Sintesi di una vacanza

Appena iniziata, ma che racchiude già in questa immagine tutta la sua sintesi. Noi due che cerchiamo di insegnare al nostro cane che l’acqua non è da temere, ma è rinfrescante e ci si può anche giocare dentro, ma per lei rimane kriptonite.

Mi sono stupito anche oggi di come l’acqua in Liguria sia nettamente migliorata, sarà che sono oltre 10 anni che non venivo più in riviera eppure non mi manca il mare sardo, qui a Pietra Ligure l’acqua è cristallina, al netto di qualche pelo galleggiante.

Sì perché qui ci sono ben due spiagge per cani, altro elemento di cui stupirsi.

Avete visto? Alla fine non mi lamento soltanto, ho già iniziato il secondo libro in due giorni e piano piano mi sto acclimatando al quel rumore di sottofondo che si confonde con il silenzio, giusto per citare il libro di Massimo Mantellini.

E ora, sotto con la caccia del miglior forno della zona, focaccia mia aspettami! P.s. Se ne avete in mente qualcuna da consigliare, i commenti sotto sono sempre a disposizione…

Dai Sardegna ingrana la quarta

Due anni fa più o meno di questi tempi scrissi un post sulla mia esperienza nella zona di Oristano. Il tono che utilizzai forse non fu dei più felici.

Non tanto carico di frustrazione di un turista deluso quanto sinceramente attaccato al futuro di una terra che pur non essendo “mia”, nel senso originario del termine, ho adottato come seconda casa.

Passo le estati in Sardegna da ormai 20 anni. Alcune volte con più fortuna di altre mi sono trattenuto per mesi, altre come più di recente solo qualche settimana.

Come scrivevo in quel post però i miei genitori passano nella nostra “seconda casa” tra i 5 e i 6 mesi l’anno, facendoli diventare quasi degli immigrati a tutti gli effetti. Hanno intessuto conoscenze e amicizie importanti con le persone del luogo, perché come scrivevo sempre due anni or sono i sardi sono, un popolo eccezionale.

E tanto quanto chi la abita per nascita o per scelta, la terra sarda ha dalla sua una fortuna che in poche altre regioni di Italia si possono permettere. Un clima speciale, panorami da togliere il fiato, un mare smeraldo e un territorio che è lì pronto da valorizzare.

Ricordo bene i tanti commenti ricevuti. Molti negativi e aggressivi perché io milanese mi sono permesso di giudicare attraverso una mia umile esperienza, confondendo la mia opinione con il voler fare per forza di tutta l’erba un fascio. Così non era e non è ovviamente.

Ho letto con molto interesse il post di Gianluigi, lui sì sardo e con un occhio estremamente attento alle politiche turistiche della sua terra. E secondo me centra davvero il punto di quanto si potrebbe fare e di quanto tempo sia stato buttato via in questi anni.

Io non pretenderò mai le strutture ricettive e di divertimento che troverei scegliendo una meta diversa dell’Italia, sarebbe sbagliato e poco attento al territorio che mi circonda.

Significa però pretendere un’esperienza che non sia esasperante nel dover fare esperienza e tesoro dell’isola, significa aspettare un’unicità qualitativa estrema che sono disposto a pagare il giusto prezzo, significa esaltare il turista e tenerlo sul palmo di una mano perché in quel momento ospite (ovvio, parlo di turisti con la T maiuscola, non quelli che nascondono i mozziconi nella sabbia o che la sabbia se la portano proprio a casa).

Perché sono sempre più convinto che la Sardegna debba fare del turismo di qualità e non del carnaio senza spazio in spiaggia il suo biglietto da visita. Ovviamente, accessibile, ma chiaro nei contenuti e in ciò che si troverà una volta messo piede nell’isola.

Spero in tutto questo e molto di più, da umile turista aficionado che ogni anno lascia un pezzo di se su quell’isola meravigliosa ricca di tesori nascosti e persone che lottano ogni giorno per preservarli.

È ora di ingranare la quarta.

