Dove siete finiti?

Tra i dettagli a rendere interessante The Batman ai miei occhi c’è stato il meccanismo circolare del diario scritto (e letto) da Bruce Wayne all’inizio e alla fine del film.

Un’escamotage per condurci dentro il suo stato d’animo. Diventato pubblico e voce narrante. Un’analisi psicologica della sua dualità, confluita nello stesso uomo, espressa con l’unico scopo di dare qualcosa di se stesso alla comunità. La vendetta nei confronti dell’impunito.

Il suo blog personale. Niente di più niente di meno. Nel fare questa associazione ho pensato immediatamente a un’altra ricorrenza rispetto a questi due anni appena trascorsi. Prima del crescendo della pandemia Covid-19 c’è stato un momento in cui in tanti hanno rimesso mano al proprio blog qui in Italia. Marco l’ha chiamata la new wave italiana della blogosfera.

Ecco mi domandavo, dove siete finiti tutti?
Aspiranti scrittori o meno. Avete un taccuino su cui scrivete i vostri pensieri? Lo fate altrove? Siete stati soggiogati dal potere dei social media? Avete perduto lo stimolo di farlo?

The Batman

Ho qui davanti a me sulla scrivania una copia di GQ con in copertina Robert Pattinson. È biondo tinto, sembra il cantante dei Green Day, dei denti di metallo finti, mi ricorda forse di più The Joker.

In pieno contrasto con quanto visto ieri sera. Un nuovo reboot (ormai i film di Batman sono solo questo) e il suo debutto come protagonista in The Batman. Cerco di rimanere nel recinto delle produzioni cinematografiche dell’uomo pipistrello evitando di paragonare l’interpretazione di Robertino con quanto fece in Twilight, ma limitandomi a quanto visto.

Ci siamo. Pattinson interpreta egregiamente entrambi i ruoli. Dimostra di aver raggiunto un eccellenza di recitazione riuscendo a calarsi perfettamente sia nel ruolo di Batman che in quello di Wayne, che a differenza di Bale non è il mondano figlio di puttana amante della bella vita, belle macchine e belle donne. È spezzato dentro, rotto. Pattinson serba in sé la tristezza di una vita, quella di un orfano che ha assistito all’uccisione dei genitori e vive ogni secondo alla ricerca della verità sull’ accaduto, e la sfrutta a dovere sia quando si mostra come Bruce che come uomo pipistrello.

Ho apprezzato la fotografia di Greig Fraser con certe scelte stilistiche di inquadrature molto cupe e rigide che, combinate con l’utilizzo estremo della pioggia, ci ricorda tantissimo il Batman di Tim Burton. Una moltitudine di punti vista accomunati dal grido forte di Vendetta di cui tutti i personaggi sono impregnati. Giustizia popolare, giustizia sommaria, giustizia personale. Questo The Batman presta il fianco ai nostri tempi bui in cui tutti ci abbeveriamo alla fonte del riscatto a seguito di un torto subito.

In una Gotham City troppo simile a New York con accenni londinesi, questo Batman si muove all’interno di una purtroppo pessima colonna sonora. Mai incisiva, mai memorabile, mai soverchiante o in grado di aggiungere pathos a una delle qualsiasi scene, la reputo la parte peggiore di questo film.

Un film diligente, come dice Gianni Canova di cui riprendo qui le parole:

Benvenuto dunque anche a The Batman di Matt Reeves: male non fa e brutto non è. Ma da qui a dire che oscurerebbe perfino la trilogia di Christopher Nolan – come capita di leggere o di sentire – davvero ce ne corre.Nonostante l’ambizione di farne l’edizione “definitiva”, evidente fin dal titolo – The Batman, IL Batman, quasi a voler rivendicare il sigillo o il crisma dell’ortodossia filologica – il lavoro di Matt Reeves e dei suoi collaboratori è – mi sembra – niente più che pregevolmente diligente. Questo è l’aggettivo probabilmente più pertinente per definire sia la performance attoriale di un Robert Pattinson pseudo “emo” nel panni dell’uomo mascherato da pipistrello sia l’impianto della sceneggiatura, scritta di Reeves con Peter Craig.

