Finalmente immuni (?)

A metà aprile scrivevo dell’app immuni. Esponevo i miei legittimi dubbi sulla questione, non sul funzionamento dell’app di per sé, quanto sulla sua utilità ed efficacia.

Sul primo aspetto non posso esprimermi, non avendola ancora scaricata (le motivazioni poco più sotto), ma voglio linkare sia l’articolo che il video a firma di Luca. Credo siano i contenuti più esaustivi sull’argomento e sarebbe bene che il governo imparasse da qui come comunicare una questione all’apparenza complicata, come un’app e la relativa gestione privacy, utilizzando dei termini comprensibili alla maggioranza della popolazione italiana.

Il lavoro della community tecnologica italiana, o meglio di chi quotidianamente la racconta attraverso siti, blog, video, podcast e molto altro dovrebbe essere questo. Informare, prima di ogni altra cosa, e forse in un momento come questo le critiche dovrebbero essere costruttive e non distruttive, quando si tratta di tutti gli italiani.

Passiamo alla seconda faccenda. Utilità ed efficacia.

Come già ribadito l’app avrà una vera efficacia se scaricata da circa il 60% della popolazione. La quale dovrà avere non solo dispositivi più o meno recenti (ad esempio funzionerà da iPhone 6s in avanti), ma anche con sistemi operativi aggiornati (dopo iOS 13.5). La colpa non è di immuni ma dei due principali produttori di software per smartphone e ci si deve adattare per forza di cose. Ma è indiscutibile che questa potrebbe essere una prima barriera al download.

La seconda, e qui non me ne voglia nessuno, sto provando a cercare online ma non riesco a trovare nulla sull’argomento (ad oggi ho trovato questo post, ma con immuni non ha molto a che fare), è come vengono trattati eventuali falsi positivi, se mai ce ne saranno o meno in prima battuta.

Altra domanda, io lavoro in un luogo che ospita decine di migliaia di clienti durante la settimana. Ospiti di ristoranti, bar, negozi. Per svariate ragioni ne incrocio buona parte, vuoi perché vado a nutrirmi a mia volta, vuoi perché ho necessità di visitarne alcuni per questioni lavorative, ma magari io sono in locale, mentre il potenziale positivo è in quello affianco senza mai fisicamente incrociarci.
Mi domando se potenzialmente potessi ricevere mediamente una percentuale di segnalazione più alta di chi, per fare un esempio, è ancora ancorato alla scrivania di casa perché in home working.

Se c’è un argomentazione valida sulla questione, per favore illuminatemi. Per il momento attendo ancora prima di scaricarla, vorrei capirne di più e approfondire ulteriormente la questione. Sarà forse che applico un altro disincentivo personale al download, ovvero avere il bluetooth perennemente disattivato e non so bene per quale ragione non mi va di attivarlo per tutto il giorno.

Ok, sarebbe per una ragione più che valida e sarei disposto a farlo se fossi certo e sicuro della sua utilità ed efficacia. Vi farò sapere.

Si stava meglio prima

Questa nuova normalità non ci sembra più tanto nuova. È come la vecchia ma con una mascherina in più a dividerci.

Anzi è peggio, molto peggio.

Più distanti, più cattivi, più disumani di prima. Perché oramai se c’è in ballo la propria sicurezza, figuriamoci, apriti cielo.

E quindi col piffero che #andràtuttobene. Siamo allo sbando, di regole ce ne sono poche e molto confuse e ogni categoria cerca di difendere il proprio orticello inventandosi le più disparate soluzioni pur di sopravvivere.

E come non capirli?

Stiamo facendo tutti così.

E poi l’app che avrebbe dovuto permetterci di azzerare il contagio? Che fine ha fatto?

Questa mattina ascoltavo Radio 24, si citava un’inchiesta del NY Times su un paesino del nord della Germania. Lì hanno riaperto le scuole, considerate le spine dorsali di tutto il Paese. E lì, la prima cosa a cui hanno pensato è un test covid-19 all’ingresso.

Se sei positivo torni a casa e ci stai 14 giorni. Per il resto dentro la scuola tutto normale.

Chissà se da noi invece di pensare soltanto ai soldi delle TV per far movimentare il circo del calcio si arrivi a pensare anche a qualcosa del genere?

Intanto, ci teniamo questa fase 2. Una brutta copia di quella lasciata a fine febbraio e che speravamo di non ritrovare.

La “fase 2” è una schifezza ibrida, né di qua né di là: è la normalità di prima, ma il suo peggio. E non è più nemmeno eccezionale e temporanea, estrema: c’è traffico per strada, è tornata la politica stupida e polemica, i fessi si riscoprono fessi sui social network, e tutto intorno però è tristemente peggiorato.

Immuni e tracciati

Notizia di ieri sera. Il Governo ha scelto l’app nazionale per il tracciamento dei contagi tramite smartphone: Immuni.
 Stando a quanto spiega Il Post l’app dovrebbe funzionare più o meno così:

Semplificando molto, tramite l’app ogni smartphone emette periodicamente un codice identificativo univoco (ID) e anonimo che può essere captato dagli altri smartphone che utilizzano la stessa app nelle vicinanze, entro qualche metro. Se uno dei proprietari dell’app segnala di essere risultato positivo al coronavirus, il sistema consente di avvisare le persone con cui era stato in prossimità nei giorni precedenti.

Dunque, sia il download che il suo funzionamento è su base volontaria. Nel senso, devo essere io utente potenzialmente malato a dover segnalare di esserlo e così avviare la catena di segnalazioni.

Inoltre, per essere davvero efficace, c’è bisogno di una base installata e di utilizzatori piuttosto importante. Un coinvolgimento del 60% degli Italiani. Ora, nessuno ancora ha visto l’app, e ci sarà un primo periodo di test naturalmente prima di essere disponibile al grande pubblico.

Funzionerà? Non saprei dire. 60% di download è davvero tanto, ma soprattutto andranno chiarite fin da subito le dinamiche legate alla privacy e al tracciamento degli spostamenti, così come se ci sarà un form con dei dati da inserire e chi sarà il detentore di quei dati. Senza contare cosa se ne potrà fare.

Infine, non ultimo problema, come potranno essere trattati i falsi positivi? Perché ci saranno imbecilli annoiati a cui sarà concesso di dichiarare il falso. E ultima domanda, come si può credere possa funzionare se il 99% della popolazione non sa, ad oggi, di essere positiva o meno?