consueto, noi zero souvenir.

Portogallo on my mind

Siccome nemmeno quest’anno il viaggio di nozze è un’opzione percorribile, abbiamo puntato tutto su un’altra meta rimasta in agenda da almeno 4 anni. Qualche giorno in meno previsto da piano originale, ma un mini tour del Portogallo ci aspetta.

12 giorni in cui abbiamo creato questo itinerario, in auto e senza stress. Ecco, il post non è tanto per dirvi che si vada in vacanza, quanto una chiamata a consigli su cosa fare, visitare, mangiare.

Se avete suggerimenti, i commenti sono aperti così come i miei canali social. 🙏🏻

Per l’amore del monopattino

Sto trascorrendo una settimana a Palermo per un’attività lavorativa. Una di queste il dover girare il centro storico per un sopralluogo. Cosa che abbiamo fatto in meno di tre quarti d’ora grazie a dei monopattini elettrici affittati con Lime.

Non avevo una particolare opinione al riguardo, anzi, forse avevo una percezione negativa dei monopattini come di guastatori del traffico e di inutile rischio nell’invadere i selciati delle strade urbane tipicamente riservati ad altra tipologia di veicoli. Un bias tipicamente milanese e di come lì vengono utilizzati.

Qui a Palermo, in un contesto prettamente pedonale, la mia prima esperienza è stata esaltante. Non voglio più farne a meno anche se quotidianamente non saprei come mi possa tornare utile una volta tornato alla quotidianità, ma mi ha dato le stesse scariche di dopamina di quando vado sui Go Kart. Non vorrei fare altro tutto il giorno. Sono economici, sono elettrici e vanno pericolosamente veloce.

Non resta che convincere Noemi a girare qualche capitale europea a bordo di uno di questi affari.

Sardegna a Settembre. La Coluccia e altre meraviglie

Sono stato poche volte, e sempre durante il weekend, in Sardegna a settembre. Trovarcisi per il nostro viaggio di nozze alternativo (saremmo dovuti andare in giro per il mondo, ma ahi noi abbiamo necessariamente dovuto rimandare) e per due settimane, ci ha fatto scoprire sostanzialmente una Sardegna diversa da quelle delle classiche ferie agostane.

Ma siccome in Sardegna ci andiamo ormai da qualche anno avendo casa lì e in buona parte visitato tutti i posti limitrofi ad essa, questa volta abbiamo deciso di provare qualcosa di nuovo ogni giorno, vederla da una prospettiva diversa seppur talvolta rivedendo gli stessi luoghi.

Oltre a Stintino, Porto Pollo, affittato un gommone per girare l’arcipelago della Maddalena, traghettato sull’Asinara con un catamarano, oggi mi concentro su un luogo specifico. Un luogo piccolo, selvaggio e a pochissimi minuti da casa eppure a noi sconosciuto.

Un amico ha da qualche anno avviato un business interessante. Scoprire la Gallura in bicicletta, permettendo di accedere a luoghi altrimenti inaccessibili e inesplorabili in auto. Ci siamo sentiti e abbiamo organizzato un tour di una mattinata all’isola di Coluccia. In realtà, non è una vera e propria isola, è una penisola collegata da un minuscolo istmo, attraversabile a piedi o passando direttamente dal mare.

La storia di questo piccolo grande appezzamento di terra è affascinante. Recuperato da qualche anno da un imprenditore visionario, tra l’altro incrociato per occasioni lavorative, Coluccia è un’isola privata aperta al pubblico, aperta a mostrare le sue meraviglie.

Tra vitigni di vermentino appena piantati, arnie per il miele autoctono, gli asinelli e km di muri a secco ripristinati di recente abbiamo viaggiato su ebike alla scoperta di un luogo lontano dai nostri tempi e frenesie, un fermo immagine su come la vita dovrebbe essere affrontata e vissuta in totale armonia con la natura. E dove presto ritorneranno anche le vacche allo stato brado.

Un esempio di come sia possibile recuperare in modo sano un territorio, senza deturparlo, ma rispettando le sue leggi, dettate dalle stagioni, dal mare e dal vento. Se passate in Gallura, non potete non andarci, è visitabile, ma per addentrarvi nel cuore della macchia mediterranea e dell’azienda agricola bisogna essere accompagnati da una guida locale che ha il permesso di farvi accedere.

Altrimenti costeggiando le spiagge perimetrali dell’isola si può arrivare a scoprire luoghi incantati come la spiaggia di Macchia Mala, dove quel giorno in cui ho girato questo breve video armato di GoPro ci sentivamo come se fossimo stati i primi uomini a mettervi piede.

Per trovare il paradiso non serve andare lontani.

Sintesi di una vacanza

Appena iniziata, ma che racchiude già in questa immagine tutta la sua sintesi. Noi due che cerchiamo di insegnare al nostro cane che l’acqua non è da temere, ma è rinfrescante e ci si può anche giocare dentro, ma per lei rimane kriptonite.