Già. Il Batman di Reeves non è il migliore dei Batman possibili o esistenti. Gli scettri appartengono a Tim Burton e a Nolan per quanto mi riguarda. In questo esercizio di stile ad emergere potente è la figura stessa di Batman. Un eroe nazional popolare non necessariamente buono, ma giusto, ciò che serve oggi per riportare la luce in una Gotham colma di buio. E in questa alternanza tra chiaro scuri spicca un’epica scena del corridoio in cui le uniche fonti di luci sono i proiettili vaganti e ciò che accade in quell’intervallo di pochi secondi.

Mi piacerebbe tanto vedere un film in cui il Joker fosse interpretato dal magistrale Joaquin Phoenix, ma vista la scena conclusiva credo rimarrà soltanto un sogno. Peccato, perché in questo The Batman, oltre a una colonna sonora poco iconica, si sente terribilmente la mancanza di un villain con i contro cazzi. La scelta di rappresentare così l’Enigmista è una scelta debole, anche se facilmente riconducibile a tematiche d’attualità, che poco fa da contrappeso alla figura di Pattinson. Sia per l’attore scelto, sia per il carisma in grado di apportare al discorso filmico.

The Batman è un ottimo film, ma dal mio punto di vista non riuscirà a lasciare una così indelebile traccia come fatto dalla trilogia de Il Cavaliere Oscuro. Forse ingiusto metterli a paragone? Probabile, ma inevitabile. La vera conquista in questo caso è aver scoperto di avere finalmente un degno successore di Bale nel vestire i panni di un eroe comune e senza poteri se non quello della speranza.

★★★☆

Update: Aggiungo questa e questa reference riguardante i fumetti a cui il regista si è ispirato. Forse è il caso inizi anche io.

Un blog oggi ha ancora senso?

Per me come per Luca ancora sì.

Il blogging resta un esercizio valido allora come oggi. Un modo per esprimersi e condividere senza intermediari interessati o il dover aderire a regole decise da altri. Il prezzo da pagare è una frazione dell’attenzione che lo stesso esercizio avrebbe dentro i giardini recintati, ma la libertà non è mai stata a costo zero. Ogni scelta si paga, in un modo o in un altro. Continuerò a bloggare fino a che ne avrò voglia, anche fosse solo per esercitare il mio pensiero critico. Lo scopo non è la popolarità, di cui non me ne faccio nulla, ma l’esercizio della scrittura e del ragionamento.

Se hai un blog e lo hai negletto, ti invito fortemente a riconsiderarlo come uno spazio in cui esercitare il tuo pensiero, senza paura di essere letto e giudicato. Meglio sul tuo blog che in qualsiasi altro spazio sul web dove sei ospite di altri. Pensaci.

Ne usciremo migliori

Dicevamo così, un anno e mezzo fa, dopo i primi mesi di pandemia. Andrà tutto bene, ne uscirà un’Umanità migliore, abbagliati dai delfini nei canali di Venezia e da una spasmodica ricerca di felicità dopo una reclusione improvvisa e inattesa.

Sono passati esattamente 2 anni da quando scrissi per la prima volta di questo fastidioso virus. Ci ha stravolto la vita, ci ha diviso, ci ha trasformato forse per sempre e per generazioni. Sicuramente non rendendoci migliori, ma più incazzati, più problematici e violenti.

E ora alle soglie di una folle guerra mi fermo a domandarmi se tornerà mai il 2019. Celebro questi due anni ricordando che ancora c’è vita e c’è ancora modo e tempo per cambiare nel nostro piccolo il nostro stile di vita e quello di chi ci circonda.

Non voglio più perdermi l’occasione di farlo.

Un NFT non è, alla fine, altro che una copia?

