Il mio gaming set-up secondario

Se nella tv principale di casa, quella del soggiorno, sono connesse sia Xbox Series X che PlayStation 5, mi sono trovato nell’ultimo anno nella condizione di voler/dover giocare dalla mia stanza da letto.

Ho provato differenti set-up. Sfruttando Stadia e Xbox Game Pass tramite dispositivo mobile android, ma ho convenuto che sì, comodissimo avere centinaia di titoli a portata di mano, ma lo schermo è decisamente troppo piccolo per apprezzare la bontà di un gioco nato per il 4K. Ho provato a portare nel letto anche un iPad Pro 10”, ma non c’è stato verso nel posizionarlo nel migliore dei modi, l’inclinazione desiderata è impossibile da ottenere.

La voglia di videogiocare mi ha aiutato ad ingegnarmi e trovare la soluzione ideale. Sia PlayStation che Xbox tramite le loro app iOS permettono di giocare in remoto se il device è collegato alla stessa linea Wi-Fi della console. Quindi collegando un qualsiasi controller bluetooth all’iPad posso giocare da qualsiasi stanza della casa. Grazie all’impianto installato qualche mese fa ho zero problemi di lag ed è come avere sempre a disposizione un secondo schermo da cui giocare.

Ora l’iPad, se munito del suo dongle originale, è in grado di proiettare qualsiasi contenuto a una TV collegata in HDMI (purtroppo non ho una TV con AirPlay, altrimenti avrei potuto fare a meno di un altro cavo), trasformando così uno schermo da 10.9” in una vera e propria TV. Purtroppo né l’app Xbox né tantomeno quella PlayStation consentono di andare in full screen, mostrando mentre si gioca la barra in alto con le informazioni su orario e batteria dell’iPad, ma vuoi mettere la goduria di mettersi a letto accendere la TV e poter giocare prima di addormentarsi come se fossi sul divano del salotto?

Il mio backlog non ha più scuse. Ho ripreso in mano Gears Of War 5. Dopo di che si passa a: Control, Prey, Ghost of Tsushima, Death Stranding, Flight Simulator, Hades, The Ascent… la lista sarebbe chilometrica, molto più lunga di tutto questo post.

Ah…come se non bastasse Kojima si è messo anche a scrivere un libro.

Xbox & Bethesda all’E32021

In questa seconda edizione tutta digitale dell’E32021 Microsoft fa la voce grossa e mostra finalmente una line-up di giochi, spesso espressamente dedicati alle console next-gen, di spessore e 27 casi su 30 disponibili su Game Pass con esclusive perenni (Starfield su tutti e per il quale ci sarà da attendere un po’) o parziali ma comunque sostanzialmente gratuite insieme all’abbonamento mensile.

Qui non posso non citare alcune piccole gemme come Somerville (dall’ex fondatore di Playdead, Dino Patti, un’atmosfera unica non so perché mi ha ricordato The Last of Us II) o Twelve Minutes in arrivo a fine agosto. Hades che finalmente potrò giocare su console senza tirar fuori un euro in più, così come A Plague Tale: Requiem e il sensazionale Forza Horizon 5 che cambia ambientazione e approda in Messico con un foto realismo prossimo alla realtà e che dimostra come si possano sfruttare al massimo le librerie di Flight Simulator (anche lui in arrivo su Xbox Series X|S il 27 luglio) tra le varie software house degli Xbox Studios.

Profonda amarezza invece per Halo Infinite. Schiaffato lì in mezzo alla conferenza come un giorno della settimana povero di sodio. Non è stato mostrato niente della campagna e niente di in-game. Solo il multiplayer ha alzato leggermente il livello dell’attenzione, ma, a parte questo, mi ha lasciato abbastanza basito il non aver trovato un passo deciso in avanti rispetto all’anno scorso. Ho seri dubbi sulla possibilità di vederlo pubblicato entro la fine del 2021.

