Il mio gaming set-up secondario

Se nella tv principale di casa, quella del soggiorno, sono connesse sia Xbox Series X che PlayStation 5, mi sono trovato nell’ultimo anno nella condizione di voler/dover giocare dalla mia stanza da letto.

Ho provato differenti set-up. Sfruttando Stadia e Xbox Game Pass tramite dispositivo mobile android, ma ho convenuto che sì, comodissimo avere centinaia di titoli a portata di mano, ma lo schermo è decisamente troppo piccolo per apprezzare la bontà di un gioco nato per il 4K. Ho provato a portare nel letto anche un iPad Pro 10”, ma non c’è stato verso nel posizionarlo nel migliore dei modi, l’inclinazione desiderata è impossibile da ottenere.

La voglia di videogiocare mi ha aiutato ad ingegnarmi e trovare la soluzione ideale. Sia PlayStation che Xbox tramite le loro app iOS permettono di giocare in remoto se il device è collegato alla stessa linea Wi-Fi della console. Quindi collegando un qualsiasi controller bluetooth all’iPad posso giocare da qualsiasi stanza della casa. Grazie all’impianto installato qualche mese fa ho zero problemi di lag ed è come avere sempre a disposizione un secondo schermo da cui giocare.

Ora l’iPad, se munito del suo dongle originale, è in grado di proiettare qualsiasi contenuto a una TV collegata in HDMI (purtroppo non ho una TV con AirPlay, altrimenti avrei potuto fare a meno di un altro cavo), trasformando così uno schermo da 10.9” in una vera e propria TV. Purtroppo né l’app Xbox né tantomeno quella PlayStation consentono di andare in full screen, mostrando mentre si gioca la barra in alto con le informazioni su orario e batteria dell’iPad, ma vuoi mettere la goduria di mettersi a letto accendere la TV e poter giocare prima di addormentarsi come se fossi sul divano del salotto?

Il mio backlog non ha più scuse. Ho ripreso in mano Gears Of War 5. Dopo di che si passa a: Control, Prey, Ghost of Tsushima, Death Stranding, Flight Simulator, Hades, The Ascent… la lista sarebbe chilometrica, molto più lunga di tutto questo post.

Ah…come se non bastasse Kojima si è messo anche a scrivere un libro.

Xbox & Bethesda all’E32021

In questa seconda edizione tutta digitale dell’E32021 Microsoft fa la voce grossa e mostra finalmente una line-up di giochi, spesso espressamente dedicati alle console next-gen, di spessore e 27 casi su 30 disponibili su Game Pass con esclusive perenni (Starfield su tutti e per il quale ci sarà da attendere un po’) o parziali ma comunque sostanzialmente gratuite insieme all’abbonamento mensile.

Qui non posso non citare alcune piccole gemme come Somerville (dall’ex fondatore di Playdead, Dino Patti, un’atmosfera unica non so perché mi ha ricordato The Last of Us II) o Twelve Minutes in arrivo a fine agosto. Hades che finalmente potrò giocare su console senza tirar fuori un euro in più, così come A Plague Tale: Requiem e il sensazionale Forza Horizon 5 che cambia ambientazione e approda in Messico con un foto realismo prossimo alla realtà e che dimostra come si possano sfruttare al massimo le librerie di Flight Simulator (anche lui in arrivo su Xbox Series X|S il 27 luglio) tra le varie software house degli Xbox Studios.

Profonda amarezza invece per Halo Infinite. Schiaffato lì in mezzo alla conferenza come un giorno della settimana povero di sodio. Non è stato mostrato niente della campagna e niente di in-game. Solo il multiplayer ha alzato leggermente il livello dell’attenzione, ma, a parte questo, mi ha lasciato abbastanza basito il non aver trovato un passo deciso in avanti rispetto all’anno scorso. Ho seri dubbi sulla possibilità di vederlo pubblicato entro la fine del 2021.

Qui trovate tutti gli annunci, sono tanti, e finalmente Microsoft ha lasciato un segno importante su questa fiera dimostrando con la strategia Game Pass di portare effettivamente i videogiochi che contano in qualsiasi luogo ci troviamo. Da mobile, su console, e molto presto anche senza il bisogno di avere una. Non è una cosa da poco, il play anywhere si sta finalmente concretizzando e non c’è miglior modo di festeggiare questi primi 20 anni di storia.

Ultima chicca? Chi non vorrebbe un mini frigorifero a forma di console? Sì, lo hanno fatto davvero e sarà acquistabile.

Fluxes. Puntata 15.

+ Finalmente dopo oltre due mesi sono riuscito a sistemare grafica e velocità del blog così come l’ho sempre desiderato. Riuscito…Oddio, ho affidato il compito a uno sviluppatore russo tramite upwork.com. Super affidabile e puntuale. Per il risultato, beh giudicate voi.