È qualcosa a cui penso da un po’. Al di là di considerare, per il momento, tutto il mercato NFT nient’altro che una furbata, il post di Matt Birchler mi ha dato la giusta traduzione in parole del suddetto pensiero.

Un NFT non è altro che una copia di una copia di una copia? Traduco dal suo post.

Supponiamo che qualcuno pubblichi uno dei suoi file creati su Photoshop su un mercato NFT. Ha il file originale e vuole venderlo a un fan. Lo elenca su un mercato e potrebbe dover caricare il file sul mercato in modo che quando un cliente acquista l’opera, possa scaricare immediatamente il file per il quale ha pagato.

La questione è proprio questa. Chi originariamente ha caricato il file originale aveva un file che voleva vendere, e ora ci sono 3 file.

Il creatore ha l’originale
Il mercato ha una copia dell’originale
L’acquirente ha una copia della copia del mercato
Anche se si tratta di una vendita peer-to-peer e non ci sono intermediari, l’acquirente riceve comunque una copia del file del creatore, non l’originale.

L’unico modo in cui qualcuno potrebbe legittimamente acquistare il file originale è acquistare il computer su cui il creatore lo ha originato e archiviato.

Ora, se questo vuol dire che le molte versioni di un file non contano, allora bene, si tratta solo di avere una registrazione di te come proprietario del file (anche se ti mancano cose come il copyright o i diritti di distribuzione). È necessario però chiarire bene questo punto perché non è come acquistare un’opera fisica che viene trasferita da un creatore a un proprietario, o da un proprietario a un altro. Esiste solo 1 copia di quell’opera fisica, non differenti file.

Sia io che Matt ci sbagliamo? Non funziona così? Dove sta la vera unicità?

Migrare da Google Workspace a iCloud+

E dopo i primi articoli apparsi online, ieri arriva la conferma definitiva via email da parte di Google:

Già. Tutti i miei account di posta e quelli della mia famiglia sono ospitati sulla cosiddetta G Suite Legacy Free Edition o tradotto in italiano versione gratuita precedente di G Suite.

Sostanzialmente ho/avevo tutte le funzionalità che potrebbe avere qualsiasi account Google Workspace a pagamento, ma completamente gratis. Una bella fortuna ai tempi essersene accaparrato uno, se non erro 2010. Non ho sborsato un solo euro per avere un indirizzo email con estensione di dominio personalizzato da allora e nonostante Google specificò molto bene che sarebbe rimasto gratis per sempre, come ormai abbiamo imparato, nulla è gratis online.

Ho iniziato a vagliare un po’ di alternative. Fastmail, Protonmail, Outlook o la stessa Google. I prezzi oscillano tra i 4.68 euro a utente fino ai 6.25. Ho 4 account da dover attivare essenzialmente e avrei raggiunto una spesa media annua compresa tra i 270 e i 290 euro in base all’offerta scelta.

Poi mi sono ricordato che recentemente Apple all’interno dell’offerta iCloud+ (che ho sottoscritto per tutta la mia famiglia) integra la possibilità di agganciare fino a 5 domini personali con un numero limitato di email (3 per ciascun membro famiglia). Con 2TB di spazio disponibile, con tutta la famiglia su dispositivi Apple ormai da anni, mi è sembrata senza dubbio la scelta più ovvia per non dover sborsare altri inutili soldi.

Il passaggio non è stato indolore, tutt’altro. La colpa ricade soprattutto su Google, che nonostante Google Takeout, non mi ha permesso di migrare tutte le impostazioni relative alla navigazione, YouTube, Local Guides al mio vecchio indirizzo @gmail.com. Ho perso quindi tutto lo storico del mio account principale, ma pazienza, ricostruirò piano piano il tutto riagganciandomi al mio vecchio indirizzo gratuito.

Per quanto riguarda invece email e contatti non ci sono stati particolari problemi di transizione. Prima nota. Come dicevo su iCloud+ potete andare a creare fino a 3 account email per ogni membro della vostra famiglia su uno dei 5 domini che avete collegato al vostro account @iCloud.com principale.