Mi sono stupito anche oggi di come l’acqua in Liguria sia nettamente migliorata, sarà che sono oltre 10 anni che non venivo più in riviera eppure non mi manca il mare sardo, qui a Pietra Ligure l’acqua è cristallina, al netto di qualche pelo galleggiante.

Sì perché qui ci sono ben due spiagge per cani, altro elemento di cui stupirsi.

Avete visto? Alla fine non mi lamento soltanto, ho già iniziato il secondo libro in due giorni e piano piano mi sto acclimatando al quel rumore di sottofondo che si confonde con il silenzio, giusto per citare il libro di Massimo Mantellini.

E ora, sotto con la caccia del miglior forno della zona, focaccia mia aspettami! P.s. Se ne avete in mente qualcuna da consigliare, i commenti sotto sono sempre a disposizione…

Prova a starmi lontano

E poi ci sono quelli per cui il distanziamento sociale non è mai esistito e mai esisterà perché anche se hanno due lettini e un ombrellone a loro disposizione cercheranno sempre di starti addosso e occupare senza ritegno il tuo spazio vitale, quei pochi centimetri di pace conquistati a suon di fatiche durante l’anno..

Quelli che vengono in spiaggia per attaccare bottone e se non lo fanno con te direttamente lo fanno con i tuoi vicini e non riescono proprio a smettere di parlare. Il loro tono di voce è notoriamente quello di un baritono in pensione che ha fumato troppo e non c’è niente tu possa fare. Anche perché se provi a dire qualcosa, iniziano a parlare con te.

E come se non bastasse mentre tu vorresti soltanto dormire e riposare almeno un pochino, qualcuno accende la sua cassa Bluetooth, impianto di ultima tecnologia in grado di sfidare l’impianto concerti di San Siro e attacca la sua playlist di Spotify fatta di J. AX, Vasco, Jovanotti, Tiziano Ferro, Mahmood e dance pop anni ’90 e tu non puoi fare altro che sorbirtela.

E allora grazie Apple per la funzione cancellazione rumore delle AirPods Pro. Che cancellano tutto sì, ma non l’evoluzione del “Cocco Bello” che qui ha deciso di munirsi di campanello come se fosse un Babbo Natale estivo.

Le vacanze sono belle sì, ma solo se riesci a starmi lontano.

37

Il compleanno dei miei 37 anni me lo sarei immaginato differente, in una situazione diversa ma tant’è ce la siamo goduta lo stesso. Ho fatto un tour a Sale San Giovanni provando la Sony Alpha 7RIII con il nuovo obiettivo FE 20mm F1.8 G. Trovate tutto il reportage qui.

Nonostante tutto è stato un compleanno fantastico. 🥰

Hertz 24/7 utile, ma fuori controllo

Per vicissitudini abbastanza futili ci siamo ritrovati a dover ritirare un mobile da esterno da casa di villeggiatura dei miei genitori in Liguria e portarlo a casa nostra in Lombardia.

Individuo la giornata di ieri come quella perfetta per poter eseguire l’operazione. Affittare un furgone il sabato in provincia di Milano è abbastanza complicato. O meglio, non lo è se lo affitti il venerdì e riporti il lunedì mattina, ma perché pagare 3 giorni se ne utilizzo solo uno?

Scopro tramite i cognati il servizio Hertz 24/7, un servizio attivo 24 ore su 24 e che viene servito come corollario da Ikea e Leroy Merlin. In realtà è indifferente scegliere uno o l’altro, si viene comunque dirottati sul sito di Hertz e si conclude lì la procedura di noleggio.

Se si prenota online la procedura è gratuita, se invece si effettua al telefono ha un costo di 2 euro aggiuntivi rispetto alla tariffa. I costi del noleggio non sono molto chiari, si ha una cifra base che però viene dichiarata spanno-metrica in base alle ore e ai km fruiti. Ad esempio alla prenotazione mi è stato emesso un costo di 80 euro, mentre alla fine ne abbiamo pagati 178.

Abbiamo scelto il punto di ritiro di Leroy Merlin di Carugate. I passaggi sulla carta sono piuttosto semplici, ti arriva un SMS 15 min prima dell’inizio noleggio e quel codice ti consente di sbloccare il furgone e partire. Purtroppo la realtà si è dimostrata un po’ più complessa delle promesse.

Non c’è nessuna indicazione di dove poter ritirare il furgone, né all’arrivo di Leroy Merlin né nei parcheggi. Dopo 10 minuti di giri a vuoto siamo entrati a chiedere. Individuato il furgone, lo sblocchiamo e ci accorgiamo subito di alcune cose.

Questione carburante. Il sito cita molto chiaramente che all’interno della maggior parte dei veicoli, infatti, troverai una carta con cui pagare quando fai rifornimento.In realtà, ovviamente, non abbiamo trovato nessuna carta all’interno del veicolo, consegnatoci praticamente a secco. Dopo aver telefonato e rimasti in attesa per 10 minuti finalmente ci risponde un operatore che ci dice di fare noi rifornimento e che fino a 50 euro ci verranno rimborsati. Speriamo sia così, ho già inoltrato la richiesta.