Come ha fatto? Semplicemente riscrivendo da zero il tema partendo dall’ultimo realizzato da Automattic, il Twenty Twenty-One, e da lì ottimizzandolo con l’eliminazione di tutte le cose superflue.

+ La sera sto alternando la lettura con il test della riproduzione da remoto della mia Xbox Series X tramite iPad Pro. In buona sostanza, una volta aumentate le performance anche della rete domestica interna e collegando un controller al mio iPad e attraverso l’app Xbox posso tranquillamente giocare a qualsiasi gioco direttamente sdraiato nel letto grazie alla funzionalità Remote Play. Qualità fantastica e risultato ancora più entusiasmante. Ora vorrei capire se questo controller che ho appena ordinato su Amazon funzioni davvero in modo da risolvere anche come appoggiare l’iPad ed evitare di utilizzare la Folio cover.

+ Già. La lettura. Mia moglie mi ha regalato un libro che avevo in lista Amazon non so più da quanti anni. Un libro di cui non sapevo nulla, ma per via del titolo non potevo lasciarlo scappare.
Sono circa a metà di “Panino al prosciutto” di Bukowski. Ne sto apprezzando lo stile arido, asciutto, privo di qualsiasi fronzolo e il fatto che sia scritto come da un bambino delle elementari. Non vedo l’ora di tornare a casa per leggere qualche pagina, una sensazione che non provavo da tanto.

Vivere mille vite. Come i videogiochi hanno cambiato la mia vita

I primi ricordi legati ai videogiochi affondano nella mansarda della villetta a 4 piani che da piccolo mi sembrava enorme, ogni angolo un nascondiglio e un luogo da (ri)scoprire ogni volta. Quella mansarda raggiungibile solo con una scala a chiocciola da affrontare a quattro zampe perché non alto abbastanza da arrivare al corrimano. Il suo grande stanzone, da un lato c’era il letto di mia sorella che da lì a poco sarebbe uscita di casa, dall’altra bauli e armadi di molti decenni prima che nella mia fantasia erano ricchi di tesori sepolti.

In mezzo alla stanza c’era un grosso tavolo di legno con sopra quello strano aggeggio con una tastiera enorme e la scritta AMIGA intarsiata nella plastica. Ricordo con quanta avidità cercavo sempre di sgattaiolare di sopra nella speranza di capirci qualcosa su come avviarlo e farci girare i videogiochi che mio padre comprava senza nemmeno sapere cosa stesse comprando.

Ricordo in particolare solo due giochi, Sensible Soccer e Firepower, il resto dei ricordi è fumoso e sbiadito tra molti minuti di attesa attesa per i caricamenti e l’amarezza di non averla conservata gelosamente fino ad oggi.

La passione per i videogiochi è nata così, anche per me come Lorenzo nel suo meraviglioso racconto “Vivere Mille Vite”, grazie ai miei genitori, i quali nel mio caso vedevano quanto mi tenessero impegnato e accendessero quella scintilla nei miei piccoli occhi.

Amiga fu solo l’inizio. I miei genitori sul finire degli anni ’80 gestirono un bar vicino casa. Quel bar non solo era il luogo dove mamma e papà lavoravano, ma era quel posto magico dove 500 lire riempivano interi pomeriggi. Sì perché mio padre intuì che i cabinati avessero una forte attrattiva sui giovani del tempo e creò quindi un’ala con una decina tra flipper e arcade e io a 6 anni non solo ero il figlio dei proprietari in grado di giocare gratis tutto il tempo che volevo, ma potei stringere amicizie altrimenti impensabili, accedere al mondo degli adulti e insegnare qualcosa a loro su quei videogiochi che al tempo sembravano la fine del mondo. Mi ricordo in particolare Hammerin Harry, un platform a scorrimento sul quale detenevo il record di sempre.

Ma una volta tornati a casa, anche lì non si scherzava. Nella mia stanza, attaccato a quel minuscolo tv a tubo catodico c’era il Sega Master System ad attendermi. Sì, ero fan Sega e saltai completamente tutte le console Nintendo fino al GameCube, ma questa è un’altra storia. Tornando al Master System ricordo chiaramente la prima edizione di Fifa che a quei tempi si chiamava Fifa International Soccer e solo dal 1995 iniziò ad avere l’anno aggiunto vicino al naming FIFA. Con lui l’intramontabile Sonic e qualche altro gioco che magari non ho mai giocato per intero perché non corrispondeva ai miei gusti.

Ai tempi non c’erano che poche riviste di settore attraverso le quali informarsi sulle nuove uscite, ma lo strumento più potente e utilizzato per poter capire se un videogioco facesse al caso tuo prima di comprarlo con le paghette raccolte nei mesi era il passaparola dei tuoi amici.