Sì, perché per poter accedere alla vostra email da browser o per settare il vostro client di posta dovete inserire le credenziali del vostro account @iCloud.com. Poi potete decidere che il vostro indirizzo di posta legata al vostro dominio, ad esempio xyz@gwtf.it, sia quello principale e da quell’indirizzo vengano inviate tutte le email. Niente di più facile.

Se pensate quindi che 3 indirizzi per membro siano pochi, è sufficiente quindi creare nuovi indirizzi @iCloud.com e a qual punto potete creare nuovi indirizzi email. Io ne ho 4 ad esempio, ma due dei quali appartengono a due altri membri della mia famiglia, quindi non ho problemi a gestirli così, visto che anche loro hanno i loro indirizzi @iCloud.com.

In tutta tranquillità ho settato sia il mio account G Suite che il mio account iCloud su Mail App del mio MacOS, da qui ho trascinato dal primo al secondo tutto il mio archivio di email. Per i contatti li ho esportati in vcard e importati direttamente da iCloud.com Successivamente ho settato il mio account contino.com su iCloud+ e creato i miei indirizzi email relativi, infine chiuso tutto il mio account G Suite e penso abbandonato per sempre i servizi di posta, calendario, drive di Google.

Per mio papà e mia mamma ho creato il loro indirizzo iCloud.com semplicemente attivando questa opzione sul loro device:

Dopodiché, ho aggiunto il mio dominio principale, contino.com, all’interno di iCloud+. Mi è stato chiesto di aggiungere già quegli indirizzi esistenti in modo da accordare il permesso di funzionamento. In poco meno di 10 minuti ho sistemato tutto, sugli account dei miei genitori su iCloud.com ho cambiato l’indirizzo principale da quello @iCloud.com a quello @contino.com. Il passaggio per loro è stato indolore, non si sono nemmeno accorti a livello mobile del passaggio.

Ah, se vi stesse chiedendo, il tutto funziona anche su client Windows. Sì, funziona. Con Windows 10, ho utilizzato Mailbird, con poco più di 35€ gestisce nativamente gli indirizzi email di default del proprio dominio personalizzato iCloud+. Agganciandomi con l’indirizzo @iCloud.com principale e poi aggiungendo le mie email con dominio personalizzato come se fossero degli Alias, che poi sono stati riconosciuti come principali, da i quali posso decidere con quale indirizzo spedire.

È stato bello finché è durato Google. Ma pagando già 99€ l’anno per un servizio identico, mi sembrava davvero stupido doverne pagare 300 in più solo per avere le funzionalità di Gmail. Tra qualche mese vi saprò dire di più, se il passaggio mi ha causato qualche mal di testa oppure ha funzionato tutto. Senza contare che Apple ha questa funzionalità che per me che mi iscrivo a ogni tipo di servizio è davvero un game changer.

Se avete dubbi o domande, i commenti sono a vostra disposizione.

Microsoft acquista Activision Blizzard King

Stamattina ancora facevo fatica a credere alla bomba atomica sganciata ieri da Microsoft. Con la possibile acquisizione di Activision Blizzard King alla modica cifra di 70 miliardi di dollari, dico possibile perché sarà ufficiale soltanto entro il giugno 2023 quando ci sarà il benestare delle autorità di controllo antitrust, Microsoft fa un deciso passo verso il futuro dei contenuti videoludici.

Cosa questo significhi per gli sviluppatori indipendenti ce lo si inizia già a chiedere, al momento sembra a tutti un’operazione positiva di un’azienda che negli ultimi anni ha fatto uno sforzo enorme per ritornare ad essere competitiva con il brand Xbox e ci sta riuscendo molto bene. Le acquisizioni degli studi di sviluppo fatte e l’approccio utilizzato per far mantenerli indipendenti dandogli al tempo stesso la forza necessaria per emergere ha fatto dimenticare a tutti i passati infelici di Skype o Nokia.

