Paterson

Mi sono ri-abbonato al NY Times. 2 euro al mese. Una sciocchezza se confrontato con il paywall e la spazzatura di alcuni quotidiani online italiani. Tra i primi articoli letti c’è stato quello sui migliori film consigliati su Amazon Prime Video.

Abbiamo iniziato ieri sera guardando Paterson.
Sulle prime mi è rimasto solo un grosso punto di domanda stampato in faccia, dopo alcuni minuti ho unito i puntini. Come fa John Williams in Stoner, ti accorgi quanto sia complicato raccontare la quotidianità e farla diventare interessante, porre gli accenti sulle giuste piccole cose da cui trarre il significato del tutto.

È un film elogio alla poesia, all’arte di creare, all’ispirazione ordinata proveniente da schemi di cui il film è pieno (l’ordinarietà delle giornate, alla creatività della moglie di Paterson, Laura, intrisa di simmetrie geometriche), così come al disordine creativo disseminato nella quotidianità di tutti pronto per essere ordinato in qualsiasi forma espressiva l’artista è intenzionato a personalizzarlo.

Vi invito a leggervi anche la recensione proprio del Times, da cui riporto la citazione qui di seguito, perfetta per arricchire l’angolazione giusta dalla quale guardare e interpretare quanto appena visto.

A me è piaciuto molto, soprattutto perché è intriso di argomentazioni umanistiche su cui amo riflettere. Una su tutte: Paterson vive alla stra-grande senza bisogno di avere un cellulare. Con i suoi libri e le sue creazioni.

★★★☆

A similar progression – from the basic to the rhapsodic, the material to the transcendent – happens in “Paterson” as days pass, details accumulate, and words turn into poetry, one line at a time. Things happen to Paterson – he has a rough Friday and Saturday, though a better Sunday – but Mr. Jarmusch doesn’t turn problems into drama. Life is enough. Instead, with visual precision and emotional restraint – and aided by Mr. Driver’s tamped-down, sober and gently endearing performance – Mr. Jarmusch creates that rarest portrait of the artist: the one who’s happy being hard at work.

Review: In Jim Jarmusch’s ‘Paterson,’ a Meditative Flow of Words Into Poetry – The New York Times (nytimes.com)