Non dobbiamo dare ciò che si vuole ma dobbiamo offrire ciò che di meglio abbiamo nella migliore maniera possibile.

Creare offerta non significa mettersi il vestito da pagliacci e far ridere i turisti, costruire servizi per come sono abituati a fruirne in altri luoghi, significa trovare i turisti che apprezzano ciò che rappresentiamo come unicità, che arrivano per scoprire e non per trovare ciò che gli abbiamo artificialmente costruito per renderli felici.

E quindi significa anche creare una offerta turistica organizzata e strutturata completa (comprese le seconde case) per scegliere quali e quanti turisti far arrivare in Sardegna (e anche quando).

Significa immaginare di essere innovativi nel proporre un modello Sardegna da imitare, nei trasporti, nella qualità della vita, nell’alimentazione, nella sostenibilità ambientale, nella integrazione sociale tra ospiti e comunità, nella comunicazione, nella bellezza, nella valorizzazione della identità

Dispacci islandesi: passo e chiudo

Oggi sveglia senza orari. Ci aspettava un massaggio rilassante alle 12 da Day Spa.

E così è stato. Talmente rilassati da doverci riempire lo stomaco al Grill più fico in città!

Chuck Norris Grill.

Il menu è ridotto all’osso, l’odore dentro il locale è di quelli che ti rimangono per mesi appiccicati ai vestiti, ma il cibo è favoloso e credo non servano ulteriori commenti.

Ci siamo sgranchiti le gambe e ci siamo spostati verso il lungo mare, siamo arrivati al Sun Voyager proprio mentre almeno tre bus pieni di orde di turisti si stavano fermando. Appena in tempo per qualche scatto. L’opera elogia ed esalta la voglia di esplorare nuovi territori.

Abbiamo chiuso la giornata con una tappa obbligata da Bæjarins Beztu, letteralmente “Il miglior hot-dog della città”. Aperto dal 1937 e sparso in varie zone della città, il baracchino propone soltanto hot-dog ma con:

A hot dog condiments include ketchup, sweet mustard, fried onion, raw onion and remolaði, a mayonnaise-based sauce with sweet relish. Hot dogs are often ordered with “the works,” i.e., all condiments, or in Icelandic “eina með öllu

Il posto è sì turistico, ma molto popolare anche tra gli islandesi, e infatti alle 18.30, orario in cui sembra essere l’ora di cena quassù, la coda era piuttosto consistente. Ma alla fine eccolo qui. Ricordando quelli assaggiati a New York mi è sembrato assai più delizioso e consistente. Da provare se passate da queste parti. E se lo dicono anche gli americani…c’è da crederci.

Quando il post sarà pubblicato noi saremo in aereo, ma a conclusione di questa settimana abbiamo tirato le somme di una inaspettata esperienza:

  • Non si è mai abbastanza pronti per il freddo di qua. Un freddo diverso da qualsiasi altro mai provato prima. Un freddo puro, da spezzarti il cervello, da farti rallentare il cuore. Uno scenario da Game Of Thrones, stile Hardhome. Per combatterlo tonnellate di maglie termiche, cappello, scarponi imbottiti con calze di lana, pile e assolutamente una giacca impermeabile
  • Reykjavík, ma così come tutte le altre mete visitate, ha un non so che di malinconico. Sarà per le 6 ore scarse di luce, o per un silenzio a metà tra il rilassante e il carico di tensione che pervade la città, l’Islanda è pacata. Adagiata sul bianco, sul ghiaccio, sul freddo pungente. Un silenzio assordante
  • In realtà la capitale è molto viva. Ci sono cantieri ovunque, si sta espandendo e anche di sera non ci è mai sembrata un mortorio. È forse il ritmo della vita ad essere molto più calmo. I negozi chiudono tra le 17 e le 18, la stragrande maggioranza dei ristoranti entro le 23 e gli uffici tra le 16 e le 17. I negozi sono chiusi la domenica, mentre i supermercati sono aperti 24/7
  • Tutti sono gentili e cordiali. Tutti, ma proprio tutti, parlano inglese molto bene e si fanno capire perfettamente
  • Non siamo riusciti a capire come mai ovunque mettessimo piede ci fossero ancora addobbi di Natale. Sarà forse per sopperire alla mancanza di sole, ma dappertutto, anche nel luogo più remoto visitato abbiamo trovato lucine, stelle di natale e luminarie di svariata forma e natura
  • Negli altri post ho dimenticato di menzionare che quell’80% di energia geotermica è in mano straniera e non islandese. Una mossa voluta per attrarre investimenti dall’estero
  • La ristorazione proposta è generalmente vicina allo stile statunitense e della Gran Bretagna. Ok, si trovano molte cose tipiche, pesce e agnello soprattutto, ma è molto più facile trovare hamburger e patatine fritte che piatti tipici. È mediamente molto caro mangiare, di solito non ce la si cava con meno di 20 euro a testa. E se si vuole mangiare decentemente si arriva anche ai 40 molto facilmente. Anche in questo caso non sappiamo se dovuto a PIL pro capite adeguato. Stando a Wikipedia 12.000$ più dell’Italia
  • C’è connessione ovunque. Il Wi-Fi aperto in ogni locale in cui siamo stati, persino sui bus delle escursioni. Per il resto 4G anche nei posti più sperduti

L’Islanda è un luogo meraviglioso che consiglio caldamente di visitare una volta nella vita. Dove da una parte il tempo sembra essersi fermato a migliaia di anni fa e dall’altra la natura ha ceduto il passo all’innovazione. Un luogo dove tradizione e modernità si fondono per diventare melting pot tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Un luogo con una profonda voglia di emergere e apparire indipendente agli occhi del mondo, ma che ne ha disperato bisogno per alimentarsi e continuare la sue esponenziale crescita.

Mi porto a casa una profonda invidia per lo stile di vita, il funzionamento dell’apparato pubblico, un po’ meno per il clima e il cibo, ma del resto da noi non è l’esatto opposto?

Dispacci islandesi giorno: 5

Oggi ultima escursione. Avvistamento balene!

Siamo entusiasti, è nuvoloso e non sembra troppo freddo. E poi la barca si chiama Andrea. I presagi sono tutti dalla nostra.

E invece…

Dopo pochi minuti, in attesa di partire, fuori dal finestrino inizia a fioccare. Nevica. Il mare però resta calmo e non ci facciamo troppo caso.

Ci immaginiamo balene felici e spensierate scorrazzanti nel mare di Groenlandia che con tripli salti mortali vengano a salutarci solo per il semplice fatto di trovarci lì con loro.

Il tour gira attorno al fiordo a largo di Reykjavík. Ma il vento arriva da nord, ed è il vento del circolo polare artico. Temperatura -1°, feels like -10°.

Abbiamo sì aspettato e aspettato, a prua nel piano esterno superiore della piccola nave. Penso di non aver sentito così freddo in vita mia. Nonostante le bardature sentivo solo il busto e la testa. Il resto del corpo penso si sia dissolto nel vento e in quei maledetti fiocchi diventati proiettili dentro gli occhi. In pratica senza degli occhiali o una fotocamera a protezione, restare ad osservare a occhio nudo risultava pressoché impossibile. E come si può vedere i nostri occhi gridavano pietà.

La nostra guida, novello nostromo dall’accesissimo accento francese, ci ha esortato a non demordere, e in effetti verso la fine del tour eccola. La humpback whale.

La nostra megattera però, forse perché molto affamata, non si è mostrata più di tanto. Ha fatto qualche sbuffo, ci ha mostrato dorso e coda un paio di volte e si è dileguata a caccia di krill. Questa volta gli scatti non sono venuti benissimo. Il freddo mi ha spaccato il fisico, ma qualcosa è uscito comunque.

