Fluxes #19: Del farsi pagare, sempre.

🖌 A me piace tantissimo quando le persone brave a scrivere tornano a farlo per raccontare proprio il mestiere di scrivere. Lorenzo lo fa inaugurando la sua nuova newsletter “Heavy Meta” per parlare di un argomento serio, da cui partono spunti di riflessione altrettanto seri sullo status italiano del lavorare gratis e dell’inevitabile scivolamento verso il basso di un sempre più invisibile status quo.

Mi sono sentito chiamato in causa, non tanto per il nocciolo della questione sul pretendere un pagamento per quello che si fa, ma per l’aver mollato. Ci ho scritto un pezzo tempo fa (anzi due) e ancora la penso allo stesso modo. Soprattutto per l’ambiente videoludico nulla è cambiato, anzi. Ancora di più oggi il valore della parola scritta in quell’ambito è estremamente sottovalutata, oramai tutto viene fatto attraverso video e guai se così non fosse.

Il privilegio non è una colpa se non decidi improvvisamente di fare lo stronzo e sostenere una retorica per cui chi non ce l’ha fatta è un debole che non ci ha creduto abbastanza e non aveva voglia. Ho visto ottime persone mollare perché, semplicemente, c’erano da pagare le bollette, un affitto, contribuire in casa.

E questo non vuol dire che non ci possa essere una bellissima storia di rivalsa di quello che partendo da niente è arrivato a scalzare Gramellini (speriamo accada presto), ma quella persona è una anomalia, il sistema è composto da fattori ricorrenti.

L’altra volta dicevamo che a volte non sei il più bravo, il più veloce o il più preciso, sei quello che ha resistito di più, che è rimasto e si è fatto trovare al momento giusto e al posto giusto col bagaglio di competenze giuste. Ecco, il sistema prevede che per essere quella persona tu possa permetterti di resistere, o di essere così ricco e ben inserito che la tua eventuale bravura può essere notata grazie alle giuste conoscenze e alla serenità di scrivere senza dover pensare ai sacrifici fatti dalla vostra famiglia. (Ma ci sono anche storie di gente che aveva una opportunità e pochi soldi e ce l’ha fatta, ovvio).

E per resistere devi poter non pagare molte spese prima le cose inizino a girare, devi poterti magari permettere anche dei corsi di comunicazione che oltre a formarti hanno il grande pregio di farti iniziare a frequentare ambienti in cui, se vali qualcosa, magari ti notano, e quei corsi costano.

Tornando al punto focale, anche Alessio ha scritto una cosa al riguardo spostando il punto di vista da quello di un software engineer.

Hanno già detto tutto loro. Lavorare gratis? Mai.

PlayStation 5: Come espandere la memoria di archiviazione

Ci siamo. Settimana scorsa ho ricevuto il primo messaggio di memoria piena sulla mia PlayStation 5. Ho valutato un po’ il da farsi e invece di acquistare un hard disk esterno che non consente di essere utilizzato per lanciare i giochi direttamente, ho optato per l’opzione di espansione della memoria interna di PlayStation 5 andando ad acquistare una Samsung 980 PRO SSD M.2 da 2TB. Ho scelto la versione senza dissipatore di calore visto che c’era un’offerta a tempo attiva, con un ottimo risparmio rispetto a quella dedicata a PlayStation 5 benché già montasse un dissipatore di calore dedicato.

Ne ho comprato uno a parte e l’ho montato separatamente così da far funzionare tutto senza dovermi preoccupare della questione calore, ma con un evidente risparmio. Sebbene Sony nella sua guida non intimi di utilizzare una memoria SSD M.2 con dissipatore integrato, è sempre buona cosa pensare al calore generato in grado potenzialmente di danneggiare la vostra console. E visto quanto sia ancora rara trovarne una sul mercato, meglio non rischiare.

Partiamo, però, dal principio chiarendo ogni dubbio. Iniziamo col dire che dallo scorso settembre chiunque può “aprire” la propria console per effettuare questa operazione senza perdere la garanzia. E questo è già un gran vantaggio se solo penso a quanto succedeva con le console di passata generazione.

Sony mette a disposizione sia una guida testuale sia una video che potete seguire passo – passo. Io vi lascio le immagini di quanto ho fatto io.