Venne il momento in cui i videogiochi mi salvarono letteralmente la vita. Quanto meno mi salvarono dalla noia. Nei primi anni ’90 nella via proprio dietro quel bar dei miei genitori subii un incidente stradale abbastanza spiacevole con svariate complicanze conclusesi un decennio dopo, ma che sul momento fu un piccolo terremoto che scossò la mia famiglia dalle fondamenta. Necessitavo di cure costanti e per questo i miei decisero di vendere il bar.

Due mesi in ospedale e altrettanto tempo da convalescente a casa, come ammazzare il tempo? Mi vennero in aiuto le console portatili. Su questo fronte non mi sono fatto mancare nulla. GameBoy con Tetris, Atari Lynx con Rygar e Game Gear con Sonic e Columns.

Dopo poco arrivò la console che forse ho amato di più in assoluto. Il Sega Mega Drive. Aveva tutto, era perfetta e tutti i giochi che avrei sempre potuto desiderare. Solo che da lì a poco in casa arrivò un aggeggio bianco, ingombrante e che decidemmo di piazzare in taverna. Il mio primissimo computer, un 386 con sopra Windows 3.1. Mi cambiò la vita come a Lorenzo nel capitolo dedicato a Doom. Per me fu lo stesso ma con Wolfenstein 3D. Non avevo visto niente di simile fino a quel momento e me ne innamorai. Non giocavo a nient’altro se non a quello.

Da lì in avanti è stata un escalation dedicata soltanto al computer. Innumerevoli pezzi cambiati, un sacco di giochi anche piratati (ai tempi era la norma) e tante splendide avventure dopo, arrivò quel piccolo aggeggio grigio prodotto da Sony che prometteva di cambiare il mondo delle console casalinghe. E lì un altro fulmine a ciel sereno. PlayStation = Metal Gear Solid. Credo di aver consumato almeno due pad nel giocarci e accumulato non so quante ore di gioco.

In quegli anni il computer rimaneva però per me il chiodo fisso, tanto che installai in tutti i PC delle scuole superiori in aula di informatica un simpatico gioco di Dragon Ball Z, saltando a pie pari PlayStation 2. Arrivavano voci da ovest di una console targata Microsoft che sarebbe uscita da lì a poco, e come dicevo per me i computer e il loro massimo rappresentate dell’epoca Bill Gates per me equivalevano a Microsoft. Aspettai Xbox con trepidante fermento.

Era il 2002. Iniziavo a navigare su internet con incessante vigore. Mi imbattei in un forum di appassionati, e da lì iniziai a costruire un sacco di amicizie e importanti relazioni che mi portarono non solo per scrivere per quella neonata rivista che è everyeye.it ma che mi consentirono di viaggiare “a causa” dei videogiochi con press tour, anteprime e community tour addirittura in Canada direttamente nella casa di sviluppo di Fifa.

Tutto questo percorso mi condusse poi a lavorare in Microsoft, a trovare la mia strada di geek e appassionato di tecnologia, ma dovetti a malincuore allontanarmi dai videogiochi come strumento di sostentamento e ne parlo in questo vecchio post. Invidio chi come Lorenzo riesce a farne una professione e, quotidianamente, con il senno di poi mi domando se avessi potuto continuare su quella strada, se avessi avuto lo standing necessario per divulgare un mezzo straordinario come il videogioco.

Ormai è troppo tardi, la passione dei Videogiochi è intatta e cerco quando posso di scriverne qui. Ecco, ci tengo a concentrarmi sulla parola “passione”. È grazie alla condivisione di questa passione e al libro di Lorenzo che sono riuscito a buttare giù queste memorie. Una poderosa cavalcata sulla storia delle pietre miliari dei videogiochi vissute dagli occhi dell’autore stesso e non c’è niente di meglio di un racconto vissuto in prima persona per respirarne tutte le emozioni vissute.

Non conosco Lorenzo di persona, ma è fidanzato con una mia ex collega e ho sempre seguito i suoi lavori in rete. Adoro come scrive e ho acquistato il suo libro appena ho potuto, divorandolo in qualche nottata prima di addormentarmi. Senza la sua testimonianza difficilmente mi sarei messo qui a scrivere questo lunghissimo post, ma la passione ti porta a creare cose di cui non ti saresti mai ritenuto capace.

Perciò, da videogamer a un altro, grazie Lorenzo.

Il mio test di Xbox Game Pass cloud gaming

Quello che qualche mese fa più comunemente era conosciuto come Project xCloud, ovvero la piattaforma di streaming dei giochi Xbox Game Pass su device Android, è finalmente uscito dalla sua fase Anteprima ed è attualmente in Beta, ma comunque accessibile a tutti attraverso l’applicazione Xbox Game Pass scaricabile su Google Play.