Rientrati alle 16.00 non ci vedevamo più dal freddo e dalla fame. Anche perché per paura di vomitare abbiamo deciso di non mangiare praticamente nulla. Il pullman ci molla in centro città. L’avevamo già adocchiato l’altro ieri, oggi intirizziti e con la pancia vuota non abbiamo avuto bisogno di molti altri stimoli per fare gli imbruttiti fino in fondo ed entrare da Rossopomodoro Reykjavík.

Siamo la vergogna dei turisti, ma poco ci importa, ci siamo rifatti poco dopo con un bel dolce e una tazza di Swiss Mocha al Kaffi Brennslan.

Abbiamo concluso la giornata con la visita al Punk Museum di Reykjavík. Sottoterra, ricavato dai primi bagni pubblici della città del 1930. Un posto minuscolo e assurdo, ma molto divertente in cui scopri che Björk prima di diventare la noia mortale che tutto il mondo ha imparato a conoscere ha esordito in un gruppo punk.

Domani ultimo giorno. Lo dedichiamo al relax con spa e massaggio prima di girare la città un’ultima volta, assaggiare uno dei grezzissimi hot dog islandesi, visitare The Sun Voyager e infine preparare le valigie. Nei prossimi giorni tirerò le somme di questa splendida terra dove una bottiglia d’acqua costa come l’Evian della Ferragni e tutti si fermano per farti passare sulle strisce pedonali.

Dispacci islandesi giorno: 4

Sveglia alle 6.00. Il pullman ci attende alle 7.00. Il pullman è una ghiacciaia e segna 0 gradi, una volta seduti dentro vediamo il nostro fiato mentre respiriamo.

Buongiorno!

Destinazioni odierne: Seljalandsfoss, Skógafoss e Jökurlsárlón.

La desinenza foss sta a indicare: cascate. E infatti le prime due lo sono. Entrambe, oltre all’acqua ovviamente, hanno in comune il freddo polare nei loro paraggi. Per fare qualche scatto decente la mano destra ha perduto sensibilità per quasi 20 minuti. Fa così freddo che gli spruzzi delle cascate mi si ghiacciano sulla giacca trasformandomi in una specie di ghiacciolo.

Il percorso è stato piuttosto lungo. Non tanto per il pullman, quanto per la sola strada che le collega e riassumibile facilmente in una parola sola: ghiaccio.

Proseguiamo sulla superstrada 1. Fiancheggiamo una serie di vulcani tra cui il famoso Eyjafjöll!

Ma qui non sembrano badarci troppo. 4 ruote motrici e gomme chiodate non fermano nessuno.

Anche la guida di oggi ha dispensato saggezza. Servirebbe un bel fact-checking di quanto detto, ma per oggi facciamo vincere lo spirito analogico della conoscenza tramandata:

  • L’acqua in bottiglia, sí quella fotografata ieri, è identica a quella che sgorga da qualsiasi lavandino islandese. Quindi anche quella dell’hotel sarebbe la stessa, prima di cloro o purificazioni
  • Fino a 50 anni fa l’Islanda non faceva uso dell’energia geotermica. In 50 anni l’80% dell’isola ha solo energia geotermica. Soprattutto è priva di qualsiasi energia a combustibile fossile
  • L’Islanda detiene il record mondiale di tasso di mortalità infantile più basso. 2 su 1000 o qualcosa del genere

Per pranzo ci fermiamo in un piccolo villaggio a sud: Vik. Siamo vicini al punto più a sud dell’isola. Solheimasandur è il nome della spiaggia dove la sabbia è nera come il carbone. Ci sono -4 gradi, ma Dark Sky mi suggerisce il percepito essere -8. E non sbaglia. Si gela.

Ma c’è il sole. Il cielo è terso e il panorama è un susseguirsi di bianco misto a montagne, rocce e ghiacciai.

L’ultima tappa del tragitto è Jökurlsárlón. Il sito è diviso in due da un ponte. A sinistra la laguna ghiacciata a sinistra la Diamond Beach. I pezzi di ghiaccio frantumati sulla spiaggia nera colpiti dallo sfarfallio dei raggi solari li fa sembrare davvero dei diamanti. La laguna invece sembra uno spaccato di uno scenario artico. Alti muri di ghiaccio fluttuano sull’acqua. Sembrano palazzi di cristallo pronti a frantumarsi da un momento all’altro.