Qui trovate tutti gli annunci, sono tanti, e finalmente Microsoft ha lasciato un segno importante su questa fiera dimostrando con la strategia Game Pass di portare effettivamente i videogiochi che contano in qualsiasi luogo ci troviamo. Da mobile, su console, e molto presto anche senza il bisogno di avere una. Non è una cosa da poco, il play anywhere si sta finalmente concretizzando e non c’è miglior modo di festeggiare questi primi 20 anni di storia.

Ultima chicca? Chi non vorrebbe un mini frigorifero a forma di console? Sì, lo hanno fatto davvero e sarà acquistabile.

Playdate

Dal design familiare, ma molto diversa da qualsiasi altra cosa vista sul mercato sino ad oggi. In barba alla battaglia per la corsa al foto realismo, oggi è un altro gran giorno per essere videogiocatore.

Finalmente Playdate mostra i primi succosi dettagli su cosa sarà questa piccola console portatile dallo schermo in bianco e nero da 1-bit e con una strana manovella come controller aggiuntivo, una batteria da urlo e un prezzo piuttosto abbordabile: 179$.

È minuscola e sta nel palmo di una mano, avrà come primo accessorio uno stranissimo stereo dock che non solo ricaricherà la console ma sarò anche una cassa bluetooth per diffondere la musica proveniente dalla prima app installata, la Poolsuite FM. Come? Attraverso il Wi-Fi.

Già, la connessione ad internet sarà vitale per poter giocare. Infatti la distribuzione dei videogiochi compatibili avverrà per stagioni. Sì come se fossero degli episodi di una serie TV. Ne verranno rilasciati 2 per settimana per 12 settimane di fila per un totale di 24 giochi iniziali. Successivamente non è ancora chiaro come verranno distribuiti, ma chi si vuole cimentare potrà creare i propri videogiochi con l’SDK messa a disposizione è sufficiente avere un browser per poterne sviluppare uno.

I preordini aprono a luglio e non vedo perché siate ancora qui a leggere queste righe quando dovreste essere già sul loro sito. Stanno producendo le prime 20.000 unità che verranno consegnate entro la fine del 2021. Il resto arriverà all’inizio del 2022.

Chi c’è dietro tutto questo fantastico progetto? Panic, quelli di Firewatch e Untitled Goose Game. Sì, proprio loro. Io la mia email gliel’ho lasciata e non vedo l’ora di luglio per riuscire a fare il pre-order.

Che momento fantastico per essere gamer.

La battaglia per l’attenzione

We’re living in an era of chaos, we’re all in our own little worlds. For twenty years, the internet wreaked havoc, disrupting and destructing. Now the dust has settled, why do we think everything is the same as it ever was? The disruption has calmed down. Now it’s about content. We, as a society, are trying to figure it out. One thing is for sure, everybody in the old, pre-disrupted world, is doing their best to cling to the old model instead of facing the truth and marching into the future. And they keep telling us they’re important and we should pay attention WHEN MOST PEOPLE DON’T EVEN CARE!

Applicare modelli e paradigmi di generazioni passate non sempre è la scelta giusta. Soprattutto quando si tratta di distribuire contenuti sui canali che tutti abbiamo imparato a conoscere. La nicchia e la coda sono talmente allungate e destrutturate che sempre più difficilmente si sarà in grado di costruire dei modelli di comportamento precisi, se non affidandosi al martech.

Il post di Brian Lefsetz è come sempre un minestrone di pensieri sparsi, sebbene molto lucidi, sulla situazione attuale del mercato musicale e non solo. Più in generale di quello streaming. I gusti personali dominano e frastagliano moltissimo il mercato, la cui segmentazione spesso non rispecchia appieno ciò che gli utenti premiano.

Quale futuro per Stadia?

Difficile a dirsi a questo punto. Dopo l’annuncio a sorpresa di settimana scorsa chi si occupa di videogiochi si sta domandando la stessa cosa.

Google Stadia avrà un futuro?