L’argomento streaming mi interessa parecchio. La disintermediazione fisica della console per poter accedere al servizio gaming preferito ovunque nel mondo è affare assai allettante di cui ho scritto in tempi non sospetti su OnLive prima e Stadia poi.

Sono riuscito finalmente a testare anche io il servizio Microsoft con questo set up iniziale:

L’ho utilizzato per il momento, quindi, con la sola rete di casa dove oscillo tra i 30 e 100 Mbps dipende dall’orario, ma comunque soprattutto la sera dal letto, dove in preda a qualche momento di insonnia invece di scendere e riaccendere tutto l’impianto di casa e svegliare la famiglia, mi sono messo le cuffie e iniziato questa splendida avventura. Prevedo un test in esterna non appena si potrà tornare a viaggiare.

Ho giocato a Doom e Carrion, che sembra nascere più per mobile che per uno schermo da 55’’, per tre sere di seguito e segnalo un’esperienza fantastica, input lag pari a zero con rallentamenti dovuti alla connessione ridotti all’osso. Mi resta da testare Destiny o Halo MCC per comprendere meglio come si comporti nelle situazioni multiplayer, ma in linea di massima arrivando dalla delusione cocente di Stadia, Microsoft mi ha fatto ricredere sul poter ottenere eccezionali risultati da un servizio di cloud gaming.

La sensazione è sì quella di approcciarsi a una console portatile, date le dimensioni dello schermo, ma di avere sempre il giusto feeling di controllo dato dal pad Xbox. A questo proposito avevo anche optato per la soluzione che più farebbe avvicinare l’esperienza di tenere in mano una Nintendo Switch, ovvero il controller Razer Kishi studiato apposta per xCloud. Tuttavia sia il costo sia qualche opinione in rete di difficoltà nel approcciare lo stick destro mi hanno fatto per il momento desistere dall’acquisto.

Se avete voglia di provare il tutto, riassumo qui le specifiche per poter sfruttare il servizio ad oggi, anche se ci sono buone speranze di vederlo a breve sia su Apple (dopo la diatriba di qualche mese fa) che sui PC attraverso apposita chiavetta.

  • Un abbonamento Xbox Game Pass Ultimate attivo
  • Un controller Xbox con funzionalità Bluetooth o un altro controller supportato
  • Un telefono o tablet Android, versione Android 6.0 o successiva
  • Una connessione dati Wi-Fi/LTE con almeno 10 Mbps di velocità in download
  • L’app Xbox Game Pass per dispositivi Android

Anzi, in realtà su piattaforma Apple è disponibile qualcosa di similare. Avviene tramite l’app Xbox e si chiama Remote Play. La differenza con quanto avviene su Android è che bisogna trovarsi agganciati alla stessa connessione alla quale è attaccata la vostra Xbox, una specie di mirroring di quanto vedreste sul vostro schermo del salotto, con la possibilità di usufruire di tutti i titoli da voi acquistati e non solo quelli Game Pass.

Fatemi sapere le vostre opinioni e se avete avuto modo di testare il servizio.

Il pubblico di Xbox Series X non è lo stesso di Playstation 5

Comunicare del media con il pubblico più diffuso del pianeta non è affar semplice.

Quando si tratta di videogiochi ci sono tante dinamiche di cui tener conto, la più importante delle quali è l’aspettativa delle community di videogiocatori.

Il mercato però troppo spesso non ha il tempo di fermarsi e domandare a se stesso, cosa vorrà il mio pubblico di riferimento da me nel momento in cui sono nella fase di lancio di una nuova console? Quali sono le aspettative? Deve rispondere prima a tempi di produzione, business, ciò che probabilmente garantirà ampi introiti nel minor tempo possibile.

Le risposte a queste domande sono state date qualche settimana fa, in occasione del periodo E3 durante il quale Microsoft, pur presentando tanta carne al fuoco, fu tacciata di non aver saputo soddisfare il bisogno primordiale del videogiocatore: fammi vedere cosa potrò fruire, pad alla mano, una volta che il titolo verrà pubblicato sulla nuova console.

Ed è quanto ci si attendeva durante l’evento di ieri. La strategia comunicativa di Microsoft circa Xbox Series X è stata piuttosto chiara durante questo mese e mezzo di attesa che ci ha condottoalla diretta del 23 di luglio: la console più potente del mondo vi farà vedere il gameplay dei giochi pronti al lancio o di lì a poco.

Si sono dimenticati di mettere alcuni asterischi.

Sull’onda lunga di quanto fatto dalla seppur poco entusiasmante conferenza di Sony a livello di annunci, ma molto sostanziosa a livello di capacità di mostrare ciò che Playstation 5 sarà in grado di fare, l’audience si aspettava questo.