È quasi il tramonto. E il cielo limpido ci regala alcuni scatti fortunati.

Ci aspettano oltre 5 ore di viaggio per rientrare alla base. Tuttavia verso le 19.45 la nostra guida scorge qualcosa all’orizzonte, chiede all’autista di fermarsi e a noi di attenderlo un paio di minuti.

Sì! È l’aurora boreale. Apparsa così, dal nulla. Scendiamo di corsa e mentre perdo di nuovo parzialmente l’uso della mano destra penso che in fondo la Natura fa un po’ quello che le pare e se ne esce con questi spettacoli senza aspettare le 22.30.

Dispacci islandesi giorno: 3

Oggi abbiamo dedicato la mattinata a finire di esplorare la città. Alle prime luci dell’alba (10:54…) abbiamo fatto un giro per il parco Hljómskálagarður. Ai bordi delle rive ghiacciate, oltre alle orde di cigni e anatre, ci sono anche la National Gallery e un sacco di statue stranissime.

Due ci hanno incuriosito particolarmente, la prima è il “Monument to the Unknown Bureaucrat”. Un ricordo a tutti coloro lavorano dietro le quinte per far funzionare il Paese.

La seconda si chiama Fótboltamaðurinn simboleggiando l’area un tempo dedicata allo sport.

E per dimostrarci quanto siano attenti anche ai piccoli dettagli, gli islandesi piazzano QR code un po’ ovunque. Anche sulle panchine del parco per divulgare la loro letteratura.

Nel pomeriggio invece abbiamo mosso la nostra cinquina e ci siamo diretti verso la spa geotermale Blue Lagoon . L’acqua è sempre a una temperatura che varia tra i 37 e i 39 gradi, ed è prodotto di scarto della vicina centrale Svartsengi.

L’acqua surriscaldata viene scaricata da un vicino flusso di lava e utilizzata per far funzionare le turbine che generano elettricità. Dopo aver attraversato le turbine, il vapore e l’acqua calda passano attraverso uno scambiatore di calore per fornire calore al sistema di riscaldamento dell’acqua municipale. Quindi l’acqua viene immessa nella laguna per scopi ricreativi e medicinali.

C’erano i malati che si sono portati i cellulari dentro la laguna per farsi selfie a nastro. Noi abbiamo preferito il relax totale. Perciò vi sparate questa immagine di repertorio. Perciò vi beccate queste due prese su Unsplash e quindi non coperte da diritti. Almeno rendono l’idea.

Qui sembrano davvero organizzati su ogni cosa. E ogni cosa ha il suo sito di riferimento.
Tipo?
Per essere sempre aggiornati sullo stato delle strade c’è un fantastico sito: http://www.road.is/.
Così abbiamo fatto anche noi per decidere di andare di nuovo a caccia dell’aurora boreale, nella speranza di essere più fortunati, visto che le previsioni davano cielo terso fino a notte inoltrata.

Ed effettivamente così è stato, il cielo era sì terso, ma si è alzato un vento fortissimo, per strada sembrava ci fossero dei tappeti di vapore formati da sola neve spazzata dal vento. Ad un certo punto pensavamo di tornare indietro. Del resto stiamo girando con una 500, mica con una Jeep.

Mancava su per giù un quarto d’ora alla destinazione Þingvellir, quando ci troviamo un paio di piazzole davanti a noi, decidiamo di fermarsi alla seconda.