Primo step, aprire la console

Una volta tolta la base, con un cacciavite piatto, su cui poggia verticalmente la mia PlayStation 5 la situazione che vi troverete davanti è quella dell’ultima immagine. Ovvero con il lettore ottico rivolto verso di voi e in alto. Per rimuovere la cover di plastica, se vi state domandando quanto difficile possa essere, dovete soltanto tirare leggermente sull’angolo opposto a sinistra tirarlo alla vostra destra, verrà via in un attimo.

A questo punto dovete individuare quello sportellino bianco in basso e con l’aiuto di un cacciavite a stella aprirlo.

Secondo step: Installare la memoria SSD M.2

Una volta aperto lo sportellino bianco vi troverete davanti uno slot libero in cui infilare la vostra SSD M.2, solo dopo però aver tolto la vite che troverete nell’alloggiamento più esterno e averla applicata sulla parte alta della memoria, come vedete nella seconda immagine qui sopra.

Step 3: Montare il dissipatore

Come dicevo, per risparmiare qualche danaro ho comprato un dissipatore a parte. Nel mio caso il Sabrent M.2 NVMe PS5 Heatsink a poco più di 20 euro. Invece di avere un dissipatore di calore che intrappola solo il calore nel coperchio metallico e quindi integrato nella memoria di archiviazione, questo è un dissipatore che sostituisce la copertura nativa di PlayStation 5. Ciò dovrebbe consentire un migliore raffreddamento utilizzando la ventola nativa oltre ad essere un dissipatore di calore più grande.

Speriamo bene! 🤞🏻

Fine. La vostra console è pronta, non vi resta che fare reverse engineering e rimontare tutto come l’avete smontato. Una volta riaccesa la vostra PlayStation 5, andate nel menu dedicato all’archiviazione. Qui troverete nella seconda voce del menu quanto avete installato. Mentre su Percorso di installazione potrete decidere dove fare installare i vostri giochi da lì in avanti di default. Io ho scelto la memoria SSD 980 PRO così non mi devo preoccupare di cancellare altri giochi al momento.

Il nuovo PlayStation Plus

Riprendo dal blog di PlayStation:

A giugno, PlayStation Plus e PlayStation Now si uniranno in un nuovo servizio di abbonamento PlayStation Plus che offre una scelta più ampia ai clienti di tutto il mondo con tre livelli di abbonamento. 

I tier saranno: PlayStation Plus Essential, Extra e Premium.

Le novità saranno sostanzialmente negli ultimi due Tier, essendo il primo praticamente identico al PlayStation Plus attuale.

Le cose iniziano a farsi interessanti con PlayStation Plus Extra, dove alla modica cifra di €13,99 al mese / €39,99 ogni tre mesi / €99,99 all’anno avremo accesso a 400 dei giochi per PS4 e PS5. Tuttavia in questo tier nessuna opzione per giocare in streaming.

Quest’ultima accessibile soltanto su PlayStation Plus Premium per €16,99 al mese / €49,99 ogni tre mesi / €119,99 all’anno:

Vantaggi:

Offre tutti i vantaggi dei livelli Essential ed Extra

In più, include fino a 340 giochi aggiuntivi, tra cui:

· Giochi per PS3 disponibili tramite streaming nel cloud

· Un catalogo di grandi classici, disponibili sia in streaming che tramite download, dalle generazioni originali di PlayStation, PS2 e PSP 

· Offre l’accesso in streaming nel cloud ai giochi originali per PlayStation, PS2, PSP e PS4 disponibili nei livelli Extra e Premium nei mercati** in cui è attualmente disponibile PlayStation Now. I clienti possono giocare in streaming utilizzando le console PS4 e PS5 e il PC

· In questo livello saranno disponibili anche versioni di prova dei giochi a tempo limitato, per consentire ai clienti di provare alcuni giochi prima di acquistarli

Alcune riflessioni. Il mercato e i videogiocatori si aspettavano da Sony una risposta competitiva rispetto al Game Pass di Microsoft, che nella versione Ultimate ha dalla sua il prezzo (12,99 € al mese), Ea Play incluso (per chi interessato) e tutte le esclusive 1st party da giocare dal day one.

A una prima occhiata sembrerebbe che PlayStation Plus Premium parta svantaggiata sotto ogni punto di vista. Io provo a vedere il bicchiere mezzo pieno in vista di giugno. Se dentro quei 340 aggiuntivi (e stiamo parlando di un totale di quasi 700 giochi disponibili) avremo tra le mani titoli degni di nota, magari anche migliorati graficamente e finalmente una retrocompatibilità degna di questo nome…ecco forse anche Sony avrà fatto centro.