Eppure…eppure vuoi che la connessione della stra grande maggioranza del globo non è riuscita a fare streaming in 4K di Halo Infinite, che sembrava una brutta copia di se stesso, vuoi che praticamente tutto quanto mostrato era in computer grafica e non un gameplay…beh ha lasciato tutti un po’ con l’amaro in bocca. E se chiudevi gli occhi ti sembrava di essere alla presentazione di una qualsiasi altra Xbox con la tiritera Halo, Forza, Fable.

Ad essere cinici e lasciando da parte il cuore di appassionato, analizzando pertanto la conferenza di per sé, certo il ritmo è stato elevato, i giochi annunciati tanti e sicuramente si è vista una strategia volta a creare tante nuove IP che però esisteranno anche su PC da qui in avanti. La visione d’insieme ci porta anche a fare un grande plauso a Microsoft per aver sostanzialmente confermato che tutto questo ben di dio sarà disponibile a poco più di 10 euro al mese per i sottoscrittori di Game Pass.

E forse ieri per la prima volta si è notata la grande differenza di approccio a questa nona generazione di console tra i due colossi, Sony e Microsoft, e Game Pass è proprio la chiave di volta per comprenderla.

Con Game Pass al centro del suo modello di business, Microsoft non sta più cercando di competere con Sony nella corsa per pubblicare un paio di enormi successi AAA ogni anno. Sta seguendo il modello Netflix, mantenendo un ritmo altissimo di nuove uscite in un periodo molto breve, trattenendo così il più possibile i suoi abbonati. Netflix non produce i migliori film del panorama cinematografico, ma questo non sembra avere importanza il venerdì sera quando accendiamo la TV e ci schiantiamo sul divano. Senza contare il fatto che molti dei giochi presentati ieri dovranno girare su una quantità di hardware spaventosa, Xbox Series X, Xbox One e tutti i PC sufficientemente potenti da permettere di farlo.

Non sto dicendo che qui si stia puntando sulla quantità rispetto alla qualità. Dico che rispetto a Sony che sembra puntare su grandi pochi blockbuster rivolti soprattutto a videogiocatori single player, Microsoft attraverso Game Pass può giocare sulla varietà di genere accontentando un pubblico forse più casual, meno impegnato, ma che ha voglia di approcciare generi differenti e un grande catalogo dà la possibilità di raggiungere questo obiettivo.

Non è chiaro al momento come quei 12 tflops di potenza della Xbox Series X verranno sfruttati appieno, quanto visto ieri al di là di alcuni spunti sempre in computer grafica, non sono da far cadere la mascella, ma come diceva qualche amico su facebook, da una nuova generazione ci si aspetta questo. Qualcosa che lasci senza parole, interdetti, e ad oggi Ghost of Tsushima, ad esempio, riesce a farlo molto meglio, non dandomi pretesti per passare nell’immediato (anche se lo farò comunque) alla nuova generazione di console.

Playstation 5

È giugno, e come ogni anno Sony rispetta la tradizione del momento E3 per parlare delle sue novità. Quest’anno c’era una ragione in più, è l’anno del cambio generazionale e il reveal di Playstation 5 era attesissimo da tutti gli addetti ai lavori.

Nella conference di ieri Sony ha tenuto a ribadire un concetto molto semplice, è ancora la regina incontrastata di questo settore e può permettersi di presentare soltanto due IP di massa come il nuovo Gran Turismo 7 e il nuovo Spider-Man Miles Morales per farlo capire.

La presentazione, annunciata come focus sul futuro del gaming, si apre con un zoppicante annuncio di GTA V, un gioco vecchio 7 anni che approderà anche sulle nuove console. Immagino quanto Rockstar abbia pagato per garantirsi quello spazio.

Ma da quel punto in avanti è stato solo un crescendo. Culminato finalmente con le prime immagini della nuova console. Un design molto audace, una mossa molto forte da parte di Sony. Non piacerà a tutti, ma saranno maggiormente comprensibili le scelte riguardanti le linee e le forme quando sapremo di più su come sono state studiate le posizioni gli elementi interni, il tutto sarà immagino per garantire il massimo recupero dell’aria per raffreddare.

La console è stata mostrata soltanto in posizione verticale e sembra essere di dimensioni importanti, inoltre è stata mostrata una versione All Digital, che non presenta il lettore Blu-Ray.

In realtà, come da immagine qui a fianco, sembra possibile anche posizionarla in orizzontale.

Ci sono stati tanti titoli 1st party sviluppati dai Playstation Studios, così come tante IP di sviluppatori indipendenti che non hanno fatto gridare al miracolo. Parlando personalmente mi hanno colpito non poco: Project Athia di Square Enix, Solar Ash, Hitman III, il divertentissimo concept di Deathloop, Resident Evil Village per finire con il fantastico Pragmata.