22.35–23.15. Ho scattato queste foto in quest’arco di tempo. Fattori contro:

  • -7 gradi. Nonostante i 3 stradi, mani e piedi non li sentivo più
  • Non avevo con me nessun treppiede, primaria condizione per scattare foto del genere
  • Nonostante nel mezzo del nulla, l’inquinamento luminoso proveniva nell’ordine: a) da una luna intensissima, b) automobili di passaggio c) le persone al mio fianco ancora più inesperte di me
  • Il mio essere fotografo principiante e non avere con me un obiettivo serio

Ma tant’è il tentativo è andato meglio del primo giorno. Mi sono buttato pancia in giù sulla neve, sfruttato alcuni accatastamenti di neve per poggiare la fotocamera. 13 secondi di chiusura otturatore, 1600 ISO, f5.3 (non riuscivo ad abbassarlo con tutto quel buio).

Che spettacolo. Purtroppo a occhio nudo si è visto la metà, mentre eravamo convinti sarebbe stato il contrario.

Prezzi a confronto

In Islanda l’acqua sembra essere davvero carissima.

A sinistra 1 lt. d’acqua acquistata in un supermercato normalissimo, a destra i biscotti Digestive. Stessa quantità che in Italia.

L’acqua 499 corone islandesi, al cambio 3,60€. Mentre i Digestive 399 corone, al cambio 2,88€.

Sul sito Esselunga una cassa di acqua da 6×1,5 lt. costa 1,71€, mentre i Digestive sempre 400gr. 2,64€.

Meglio annegare nella birra. 🍺

Dispacci islandesi giorno: 2

Andati a dormire verso le due abbiamo deciso di prendercela con calma. Dopo colazione gambe in spalla e siamo andati alla scoperta della città.

Come? Vagando senza meta.

Siamo arrivati alla chiesa di culto luterano Hallgrimskirkja. L’architettura imponente è visibile da molto lontano, avvicinandosi sembra di arrivare ad un tempio di Game of Thrones. E quella statua di bronzo all’ingresso, beh sicuramente aiuta ad entrare nel mood vichinghi.

A proposito, la statua di bronzo donata dagli Stati Uniti all’Islanda, raffigura Leifur Eiríksson, il vichingo che si presuma abbia scoperto l’America prima di Cristoforo Colombo, anche se non si capisce bene se sia Islandese o Norvegese.

Dentro è spoglissima, mai vista una chiesa così, ma voltate le spalle all’altare c’è un organo incredibile.

Abbiamo bighellonato per negozi in preda a una tempesta di neve incredibile. Dalla finestra del ristorante dove ci siamo seduti c’era questo edificio che abbiamo immortalato subito, scopriamo poi essere l’ambasciata danese.

I luoghi comuni? Ok la città è pulita, ma c’è ancora da stupirsi per l’assenza di murales e pasticci sui muri. Candida in tutti i sensi. Gli unici casi sono fatti apposta, decoro urbano. Come questo panificio.

E poi? Abbiamo vagato e vagato ancora. Speravamo di spostare la nostra auto dal parcheggio a pagamento, ma abbiamo scoperto essere tutti a pagamento, in qualsiasi zona della città. Per fortuna oggi la usiamo. E finito per fare la cosa più analogica di tutte, spedire una cartolina. Noemi dice di volerle riportare a nuova vita, le ho suggerito di fondare una startup.

Ci siamo imbattuti nel fantastico Icelandic Penis Museum. Il sito internet è ancora meglio: phallus.is

Verso sera abbiamo terminato il giro con la Cattedrale di Cristo Re, questa volta cattolica, ma aveva già chiuso i battenti.

Le foto iniziano ad essere troppe. Gli scatti migliori con la reflex li caricherò comunque al ritorno, post editing qui.

L’Islanda sa essere molto cara, si può mangiare con pochi euro, ma anche quando all’apparenza il posto sembra un normalissimo pub di provincia, ecco, bisogna prestare molta attenzione ai prezzi. Il Gastropub http://saetasvinid.is/ non è per cuori deboli. Una birra, un entrecôte con verdure divisa in due, una porzione di patatine fritte, due dolci: 86€…

No le posate non erano d’oro. Forse quelle del proprietario si.

Dispacci islandesi giorno: 1

La giornata è iniziata con il buio. L’Apple Watch fisso sulle 10:58 come orario in cui ci sarebbe stato il primo raggio di sole.