Dispiace non vedere una risposta anche sui titoli 1st party e la possibilità di vederli inclusi nell’abbonamento. Ma forse la posizione di mercato di Sony le permette di intraprendere comunque comodamente questa strada.

È ovvio che, sebbene abbia in backlog oltre 30 giochi da affrontare, sottoscriverò il tier più alto per testare la bontà del servizio. Soprattutto sono super curioso di provarlo in streaming. Chissà poi perché non citano il MacOs come piattaforma supportata visto che attualmente si può giocare in streaming anche da lì. Staremo a vedere se al lancio ci sarà anche questa possibilità. Su questo Microsoft è già un piede avanti nel futuro visto che i giochi streammabili al momento si possono fruire comodamente da browser nonché da console non dovendo forzatamente installare il gioco da remoto.

Attendiamo un paio di mesi per il giudizio definitivo. Intanto nei prossimi giorni proverò ad installare sulla mia PlayStation 5 un SSD aggiuntivo da 2TB perché inizio a scarseggiare di spazio. Proverò a documentare il tutto.

Quel bisogno di Community

In questi ultimi tre giorni due cose sono accadute al riguardo. Il forte richiamo ed esigenza di trovare spazi verticali, specializzati, filtrati per passioni e senza spam, litigi, fazioni.

La prima. Ha aperto Livello Segreto. Si basa su Mastodon ed è stato creato da Kenobit. Il suo intento? Creare un luogo sano, etico e gentile. I topic sono soprattutto legati al mondo Nerd. Senza litigi, senza tossicità e lasciando da parte strani algoritmi e pubblicità. Mi piace e vi invito a iscrivervi.

La seconda. Twitter ha creato uno spazio, accessibile da ogni account, chiamato Community. Chiunque può crearne uno e come è facile immaginare c’è la corsa ad aprirne, essere invitati ed iscriversi a tantissimi. Stamattina di fronte alla colazione ho deciso da vero boomer di crearne una dedicata ai videogiochi. Non so se porterà a qualcosa, ma mi piacerebbe avere una conversazione stimolante per chi ha voglia e sta ancora su Twitter. Forse il solo social network che utilizzo con assiduità e che non riesco ad abbandonare.

La stanza si chiama Videogames & Co. ed è lì ad aspettarvi.

Il mio gaming set-up secondario

Se nella tv principale di casa, quella del soggiorno, sono connesse sia Xbox Series X che PlayStation 5, mi sono trovato nell’ultimo anno nella condizione di voler/dover giocare dalla mia stanza da letto.

Ho provato differenti set-up. Sfruttando Stadia e Xbox Game Pass tramite dispositivo mobile android, ma ho convenuto che sì, comodissimo avere centinaia di titoli a portata di mano, ma lo schermo è decisamente troppo piccolo per apprezzare la bontà di un gioco nato per il 4K. Ho provato a portare nel letto anche un iPad Pro 10”, ma non c’è stato verso nel posizionarlo nel migliore dei modi, l’inclinazione desiderata è impossibile da ottenere.

La voglia di videogiocare mi ha aiutato ad ingegnarmi e trovare la soluzione ideale. Sia PlayStation che Xbox tramite le loro app iOS permettono di giocare in remoto se il device è collegato alla stessa linea Wi-Fi della console. Quindi collegando un qualsiasi controller bluetooth all’iPad posso giocare da qualsiasi stanza della casa. Grazie all’impianto installato qualche mese fa ho zero problemi di lag ed è come avere sempre a disposizione un secondo schermo da cui giocare.

Ora l’iPad, se munito del suo dongle originale, è in grado di proiettare qualsiasi contenuto a una TV collegata in HDMI (purtroppo non ho una TV con AirPlay, altrimenti avrei potuto fare a meno di un altro cavo), trasformando così uno schermo da 10.9” in una vera e propria TV. Purtroppo né l’app Xbox né tantomeno quella PlayStation consentono di andare in full screen, mostrando mentre si gioca la barra in alto con le informazioni su orario e batteria dell’iPad, ma vuoi mettere la goduria di mettersi a letto accendere la TV e poter giocare prima di addormentarsi come se fossi sul divano del salotto?

Il mio backlog non ha più scuse. Ho ripreso in mano Gears Of War 5. Dopo di che si passa a: Control, Prey, Ghost of Tsushima, Death Stranding, Flight Simulator, Hades, The Ascent… la lista sarebbe chilometrica, molto più lunga di tutto questo post.