Sono un convinto sostenitore del possedere più piattaforme della stessa generazione, è l’unico modo per godere al massimo tutti i titoli proposti dai publisher, ripudiando di fatto qualsiasi forma di console war, insostenibile di questi tempi.

Ma è ovvio e più che normale che da osservatore attento di questo mercato non possa fare dei paragoni con Xbox Series X e cosa ci sarà da attendersi dal nuovo evento online di luglio. Microsoft, che sembra essere un passo avanti in termini temporali sulla linea degli annunci fatti, ma uno indietro a questo punto rispetto all’hype, ha dalla sua la forza di tanto buon lavoro fatto negli ultimi anni, ascoltando i gamer e acquisendo molte software house indipendenti che permetteranno di avere un buon portfolio di 1st party game.

Una strategia di mercato percorsa da Sony già da molti anni che le sta permettendo di vivere abbastanza di rendita e di concentrarsi nel proporre a chi ha voglia di sviluppare giochi una piattaforma, in stile Apple, in cui hardware e software sono ottimizzati per poter massimizzare le potenzialità di qualsiasi gioco.

Non resta che attendere il pricing e come Sony vorrà comportarsi con la retrocompatibilità, punto in questo momento a favore di Microsoft e su cui, giustamente, punta molto visto che i primi titoli in uscita per le nuove console non sfrutteranno ancora appieno tutto il loro potenziale e saranno molto simili agli ultimi giochi usciti per Playstation 4 e Xbox One X.

Una cosa è certa, in questo mercato c’è spazio per tutti e a noi giocatori non resta che scegliere come farci intrattenere.

Xbox Series X vs Playstation 5

Di tanto in tanto mi si riapre una finestrella sul 2005 e gli anni subito a venire. Quando mi occupavo di videogiochi a tempo pieno, volavo per il mondo ad assistere alle anteprime e scrivevo per Everyeye.it e tante altre collaborazioni.

Poi ho dovuto necessariamente mollare, ma è sempre piacevole riaprire quel capitolo di 15 anni fa e mantenere viva una passione mai doma.

Tra ieri e l’altro ieri sia Sony che Microsoft hanno iniziato a svelare qualcosa di più sulle loro console di nuova generazione. Un salto che si è fatto attendere ben 7 anni, a dimostrazione che nonostante le uscite mid gen di Xbox One X e PS4 Pro, la vita di una console rimane sempre piuttosto longeva.

Sebbene vicine temporalmente, e pensate per il pubblico della Game Developers Conference (ovviamente e tristemente cancellata), le strategie di comunicazione delle due società sono diametralmente opposte:

  • Microsoft ha puntato sul raccontare la console, aprirla, spacchettarla e farci vedere sostanzialmente tutto l’hardware interno anche attraverso l’ingaggio di alcuni influencer e, ovviamente, di Digital Foundry. Una presentazione orientata al consumatore, che così come gli sviluppatori, si è trovato tra le mani tutte le specifiche tecniche, la console e il nuovo gamepad
  • Sony dal canto suo ha deciso, invece, di trasmettere 52 minuti di presentazione video puramente tecnici. Badate bene, ricordo si trattava di una presentazione soprattutto per il pubblico degli sviluppatori. Tuttavia se si decide di fare una presentazione di tale portata su YouTube è ovvio che anche il consumatore finale ne avesse la possibilità di fruizione e si aspettasse, permettetemi di aggiungere giustamente, anche qualche cosa di più. Come almeno il form factor della console o del gamepad. Un’ora molto noiosa, piena di tecnicismi e autoreferenziali da cui emergono alcune evidenze importanti

Considerazioni

La prima. Xbox sulla carta sembra essere messa meglio dal punto di vista hardware con quei 12TFlops di GPU, puntando così forte sul claim marketing “La console più potente” e mantenendo così le promesse fatte.

PlayStation 5 sembra essere un passo avanti nella gestione del disco solido SSD riuscendo a spostare 5.5 GB al secondo, fattore imprescindibile per azzerare qualsiasi tempo di caricamento. Punto a sfavore sicuramente l’assenza di retrocompatibilità, se non con fantomatici top 100 giochi di Playstation 4, esperienza sulla quale invece Microsoft ha deciso di puntare fortemente permettendo sostanzialmente di riuscire a giocare quasi tutti i giochi delle 4 generazioni precedenti.

Ora, se da un punto di vista puramente comunicativo Microsoft sembra vincere a mani basse e Sony sembra grattarsi la pancia vivendo di rendita con quanto fatto con PS4, bisogna attendere però lo scontro sul campo di battaglia del parco software e prezzo.