L’approccio di Google ai suoi prodotti è alquanto bizzarro. A parte lo zoccolo duro (GMail, Drive e Suite in generale), da quando ha chiuso Google Reader è partito il trend “esercizio di stile”. Lanciare sul mercato servizi, spesso anche utili, e poi abbandonarli al loro destino fino a chiuderli completamente. Lasciando così i suoi utenti non solo incazzati, ma anche con la briga di doversi trovare delle alternative che facciano le medesime cose.

Per fortuna con Stadia non sarà così. Nel senso che, al di là dello streaming, non ha avuto mai esclusive (e a questo punto mai le avrà) tali per cui non si possano giocare gli stessi giochi altrove. Durante gli scorsi mesi ho avuto modo di testare a fondo Stadia e rispetto alla prima recensione mi sono dovuto ricredere, soprattutto nella sua incarnazione mobile, sempre fluida e senza intoppi. Ha avuto un bello slancio poi con l’uscita Cyberpunk 2077, a detta di tanti la versione migliore dopo quella PC, e davvero non mi capacito come non Google non abbia sfruttato a dovere questo trampolino. Abbandonando se stessa ad avere soltanto titoli di terze parti.

Creating best-in-class games from the ground up takes many years and significant investment, and the cost is going up exponentially. Given our focus on building on the proven technology of Stadia as well as deepening our business partnerships, we’ve decided that we will not be investing further in bringing exclusive content from our internal development team SG&E, beyond any near-term planned games

I costi. Già, i costi. Sviluppare titoli AAA richiede dei team di sviluppo con i controcazzi, ma soprattutto di tanti soldi a disposizione (The Last of Us 2 è costato oltre 100M $). E non che Google non ne abbia, ma una divisione deve essere autosufficiente e deve avere un’entrata fissa e costante e sicuramente un abbonamento e la marginalità su titoli multipiattaforma non è sufficiente per ripagare la realizzazione di nuove produzioni ad hoc.

Microsoft dal canto suo riesce a fare ciò che Google non può. Ha già un track record in questo settore di oltre 20 anni, ha deciso di assimilare innanzi tutto team di sviluppo esterni invece di crearne da zero interamente, e con la propria console ha le entrate necessarie per mantenere viva e vegeta una divisione molto complessa come quella di Xbox. Inoltre la sua tecnologia streaming è già molto matura, xCloud l’ha dimostrato ampiamente, e benché non si possano giocare tutti i giochi in possesso dell’utente nella propria libreria, la mia sensazione è che Microsoft punti a quell’obiettivo.

Stadia avrà vita breve. Senza delle esclusive e con una tecnologia facilmente replicabile da altri player non ci sarà un futuro molto lungo. Amazon sta per approdare nel settore con un modello simile a quello di Google con Amazon Luna, anche se creare un videogioco originale non è proprio una passeggiata, Sony e Microsoft sono già lì e GeForce Now non sta a guardare.

La battaglia per un nuovo streaming è iniziata.

Come salvare spazio su Xbox Series X|S

Con questo trucco si libera spazio dall’SSD e si continua a giocare

Sulla coda lunga dei trick che nessuno conosce e nemmeno Microsoft esplicita apertamente (vedi il post sul controller Xbox di Lorenzo), oggi sono a parlarvi di come salvare spazio sulla vostra Xbox Series X o Xbox Series S.

Così come per PlayStation 5, anche le nuove ammiraglie di casa Microsoft montano un nuovissimo e sfavillante disco SSD ma con pochissimo spazio disponibile. Parliamo di poco più di 600GB per Series X e quasi 400GB per Series S.

Un bel problema, soprattutto se iscritti a Game Pass e si ha voglia di giocare a tanti giochi contemporaneamente. I giochi di ultima generazione, quelli che hanno il logo X|S in basso a sinistra sulla vostra dashboard, la maggioranza delle volte necessitano di risiedere nella memoria interna o sulla Seagate Expansion Card della vostra console. Questo perché pronti a sfruttare tutte le potenzialità grafiche e del disco, ma soprattutto ottimizzati al meglio per le architetture delle due nuove arrivate.