Ah…come se non bastasse Kojima si è messo anche a scrivere un libro.

Xbox & Bethesda all’E32021

In questa seconda edizione tutta digitale dell’E32021 Microsoft fa la voce grossa e mostra finalmente una line-up di giochi, spesso espressamente dedicati alle console next-gen, di spessore e 27 casi su 30 disponibili su Game Pass con esclusive perenni (Starfield su tutti e per il quale ci sarà da attendere un po’) o parziali ma comunque sostanzialmente gratuite insieme all’abbonamento mensile.

Qui non posso non citare alcune piccole gemme come Somerville (dall’ex fondatore di Playdead, Dino Patti, un’atmosfera unica non so perché mi ha ricordato The Last of Us II) o Twelve Minutes in arrivo a fine agosto. Hades che finalmente potrò giocare su console senza tirar fuori un euro in più, così come A Plague Tale: Requiem e il sensazionale Forza Horizon 5 che cambia ambientazione e approda in Messico con un foto realismo prossimo alla realtà e che dimostra come si possano sfruttare al massimo le librerie di Flight Simulator (anche lui in arrivo su Xbox Series X|S il 27 luglio) tra le varie software house degli Xbox Studios.

Profonda amarezza invece per Halo Infinite. Schiaffato lì in mezzo alla conferenza come un giorno della settimana povero di sodio. Non è stato mostrato niente della campagna e niente di in-game. Solo il multiplayer ha alzato leggermente il livello dell’attenzione, ma, a parte questo, mi ha lasciato abbastanza basito il non aver trovato un passo deciso in avanti rispetto all’anno scorso. Ho seri dubbi sulla possibilità di vederlo pubblicato entro la fine del 2021.

Qui trovate tutti gli annunci, sono tanti, e finalmente Microsoft ha lasciato un segno importante su questa fiera dimostrando con la strategia Game Pass di portare effettivamente i videogiochi che contano in qualsiasi luogo ci troviamo. Da mobile, su console, e molto presto anche senza il bisogno di avere una. Non è una cosa da poco, il play anywhere si sta finalmente concretizzando e non c’è miglior modo di festeggiare questi primi 20 anni di storia.

Ultima chicca? Chi non vorrebbe un mini frigorifero a forma di console? Sì, lo hanno fatto davvero e sarà acquistabile.

Fluxes. Puntata 15.

+ Finalmente dopo oltre due mesi sono riuscito a sistemare grafica e velocità del blog così come l’ho sempre desiderato. Riuscito…Oddio, ho affidato il compito a uno sviluppatore russo tramite upwork.com. Super affidabile e puntuale. Per il risultato, beh giudicate voi.

Come ha fatto? Semplicemente riscrivendo da zero il tema partendo dall’ultimo realizzato da Automattic, il Twenty Twenty-One, e da lì ottimizzandolo con l’eliminazione di tutte le cose superflue.

+ La sera sto alternando la lettura con il test della riproduzione da remoto della mia Xbox Series X tramite iPad Pro. In buona sostanza, una volta aumentate le performance anche della rete domestica interna e collegando un controller al mio iPad e attraverso l’app Xbox posso tranquillamente giocare a qualsiasi gioco direttamente sdraiato nel letto grazie alla funzionalità Remote Play. Qualità fantastica e risultato ancora più entusiasmante. Ora vorrei capire se questo controller che ho appena ordinato su Amazon funzioni davvero in modo da risolvere anche come appoggiare l’iPad ed evitare di utilizzare la Folio cover.

+ Già. La lettura. Mia moglie mi ha regalato un libro che avevo in lista Amazon non so più da quanti anni. Un libro di cui non sapevo nulla, ma per via del titolo non potevo lasciarlo scappare.
Sono circa a metà di “Panino al prosciutto” di Bukowski. Ne sto apprezzando lo stile arido, asciutto, privo di qualsiasi fronzolo e il fatto che sia scritto come da un bambino delle elementari. Non vedo l’ora di tornare a casa per leggere qualche pagina, una sensazione che non provavo da tanto.

Vivere mille vite. Come i videogiochi hanno cambiato la mia vita

I primi ricordi legati ai videogiochi affondano nella mansarda della villetta a 4 piani che da piccolo mi sembrava enorme, ogni angolo un nascondiglio e un luogo da (ri)scoprire ogni volta. Quella mansarda raggiungibile solo con una scala a chiocciola da affrontare a quattro zampe perché non alto abbastanza da arrivare al corrimano. Il suo grande stanzone, da un lato c’era il letto di mia sorella che da lì a poco sarebbe uscita di casa, dall’altra bauli e armadi di molti decenni prima che nella mia fantasia erano ricchi di tesori sepolti.