Microsoft ha deciso di puntare su un colosso in grado di garantirgli revenue sia su game as a service, inserire nel Game Pass una libreria di titoli di tutto rispetto (che diventino esclusive non è dato sapere, anche se ci credo molto poco visto quando ci potranno guadagnare ad essere presenti su altre piattaforme), ma soprattutto iniziare a puntare al metaverso. Non un metaverso centralizzato, come ha detto il CEO nella conference call dedicata agli azionisti, ma portare tutte le IP proprietarie all’interno di tutti i metaversi esistenti e così, per forza di cose, farsi pagare per i contenuti digitali originali che Microsoft avrà a discapito degli altri.

Il videogioco è già un metaverso da diverso tempo, pensate a tutti i giochi di ruolo di massa online, si va in un mondo altro e si ripetono le stesse dinamiche della vita vera, talvolta godendo nel rompere le regole – GTA ne è l’esempio perfetto – talvolta per costruire mondi più perfetti di quello reale, leggasi alla voce Minecraft. In futuro lo sarà ancora di più e sicuramente avvantaggiarsi ora mettendo in cascina un bel po’ di contenuti originali ha tutto il senso del mondo.

Ovvio, previa approvazione degli organi competenti. Non è stato mai così bello essere un videogiocatore.

Spostare le Newsletter a un Reader RSS

Tanti blogger della prima ora stanno migrando verso piattaforme di newsletter e da qualche anno ormai è un trend stabile. Io non mollo, non avrei la costanza di inviarla a una cadenza specifica e so già che lo sentirei come un lavoro più che un piacere.

Per alcuni lo è anche diventato, se si è particolarmente bravi si monetizza e parecchio. Ma oggi voglio parlarti di come invece noi avidi lettori sommersi già da mille mila iscrizioni abbiamo una certa difficoltà a districarci tra le centinaia di email che già quotidianamente ci arrivano, trovando spesso complesso dedicare il giusto momento alla lettura di newsletter.

A volte capita che per sbaglio ci passi sopra e ti dimentichi di ri-settarla su “leggi più tardi” e te la perdi o semplicemente la cancelli e magari c’era il contenuto della vita. Oppure semplicemente passi ad altro e finiscono in fondo al listone della inbox senza mai ritornare in superficie. Insomma, già riceviamo un milione di email al giorno, se anche quello che dovrebbe essere un passatempo finisce per essere accumunato a un’attività spesso associata allo stress, bisogna trovare un rimedio.

Ho deciso di dare un taglio netto alle newsletter in arrivo al mio indirizzo di posta anche per un altro motivo, possibili data breach. Ho già un’indirizzo email dedicato a tutto ciò che riguarda il mondo iscrizioni online, ma evito quanto mi è più possibile di lasciarlo a terze parti in modo da non consentirgli in primo luogo di iscrivermi contro la mia volontà ad altre operazioni di marketing, secondo di evitare che il mio indirizzo email possa finire nelle mani sbagliate.

Arriviamo al dunque, ho cancellato tutte le iscrizioni alle newsletter alle quali ero abbonato con il mio indirizzo email principale e le ho spostate tutte su Feedly.

La mia “collezione” di Newsletter

Sì perché Feedly permette da poco di trattare una newsletter come se fosse un feed RSS, grazie a Luca che me lo ha ricordato. Genera un indirizzo email fittizio da dare in pasto alla vostra newsletter preferita come iscrizione e successivamente vi dà la possibilità di categorizzarle come un qualsiasi altro flusso di Feed che seguite abitualmente.

Parecchio comodo, decido io quando andare a leggerle e non ho paura di perdermi neanche un numero delle pubblicazioni passate. Così come posso stare tranquillo di non dovermi preoccupare che il mio indirizzo email vada in giro per la Rete oppure venga utilizzato per spammarmi promozioni inutili.

Semplice e veloce. Avete qualche imperdibile newsletter da suggerirmi nel frattempo?