Prima di iniziare la nostra avventura nel Golden Circle abbiamo esplorato un paio di vie attorno all’hotel. Abbiamo visto sorgere il sole sulle facciate dell’Harpa Music Hall) di Reykjavík. Un edificio pieno di giochi di colore grazie ai riflessi di luce sulle facciate di vetro. Di fronte il monte Esja, sembrerebbe che questo monte protegga la capitale da tempeste di neve e mantenga sempre buone temperature durante tutto l’anno.

Il viaggio via pullman inizia con una lunghissima dissertazione della nostra guida sugli elfi, i giganti e dei fantomatici “hidden people”. Creature retaggio di una cultura antichissima fatta di storie tramandate dai primi settlers. Sebbene l’80% della popolazione non creda in creature soprannaturali, ne ha profondo rispetto e le considera parte delle proprie radici.

Primo stop Þingvellir (Thingvellir) National Park. Qui si trova il lago naturale più esteso d’Islanda. Nonché l’unico punto emerso in cui la placca tettonica nordamericana si incontra con quella euroasiatica.

Il secondo a circa 40 min di distanza il sito Geysir, con tre geyser: Geysir, Litli Geysir e Strokkur. I primi due dormienti mentre il terzo bello arzillo. Ogni 5–7 minuti fa il suo bel zampillo. L’area è intrisa di zolfo, ma sprigiona energia da tutti i pori, è proprio il caso di dirlo. Magnifico!

Nel tragitto incontriamo alcuni villaggi. Molti di loro hanno fattorie con cavalli e mucche. Pare che in questa zona le razze di entrambi non si siano mai contaminate con altre provenienti dal continente, ma che siano sempre le stesse da generazioni, fin dai primi abitatori dell’isola.

Non solo. Gli islandesi coltivano praticamente di tutto. Compresi pomodori, caffè e banane. Grazie alle serre. Sembra che per qualche tempo qui ci sia stata la coltivazione di banane più estesa di tutta Europa. Così per dire.

L’ultimo stop sono le cascate Gullfoss. Viste al tramonto sono maestose, nonostante i -6 gradi. Sono ormai le 16:38 e il sole inizia a tramontare. Torniamo a Reykjavík dopo un tragitto di 1 ora e 40 min.

Ma la giornata non è ancora conclusa, ceniamo velocemente e di nuovo appuntamento alla fermata del bus (a proposito abbiamo avuto Wi-Fi ovunque, bus inclusi!), l’aurora boreale ci aspetta.

Grossa delusione purtroppo. Nonostante fossimo tornati a Þingvellir dove un cielo terso e pieno di stelle lasciava presagire per il meglio, purtroppo l’abbiamo vista solo per pochissimi secondi. Premetto di non essere un fotografo professionista, tutt’altro. Sono davvero un newbie quando si tratta di girare la ghiera su manuale , ma uno scatto l’ho portato a casa. Quanto basta per ritenetemi almeno un poco soddisfatto.

È passata la mezzanotte e sto terminando di scrivere il post sul pullman. Cercando di riprendermi dal freddo polare. Ho però visto una stella cadente. A gennaio.

Siamo esausti, ma felici. Il freddo ci ha assaliti ma non ha avuto la meglio. Domani altra giornata intensa!

Si parte

Stamattina si parte!

Per staccare dopo questo ultimo periodo intenso di lavoro abbiamo deciso di andare ancora più al freddo.

A differenza degli anni passati la destinazione è nord!

E Islanda sia. Dopo aver prenotato l’abbiamo scoperta un po’ grazie ai video di Gabriele Saluci su YouTube e alle sue pillole a Kilimangiaro.

Lo scenario dovrebbe essere più o meno come quello qui sotto, alla caccia dell’aurora boreale.

Oltre all’iPhone XS avrò con me la mia Canon 550D e il nuovo iPad Pro e questo costosissimo aggeggino per scaricare e lavorare le foto prima di pubblicarle su Contz.com.

Ci si sente all’arrivo.