Microsoft potrà uscirne vincitrice soltanto se sarà in grado di posizionare Xbox Series X almeno allo stesso prezzo di Playstation 5. Pur offrendo un hardware leggermente maggiore e quindi con un prezzo giustificabile se fosse più elevato, agli occhi del consumatore apparirebbe comunque la scelta più cara da fare. Potrebbe giocare a questo punto la carta Game Pass, con un bundle annuale da inserire nell’acquisto e forse a quel punto avrebbe campo aperto.

Il secondo terreno di scontro sarà sui videogiochi stessi. Chi delle due sarà capace di attrarre software house con progetti 1st o 2nd party sarà in grado di accaparrarsi grande fette di pubblico che sceglieranno l’una o l’altra in base al parco IP disponibili.

Conclusioni

Dal canto mio acquisterò entrambe come fatto ormai da sempre. Ci sono sempre state e sempre ci saranno chicche a cui mi piace giocare sia per Xbox che per Playstation. La vecchia nuova console war è di nuovo accesa, difficile stabilire ad occhi chi ne uscirà vincitrice.

Microsoft sembra aver imparato dagli errori commessi al lancio di Xbox One e abbia ascoltato a fondo sia gli sviluppatori che la propria community di gamer. Sony ha sempre fatto bene con Playstation 4 ed è sicuramente in grado di eccellere anche in questa generazione.

Entrambe le console sono previste, e nessuna delle due dovrebbe subire ritardi causa Covid-19, per le vacanze natalizie del 2020.

In tutta questa bella favoletta c’è un terzo incomodo, Google Stadia. Google è rimasta in attesa dei due annunci e poco ci mette ad aggiornare il proprio parco server per garantire una potenza ancora maggiore rispetto a quanto presentato dalle due concorrenti. Il difficile ad oggi per Stadia è la capacità di attirare sviluppatori e software house in grado di sviluppare titoli dedicati, anche per via della poca base installata.

Saranno anni eccitanti per il mondo del gaming, sia esso su console, PC o su cloud.

L’importante è continuare a giocare.

Zombie e zombetti

Leggendo il post di Massimo sono atterrato sull’articolo “ Noi e gli zombetti “.

Una distruzione senza se e senza ma della generazione z. Ma anche di quella subito precedente, incapace di impartire le dovute lezioni ai giovani d’oggi, un treno in corsa senza freni dritto verso lo schianto.

Gli zombetti sono la prima generazione della Storia di figli deprivati dell’amore genitoriale. Sono l’effetto della scomparsa di quell’istinto naturale che nel mondo animale, e fino a qualche tempo fa anche tra i mammiferi bipedi e raziocinanti, lega visceralmente le generazioni. Ma se i genitori non possono o non vogliono occuparsi di loro perché troppo occupati a postare i propri selfie su instagram o a cercare nuove avventure su tinder, ma anche perché stritolati da un mercato del lavoro sempre più crudele e spietato, chi si occupa degli zombetti? In un tempo non troppo lontano si auspicava (allora forse giustamente) l’uccisione del “padre”. Oggi che il padre (e la madre) si sono suicidati, chi fa le loro veci?

Non sto a sindacare e nemmeno a giudicare il contenuto di questo post, dai toni catastrofici e sin troppo sensazionalistici. Mi piacerebbe innanzitutto sapere cosa ne pensano le due generazioni, la prima additata di essere troppo lontana dall’attualità, quando in realtà ci vivono dentro e ce la insegnano quotidianamente, ma anche e soprattutto la seconda, quella più vicina alla mia età e sapere se tutti come scritto siano davanti a uno smartphone a scattarsi selfie tutto il giorno. Io penso invece siamo qui tutti a lottare per il nostro futuro, costruirlo e preservarlo, a colpi di fatture e pagamento di bollette e tasse con il miraggio di una pensione che si tinge di contorni sempre più offuscati.

Mi piacerebbe sapere in cosa differisce la dieta mediatica odierna rispetto a quella di 35 anni fa. Dove veniva trasmetto Ken il Guerriero all’ora di pranzo con teste che esplodevano ogni 3 minuti, con videogiochi come Street Fighter e poi via via molti altri che potrei citare come Doom, Duke Nukem etc. in cui la violenza era l’ingrediente principale.