Troppo di tutto

L’altro giorno mi sono imbattuto in questo tweet. Caro amico non ti conosco, ma quanto scrivi è di una semplicità e verità imbarazzanti.

È facile che l’abbondanza donataci dalle varie code lunghe accessibili grazie a Internet e alle innumerevoli piattaforme ci sopraffaccia lasciandoci sperduti su cosa fare la sera dopo cena. Continuo con l’episodio della serie TV lasciata a metà? Vado avanti con la campagna di Halo Infinite o leggo qualche pagina dell’ultimo romanzo di King direttamente dal letto?

È il male del nostro Tempo quello di non avere tempo. O forse abbiamo troppo con cui riempirlo, il troppo sgomitante in cerca della nostra attenzione in un numero di ore che è sempre, e da sempre, lo stesso. Il primo competitor di Netflix? Il sonno, tanto per dire.

E quindi che fare? Lascia stare tutte le liste online, i sedicenti guru dell’ovvio che sanno solo consigliarti di fare decluttering, disinstallare le app dal tuo telefonino, allontanarti dal digitale il più possibile per vivere una piena vita analogica. Io penso che le poche regole di base siano due, fare ciò che ti pare del tuo tempo per apprendere il più possibile alimentando al tempo stesso le tue passioni godendoti la vita, e la seconda di non portare mai uno schermo che non sia un televisore dentro la tua camera da letto, facendo altrimenti distruggeresti il tuo sonno.

Basta. È il solo modo che ho trovato io per contrastare questo bagno culturale nel quale è facile annegare, ma se ti abbandoni e ti lasci cullare “facendo il morto”, galleggi alla grande e anche se ti perdi qualche pezzo per strada non succede nulla. Ma soprattutto non importerà a nessuno.

Utilizzare Orbi Wifi 6 come modem collegandolo direttamente all’ONT

La mia totale poca dimestichezza con le questioni di reti locali si è palesata completamente ieri quando, leggendo un po’ online nel tentativo di risolvere un problema di velocità legato al Wi-Fi di casa, mi sono imbattuto in questa guida di Netgear: Come sostituire il modem TIM con un Orbi.

Eh sì, perché con una connessione Fibra FTTH e se hai richiesto l’installazione di un ONT Esterno per poter utilizzare il tuo modem invece che quello dell’operatore, puoi collegarlo direttamente al Router Orbi bypassando di fatto un modem/router come il FRITZBox! 7590.

Questo perché l’ONT converte il segnale ottico direttamente in linea Internet tramite il cavo WAN che si può collegare senza problemi alla base dei tuoi Orbi, in questo modo:

Se come me hai TIM è molto semplice procedere con la configurazione. Entri su http://orbilogin.com e clicchi su Internet. Vieni riportato a questa schermata, qui dovrai selezionare la voce Altro nel menu a tendina e scegliere che la tua connessione necessita dei dati di accesso. Lì dentro dovrai inserire il tuo numero di telefono come username e timadsl come password.

Il secondo step da seguire è il seguente. Andare su Avanzate, ultima voce del menu in fondo a sinistra e selezionare la voce VLAN. Da lì si abilita gruppo VLAN/Bridge e si cambia il numero della porta a 835.

Terminata questa operazione ti consiglio di riavviare il router e a questo punto sei pronto a navigare libero da qualsiasi altro aggeggio.

A me ha addirittura aumentato la velocità in upload!

Ti lascio qui le guide anche per Vodafone, Fastweb, WindTre. E ricordati se vuoi liberarti di un canone inutile, il modem è sempre libero, anche per i vecchi utenti che ce l’hanno già “imposto” dal proprio gestore telefonico.

Ah, per chiudere in bellezza, siccome le cose non capitano mai per caso, ma spesso tutte assieme, la puntata di oggi del podcast Il Tech Delle Cinque sembra parlare della mia situazione e quanto vissuto nei passati 10 giorni ⚡️