Tuttavia ci sono dei giochi che benché riportino X|S sull’icona gioco e quindi ottimizzati per le nuove console, sono stati sviluppati per girare bene anche su Xbox One, Xbox One X e Xbox One S. Questi ultimi possono essere spostati tranquillamente anche su un hard disk esterno collegato alla vostra nuova console tramite una delle porte USB.

Come fare a riconoscere i giochi che possono essere avviati su hard disk?

L’operazione è molto semplice. È sufficiente andare su:

  • “I miei giochi e app”
  • Posizionarvi sul gioco desiderato
  • Schiacciare il tasto ☰ sul vostro pad
  • Scendere fino a Informazioni File
  • Verificare cosa ci sia scritto nella terza riga

Se nella terza riga c’è scritto Scarlett quel gioco necessariamente dovrà risiedere o sul disco interno o sulla Expansion Card Seagate se ne avete una.

Se nella terza riga c’è scritto Durango, allora quel gioco può essere avviato su un qualsiasi HDD esterno collegato via USB. Un esempio pratico è quello di Halo: MCC, un gioco di oltre 100GB che può risiedere ed essere giocato su un hard disk esterno senza nessun tipo di problema.

La mia è tecnica è tenere su disco interno e sulla Seagate i giochi che sto giocando attualmente, mentre su HDD tutti quei giochi “Durango” più tutti quelli che ho in backlog e che prima o poi vorrò giocare. Una volta finiti i primi, sposto gli ultimi internamente così da velocizzare anche le operazioni di caricamento.

Come organizzate le vostre memorie interne?

Chi ben comincia…

E bon, pensavo che già così fosse sufficiente per partire e avere un prospetto dei 12 mesi a venire.

Verso le 18 invece sono riuscito a far cadere e rompere lo specchietto double face Ikea. Non credo troppo nella mala sorte in questi casi, ma mi acceso la curiosità sui fantomatici 7 anni di sfiga. Ed ecco un bel post di Mitì ad accontentarmi.

In questi giorni di “pausa” dalla quotidianità abbiamo consumato tutte le piattaforme di streaming alle quali siamo abbonati. In particolare, stiamo usufruendo di 1 anno gratuito di Apple TV+ e con essa ci siamo bevuti in pochi giorni il film On The Rocks, sia The Morning Show che Trying. Una meglio dell’altra. Impossibile non fare un confronto con le produzioni Netflix. Apple sembra si stia impegnando molto dal punto di vista qualitativo, entrambe hanno sceneggiatura, fotografia e regia incredibili, ma soprattutto mi sembra la qualità dello streaming sia una spanna sopra tutte le altre piattaforme. Al momento ci sono ancora pochi contenuti ma sono curiosissimo di guardare Servant e See. E tra qualche giorno arriverà anche il nuovo film di Justin Timberlake, Palmer, che Lorenzo mi ha fatto scoprire.

Nel frattempo su Amazon Prime Video sbarca la piattaforma STARZPLAY con il seguito di Power e la nuova serie tratta dal romanzo di Stephen King, The Stand, ma soprattutto tutte le stagioni di Animal Kingdom così da poter terminare la visione completa della serie.

Immortals Fenyx Rising

Quasi dimenticavo, l’anno è iniziato sulla positiva onda lunga della riscoperta di Stadia. A cui ho voluto dare una nuova chance e capire se davvero ci fosse stato quel balzo in avanti leggo in ogni dove in rete, anche grazie a Cyberpunk 2077 e alla sua versione seconda solo a quella PC. Si è acceso in effetti qualche barlume di speranza. Ho giocato molto proprio a Cyberpunk 2077 ad Assassin’s Creed Valhalla, ma ancora di più a Immortals Fenyx Rising.