Pulizia. Con i tempi che corrono e vista la natura della prestazione, ci aspettavamo un furgone quantomeno sanificato o depurato dalla polvere o quantomeno una minima parvenza di pulito. Ovviamente così non è stato. Si percepiva chiaramente l’odore di sporco e che non subisse un processo di pulizia da molto molto tempo. La copertura del cambio rotta, per non parlare delle due dita di polvere sul cruscotto. In situazioni normali non mi sarei lamentato più di tanto, ma visto il periodo l’accortezza non è mai troppa

A parte questi due aspetti che ci hanno fatto storcere un po’ il naso, il servizio fa quello che deve e permette di non dover affittare un mezzo per più di due giorni a cavallo del weekend. Tuttavia l’immagine di una società di noleggio passa anche da queste piccole accortezze che sicuramente mi faranno propendere per altri servizi, se non per casi di necessità estrema.

★★☆☆

Dai Sardegna ingrana la quarta

Due anni fa più o meno di questi tempi scrissi un post sulla mia esperienza nella zona di Oristano. Il tono che utilizzai forse non fu dei più felici.

Non tanto carico di frustrazione di un turista deluso quanto sinceramente attaccato al futuro di una terra che pur non essendo “mia”, nel senso originario del termine, ho adottato come seconda casa.

Passo le estati in Sardegna da ormai 20 anni. Alcune volte con più fortuna di altre mi sono trattenuto per mesi, altre come più di recente solo qualche settimana.

Come scrivevo in quel post però i miei genitori passano nella nostra “seconda casa” tra i 5 e i 6 mesi l’anno, facendoli diventare quasi degli immigrati a tutti gli effetti. Hanno intessuto conoscenze e amicizie importanti con le persone del luogo, perché come scrivevo sempre due anni or sono i sardi sono, un popolo eccezionale.

E tanto quanto chi la abita per nascita o per scelta, la terra sarda ha dalla sua una fortuna che in poche altre regioni di Italia si possono permettere. Un clima speciale, panorami da togliere il fiato, un mare smeraldo e un territorio che è lì pronto da valorizzare.

Ricordo bene i tanti commenti ricevuti. Molti negativi e aggressivi perché io milanese mi sono permesso di giudicare attraverso una mia umile esperienza, confondendo la mia opinione con il voler fare per forza di tutta l’erba un fascio. Così non era e non è ovviamente.

Ho letto con molto interesse il post di Gianluigi, lui sì sardo e con un occhio estremamente attento alle politiche turistiche della sua terra. E secondo me centra davvero il punto di quanto si potrebbe fare e di quanto tempo sia stato buttato via in questi anni.

Io non pretenderò mai le strutture ricettive e di divertimento che troverei scegliendo una meta diversa dell’Italia, sarebbe sbagliato e poco attento al territorio che mi circonda.

Significa però pretendere un’esperienza che non sia esasperante nel dover fare esperienza e tesoro dell’isola, significa aspettare un’unicità qualitativa estrema che sono disposto a pagare il giusto prezzo, significa esaltare il turista e tenerlo sul palmo di una mano perché in quel momento ospite (ovvio, parlo di turisti con la T maiuscola, non quelli che nascondono i mozziconi nella sabbia o che la sabbia se la portano proprio a casa).

Perché sono sempre più convinto che la Sardegna debba fare del turismo di qualità e non del carnaio senza spazio in spiaggia il suo biglietto da visita. Ovviamente, accessibile, ma chiaro nei contenuti e in ciò che si troverà una volta messo piede nell’isola.

Spero in tutto questo e molto di più, da umile turista aficionado che ogni anno lascia un pezzo di se su quell’isola meravigliosa ricca di tesori nascosti e persone che lottano ogni giorno per preservarli.

È ora di ingranare la quarta.

Non dobbiamo dare ciò che si vuole ma dobbiamo offrire ciò che di meglio abbiamo nella migliore maniera possibile.

Creare offerta non significa mettersi il vestito da pagliacci e far ridere i turisti, costruire servizi per come sono abituati a fruirne in altri luoghi, significa trovare i turisti che apprezzano ciò che rappresentiamo come unicità, che arrivano per scoprire e non per trovare ciò che gli abbiamo artificialmente costruito per renderli felici.

E quindi significa anche creare una offerta turistica organizzata e strutturata completa (comprese le seconde case) per scegliere quali e quanti turisti far arrivare in Sardegna (e anche quando).

Significa immaginare di essere innovativi nel proporre un modello Sardegna da imitare, nei trasporti, nella qualità della vita, nell’alimentazione, nella sostenibilità ambientale, nella integrazione sociale tra ospiti e comunità, nella comunicazione, nella bellezza, nella valorizzazione della identità