Per il resto del tempo, gli zombetti crescono allevati dagli influencer di youtube, dal porno estremo e dai videogames iperrealistici di guerra. Tutto ciò ha delle conseguenze: l’esposizione eccessiva al bombardamento casuale e ininterrotto di immagini sin dai primi anni di vita altera la percezione della realtà, causando un’incapacità cronica nel mantenere la concentrazione per più di pochi secondi; la dipendenza dai cellulari e la precarietà sentimentale dell’ambiente familiare anestetizzano le emozioni, annientano la curiosità, uccidono lo stupore;

Sinceramente vedo genitori faticare e non poco nel tenere il punto con i propri figli, ma ce ne sono e sono tanti. Preferire un libro o un gioco da tavolo a piazzare uno schermo davanti a un ragazzo/a è una scelta. Consapevole e responsabile. Così come decidere di limitare l’utilizzo di qualsiasi console è una responsabilità genitoriale ed è possibile.

E generalizzare, senza conoscere, senza essere vicino alle storie personali di ciascuno di quei ragazzi che questa persona descrive è sparare demagogia e fumo negli occhi di chi legge.

Infine, la cosa più ridicola dal mio punto di vista è il paragrafo successivo. Prendersela con la tecnologia e scrivere un’invettiva dove? Online. Il paradosso totale.

Sono considerazioni poco apprezzate di questi tempi, ma bisogna pur riconoscere una volta per tutte che l’evoluzione non è sempre positiva. E quella provocata in tempi rapidissimi da uno sviluppo tecnologico scriteriato e tremendamente invasivo, animato dalla sola logica del profitto, è angosciante e disastrosa.

Forse approfondire l’argomento, anche a livello scientifico, non sarebbe male.

Per altrettanti ragazzini intenti a girare con una cassa bluetooth, musica astrusa, e vociare molto elevato ne esistono altrettanti preoccupati per il loro futuro e quello del pianeta, chiusi in casa chini sui libri. E poi chi ci dice che non siano gli stessi e non due fazioni separate?

Generalizzare è sempre pericoloso, sentenzia e fotografa una realtà non effettiva e alimenta stimoli e percezioni negative sopite facendole diventare convinzioni sbagliate di cui ci tocca subirne tutti le conseguenze.

Xbox Serie X. La prossima Xbox

Con una mossa un po’ a sorpresa Microsoft ha annunciato la sua prossima console attraverso questo trailer durante la serata dei Game Awards.

Una mossa d’anticipo, come una mossa di una partita di scacchi che si rispetti. L’attacco è la miglior difesa si dice, speriamo possa essere così anche per il futuro di Xbox.

Personalmente amo questo design monolitico, molto pulito e asettico, difficilmente adattabile alla stragrande maggioranza dei mobili casalinghi italiani, ma Microsoft ha già confermato la possibilità di utilizzarla anche da sdraiata.

Le promesse sono molte e importanti:

From a technical standpoint, this will manifest as world-class visuals in 4K at 60FPS, with possibility of up to 120FPS, including support for Variable Refresh Rate (VRR), and 8K capability. Powered by our custom-designed processor leveraging the latest Zen 2 and next generation RDNA architecture from our partners at AMD, Xbox Series X will deliver hardware accelerated ray tracing and a new level of performance never before seen in a console. Additionally, our patented Variable Rate Shading (VRS) technology will allow developers to get even more out of the Xbox Series X GPU and our next-generation SSD will virtually eliminate load times and bring players into their gaming worlds faster than ever before.

We are minimizing latency by leveraging technology such as Auto Low Latency Mode (ALLM) and giving developers new functionality like Dynamic Latency Input (DLI) to make Xbox Series X the most responsive console ever. Xbox Series X is also designed for a future in the cloud, with unique capabilities built into the hardware and software to make it as easy as possible to bring great games to both console and elsewhere. Xbox Series X will deliver a level of fidelity and immersion unlike anything that’s been achieved in previous console generations.

La novità più importante di tutte, al di là di una potenza computazionale di 4 volte superiore all’attuale Xbox One X è la presenza di un SSD, così da dimezzare praticamente i tempi di caricamento. Da approfondire le poche righe sul cloud e in cosa si traducano, anche se in parte già lo sappiamo attraverso il lancio di Project xCloud.

Bene la retrocompatibilità su tutte e 3 le generazioni precedenti. Benissimo il mantenere il gamepad uguale a se stesso senza snaturarne l’anima ergonomica, ma aggiungendo solo un tasto sharing.

Ok, ad oggi è sono un manifesto muscolare di una potenza ancora inespressa e che mi auguro non si limiti soltanto a un mero “aggiornamento” grafico nella direzione del fotorealismo. Ma c’è un punto davvero incomprensibile, e per me leggermente insopportabile: la scelta del naming.

Xbox Serie X complica nella mente del gamer la riconoscibilità. Ok è una Xbox, ma perché non darle un nome differente dalle precedenti? La presenza della parola “Series”, poi, lascia presagire la possibilità di differenti modelli immessi sul mercato?

Di certo si poteva fare di più sotto questo aspetto.

In attesa di conferme, ma c’è ancora un anno di tempo prima che arrivi sul mercato.