Vivere mille vite. Come i videogiochi hanno cambiato la mia vita

I primi ricordi legati ai videogiochi affondano nella mansarda della villetta a 4 piani che da piccolo mi sembrava enorme, ogni angolo un nascondiglio e un luogo da (ri)scoprire ogni volta. Quella mansarda raggiungibile solo con una scala a chiocciola da affrontare a quattro zampe perché non alto abbastanza da arrivare al corrimano. Il suo grande stanzone, da un lato c’era il letto di mia sorella che da lì a poco sarebbe uscita di casa, dall’altra bauli e armadi di molti decenni prima che nella mia fantasia erano ricchi di tesori sepolti.

In mezzo alla stanza c’era un grosso tavolo di legno con sopra quello strano aggeggio con una tastiera enorme e la scritta AMIGA intarsiata nella plastica. Ricordo con quanta avidità cercavo sempre di sgattaiolare di sopra nella speranza di capirci qualcosa su come avviarlo e farci girare i videogiochi che mio padre comprava senza nemmeno sapere cosa stesse comprando.

Ricordo in particolare solo due giochi, Sensible Soccer e Firepower, il resto dei ricordi è fumoso e sbiadito tra molti minuti di attesa attesa per i caricamenti e l’amarezza di non averla conservata gelosamente fino ad oggi.

La passione per i videogiochi è nata così, anche per me come Lorenzo nel suo meraviglioso racconto “Vivere Mille Vite”, grazie ai miei genitori, i quali nel mio caso vedevano quanto mi tenessero impegnato e accendessero quella scintilla nei miei piccoli occhi.

Amiga fu solo l’inizio. I miei genitori sul finire degli anni ’80 gestirono un bar vicino casa. Quel bar non solo era il luogo dove mamma e papà lavoravano, ma era quel posto magico dove 500 lire riempivano interi pomeriggi. Sì perché mio padre intuì che i cabinati avessero una forte attrattiva sui giovani del tempo e creò quindi un’ala con una decina tra flipper e arcade e io a 6 anni non solo ero il figlio dei proprietari in grado di giocare gratis tutto il tempo che volevo, ma potei stringere amicizie altrimenti impensabili, accedere al mondo degli adulti e insegnare qualcosa a loro su quei videogiochi che al tempo sembravano la fine del mondo. Mi ricordo in particolare Hammerin Harry, un platform a scorrimento sul quale detenevo il record di sempre.

Ma una volta tornati a casa, anche lì non si scherzava. Nella mia stanza, attaccato a quel minuscolo tv a tubo catodico c’era il Sega Master System ad attendermi. Sì, ero fan Sega e saltai completamente tutte le console Nintendo fino al GameCube, ma questa è un’altra storia. Tornando al Master System ricordo chiaramente la prima edizione di Fifa che a quei tempi si chiamava Fifa International Soccer e solo dal 1995 iniziò ad avere l’anno aggiunto vicino al naming FIFA. Con lui l’intramontabile Sonic e qualche altro gioco che magari non ho mai giocato per intero perché non corrispondeva ai miei gusti.

Ai tempi non c’erano che poche riviste di settore attraverso le quali informarsi sulle nuove uscite, ma lo strumento più potente e utilizzato per poter capire se un videogioco facesse al caso tuo prima di comprarlo con le paghette raccolte nei mesi era il passaparola dei tuoi amici.

Venne il momento in cui i videogiochi mi salvarono letteralmente la vita. Quanto meno mi salvarono dalla noia. Nei primi anni ’90 nella via proprio dietro quel bar dei miei genitori subii un incidente stradale abbastanza spiacevole con svariate complicanze conclusesi un decennio dopo, ma che sul momento fu un piccolo terremoto che scossò la mia famiglia dalle fondamenta. Necessitavo di cure costanti e per questo i miei decisero di vendere il bar.

Due mesi in ospedale e altrettanto tempo da convalescente a casa, come ammazzare il tempo? Mi vennero in aiuto le console portatili. Su questo fronte non mi sono fatto mancare nulla. GameBoy con Tetris, Atari Lynx con Rygar e Game Gear con Sonic e Columns.

Dopo poco arrivò la console che forse ho amato di più in assoluto. Il Sega Mega Drive. Aveva tutto, era perfetta e tutti i giochi che avrei sempre potuto desiderare. Solo che da lì a poco in casa arrivò un aggeggio bianco, ingombrante e che decidemmo di piazzare in taverna. Il mio primissimo computer, un 386 con sopra Windows 3.1. Mi cambiò la vita come a Lorenzo nel capitolo dedicato a Doom. Per me fu lo stesso ma con Wolfenstein 3D. Non avevo visto niente di simile fino a quel momento e me ne innamorai. Non giocavo a nient’altro se non a quello.

Da lì in avanti è stata un escalation dedicata soltanto al computer. Innumerevoli pezzi cambiati, un sacco di giochi anche piratati (ai tempi era la norma) e tante splendide avventure dopo, arrivò quel piccolo aggeggio grigio prodotto da Sony che prometteva di cambiare il mondo delle console casalinghe. E lì un altro fulmine a ciel sereno. PlayStation = Metal Gear Solid. Credo di aver consumato almeno due pad nel giocarci e accumulato non so quante ore di gioco.

In quegli anni il computer rimaneva però per me il chiodo fisso, tanto che installai in tutti i PC delle scuole superiori in aula di informatica un simpatico gioco di Dragon Ball Z, saltando a pie pari PlayStation 2. Arrivavano voci da ovest di una console targata Microsoft che sarebbe uscita da lì a poco, e come dicevo per me i computer e il loro massimo rappresentate dell’epoca Bill Gates per me equivalevano a Microsoft. Aspettai Xbox con trepidante fermento.

Era il 2002. Iniziavo a navigare su internet con incessante vigore. Mi imbattei in un forum di appassionati, e da lì iniziai a costruire un sacco di amicizie e importanti relazioni che mi portarono non solo per scrivere per quella neonata rivista che è everyeye.it ma che mi consentirono di viaggiare “a causa” dei videogiochi con press tour, anteprime e community tour addirittura in Canada direttamente nella casa di sviluppo di Fifa.

Tutto questo percorso mi condusse poi a lavorare in Microsoft, a trovare la mia strada di geek e appassionato di tecnologia, ma dovetti a malincuore allontanarmi dai videogiochi come strumento di sostentamento e ne parlo in questo vecchio post. Invidio chi come Lorenzo riesce a farne una professione e, quotidianamente, con il senno di poi mi domando se avessi potuto continuare su quella strada, se avessi avuto lo standing necessario per divulgare un mezzo straordinario come il videogioco.

Ormai è troppo tardi, la passione dei Videogiochi è intatta e cerco quando posso di scriverne qui. Ecco, ci tengo a concentrarmi sulla parola “passione”. È grazie alla condivisione di questa passione e al libro di Lorenzo che sono riuscito a buttare giù queste memorie. Una poderosa cavalcata sulla storia delle pietre miliari dei videogiochi vissute dagli occhi dell’autore stesso e non c’è niente di meglio di un racconto vissuto in prima persona per respirarne tutte le emozioni vissute.

Non conosco Lorenzo di persona, ma è fidanzato con una mia ex collega e ho sempre seguito i suoi lavori in rete. Adoro come scrive e ho acquistato il suo libro appena ho potuto, divorandolo in qualche nottata prima di addormentarmi. Senza la sua testimonianza difficilmente mi sarei messo qui a scrivere questo lunghissimo post, ma la passione ti porta a creare cose di cui non ti saresti mai ritenuto capace.

Perciò, da videogamer a un altro, grazie Lorenzo.

Il mio test di Xbox Game Pass cloud gaming

Quello che qualche mese fa più comunemente era conosciuto come Project xCloud, ovvero la piattaforma di streaming dei giochi Xbox Game Pass su device Android, è finalmente uscito dalla sua fase Anteprima ed è attualmente in Beta, ma comunque accessibile a tutti attraverso l’applicazione Xbox Game Pass scaricabile su Google Play.

L’argomento streaming mi interessa parecchio. La disintermediazione fisica della console per poter accedere al servizio gaming preferito ovunque nel mondo è affare assai allettante di cui ho scritto in tempi non sospetti su OnLive prima e Stadia poi.

Sono riuscito finalmente a testare anche io il servizio Microsoft con questo set up iniziale:

L’ho utilizzato per il momento, quindi, con la sola rete di casa dove oscillo tra i 30 e 100 Mbps dipende dall’orario, ma comunque soprattutto la sera dal letto, dove in preda a qualche momento di insonnia invece di scendere e riaccendere tutto l’impianto di casa e svegliare la famiglia, mi sono messo le cuffie e iniziato questa splendida avventura. Prevedo un test in esterna non appena si potrà tornare a viaggiare.

Ho giocato a Doom e Carrion, che sembra nascere più per mobile che per uno schermo da 55’’, per tre sere di seguito e segnalo un’esperienza fantastica, input lag pari a zero con rallentamenti dovuti alla connessione ridotti all’osso. Mi resta da testare Destiny o Halo MCC per comprendere meglio come si comporti nelle situazioni multiplayer, ma in linea di massima arrivando dalla delusione cocente di Stadia, Microsoft mi ha fatto ricredere sul poter ottenere eccezionali risultati da un servizio di cloud gaming.

La sensazione è sì quella di approcciarsi a una console portatile, date le dimensioni dello schermo, ma di avere sempre il giusto feeling di controllo dato dal pad Xbox. A questo proposito avevo anche optato per la soluzione che più farebbe avvicinare l’esperienza di tenere in mano una Nintendo Switch, ovvero il controller Razer Kishi studiato apposta per xCloud. Tuttavia sia il costo sia qualche opinione in rete di difficoltà nel approcciare lo stick destro mi hanno fatto per il momento desistere dall’acquisto.

Se avete voglia di provare il tutto, riassumo qui le specifiche per poter sfruttare il servizio ad oggi, anche se ci sono buone speranze di vederlo a breve sia su Apple (dopo la diatriba di qualche mese fa) che sui PC attraverso apposita chiavetta.

  • Un abbonamento Xbox Game Pass Ultimate attivo
  • Un controller Xbox con funzionalità Bluetooth o un altro controller supportato
  • Un telefono o tablet Android, versione Android 6.0 o successiva
  • Una connessione dati Wi-Fi/LTE con almeno 10 Mbps di velocità in download
  • L’app Xbox Game Pass per dispositivi Android

Anzi, in realtà su piattaforma Apple è disponibile qualcosa di similare. Avviene tramite l’app Xbox e si chiama Remote Play. La differenza con quanto avviene su Android è che bisogna trovarsi agganciati alla stessa connessione alla quale è attaccata la vostra Xbox, una specie di mirroring di quanto vedreste sul vostro schermo del salotto, con la possibilità di usufruire di tutti i titoli da voi acquistati e non solo quelli Game Pass.

Fatemi sapere le vostre opinioni e se avete avuto modo di testare il servizio.

Il pubblico di Xbox Series X non è lo stesso di Playstation 5

Comunicare del media con il pubblico più diffuso del pianeta non è affar semplice.

Quando si tratta di videogiochi ci sono tante dinamiche di cui tener conto, la più importante delle quali è l’aspettativa delle community di videogiocatori.

Il mercato però troppo spesso non ha il tempo di fermarsi e domandare a se stesso, cosa vorrà il mio pubblico di riferimento da me nel momento in cui sono nella fase di lancio di una nuova console? Quali sono le aspettative? Deve rispondere prima a tempi di produzione, business, ciò che probabilmente garantirà ampi introiti nel minor tempo possibile.

Le risposte a queste domande sono state date qualche settimana fa, in occasione del periodo E3 durante il quale Microsoft, pur presentando tanta carne al fuoco, fu tacciata di non aver saputo soddisfare il bisogno primordiale del videogiocatore: fammi vedere cosa potrò fruire, pad alla mano, una volta che il titolo verrà pubblicato sulla nuova console.

Ed è quanto ci si attendeva durante l’evento di ieri. La strategia comunicativa di Microsoft circa Xbox Series X è stata piuttosto chiara durante questo mese e mezzo di attesa che ci ha condottoalla diretta del 23 di luglio: la console più potente del mondo vi farà vedere il gameplay dei giochi pronti al lancio o di lì a poco.

Si sono dimenticati di mettere alcuni asterischi.

Sull’onda lunga di quanto fatto dalla seppur poco entusiasmante conferenza di Sony a livello di annunci, ma molto sostanziosa a livello di capacità di mostrare ciò che Playstation 5 sarà in grado di fare, l’audience si aspettava questo.

Eppure…eppure vuoi che la connessione della stra grande maggioranza del globo non è riuscita a fare streaming in 4K di Halo Infinite, che sembrava una brutta copia di se stesso, vuoi che praticamente tutto quanto mostrato era in computer grafica e non un gameplay…beh ha lasciato tutti un po’ con l’amaro in bocca. E se chiudevi gli occhi ti sembrava di essere alla presentazione di una qualsiasi altra Xbox con la tiritera Halo, Forza, Fable.

Ad essere cinici e lasciando da parte il cuore di appassionato, analizzando pertanto la conferenza di per sé, certo il ritmo è stato elevato, i giochi annunciati tanti e sicuramente si è vista una strategia volta a creare tante nuove IP che però esisteranno anche su PC da qui in avanti. La visione d’insieme ci porta anche a fare un grande plauso a Microsoft per aver sostanzialmente confermato che tutto questo ben di dio sarà disponibile a poco più di 10 euro al mese per i sottoscrittori di Game Pass.

E forse ieri per la prima volta si è notata la grande differenza di approccio a questa nona generazione di console tra i due colossi, Sony e Microsoft, e Game Pass è proprio la chiave di volta per comprenderla.

Con Game Pass al centro del suo modello di business, Microsoft non sta più cercando di competere con Sony nella corsa per pubblicare un paio di enormi successi AAA ogni anno. Sta seguendo il modello Netflix, mantenendo un ritmo altissimo di nuove uscite in un periodo molto breve, trattenendo così il più possibile i suoi abbonati. Netflix non produce i migliori film del panorama cinematografico, ma questo non sembra avere importanza il venerdì sera quando accendiamo la TV e ci schiantiamo sul divano. Senza contare il fatto che molti dei giochi presentati ieri dovranno girare su una quantità di hardware spaventosa, Xbox Series X, Xbox One e tutti i PC sufficientemente potenti da permettere di farlo.

Non sto dicendo che qui si stia puntando sulla quantità rispetto alla qualità. Dico che rispetto a Sony che sembra puntare su grandi pochi blockbuster rivolti soprattutto a videogiocatori single player, Microsoft attraverso Game Pass può giocare sulla varietà di genere accontentando un pubblico forse più casual, meno impegnato, ma che ha voglia di approcciare generi differenti e un grande catalogo dà la possibilità di raggiungere questo obiettivo.

Non è chiaro al momento come quei 12 tflops di potenza della Xbox Series X verranno sfruttati appieno, quanto visto ieri al di là di alcuni spunti sempre in computer grafica, non sono da far cadere la mascella, ma come diceva qualche amico su facebook, da una nuova generazione ci si aspetta questo. Qualcosa che lasci senza parole, interdetti, e ad oggi Ghost of Tsushima, ad esempio, riesce a farlo molto meglio, non dandomi pretesti per passare nell’immediato (anche se lo farò comunque) alla nuova generazione di console.