In mezzo alla stanza c’era un grosso tavolo di legno con sopra quello strano aggeggio con una tastiera enorme e la scritta AMIGA intarsiata nella plastica. Ricordo con quanta avidità cercavo sempre di sgattaiolare di sopra nella speranza di capirci qualcosa su come avviarlo e farci girare i videogiochi che mio padre comprava senza nemmeno sapere cosa stesse comprando.

Ricordo in particolare solo due giochi, Sensible Soccer e Firepower, il resto dei ricordi è fumoso e sbiadito tra molti minuti di attesa attesa per i caricamenti e l’amarezza di non averla conservata gelosamente fino ad oggi.

La passione per i videogiochi è nata così, anche per me come Lorenzo nel suo meraviglioso racconto “Vivere Mille Vite”, grazie ai miei genitori, i quali nel mio caso vedevano quanto mi tenessero impegnato e accendessero quella scintilla nei miei piccoli occhi.

Amiga fu solo l’inizio. I miei genitori sul finire degli anni ’80 gestirono un bar vicino casa. Quel bar non solo era il luogo dove mamma e papà lavoravano, ma era quel posto magico dove 500 lire riempivano interi pomeriggi. Sì perché mio padre intuì che i cabinati avessero una forte attrattiva sui giovani del tempo e creò quindi un’ala con una decina tra flipper e arcade e io a 6 anni non solo ero il figlio dei proprietari in grado di giocare gratis tutto il tempo che volevo, ma potei stringere amicizie altrimenti impensabili, accedere al mondo degli adulti e insegnare qualcosa a loro su quei videogiochi che al tempo sembravano la fine del mondo. Mi ricordo in particolare Hammerin Harry, un platform a scorrimento sul quale detenevo il record di sempre.

Ma una volta tornati a casa, anche lì non si scherzava. Nella mia stanza, attaccato a quel minuscolo tv a tubo catodico c’era il Sega Master System ad attendermi. Sì, ero fan Sega e saltai completamente tutte le console Nintendo fino al GameCube, ma questa è un’altra storia. Tornando al Master System ricordo chiaramente la prima edizione di Fifa che a quei tempi si chiamava Fifa International Soccer e solo dal 1995 iniziò ad avere l’anno aggiunto vicino al naming FIFA. Con lui l’intramontabile Sonic e qualche altro gioco che magari non ho mai giocato per intero perché non corrispondeva ai miei gusti.

Ai tempi non c’erano che poche riviste di settore attraverso le quali informarsi sulle nuove uscite, ma lo strumento più potente e utilizzato per poter capire se un videogioco facesse al caso tuo prima di comprarlo con le paghette raccolte nei mesi era il passaparola dei tuoi amici.

Venne il momento in cui i videogiochi mi salvarono letteralmente la vita. Quanto meno mi salvarono dalla noia. Nei primi anni ’90 nella via proprio dietro quel bar dei miei genitori subii un incidente stradale abbastanza spiacevole con svariate complicanze conclusesi un decennio dopo, ma che sul momento fu un piccolo terremoto che scosse la mia famiglia dalle fondamenta. Necessitavo di cure costanti e per questo i miei decisero di vendere il bar.

Due mesi in ospedale e altrettanto tempo da convalescente a casa, come ammazzare il tempo? Mi vennero in aiuto le console portatili. Su questo fronte non mi sono fatto mancare nulla. GameBoy con Tetris, Atari Lynx con Rygar e Game Gear con Sonic e Columns.

Dopo poco arrivò la console che forse ho amato di più in assoluto. Il Sega Mega Drive. Aveva tutto, era perfetta e tutti i giochi che avrei sempre potuto desiderare. Solo che da lì a poco in casa arrivò un aggeggio bianco, ingombrante e che decidemmo di piazzare in taverna. Il mio primissimo computer, un 386 con sopra Windows 3.1. Mi cambiò la vita come a Lorenzo nel capitolo dedicato a Doom. Per me fu lo stesso ma con Wolfenstein 3D. Non avevo visto niente di simile fino a quel momento e me ne innamorai. Non giocavo a nient’altro se non a quello.

Da lì in avanti è stata un escalation dedicata soltanto al computer. Innumerevoli pezzi cambiati, un sacco di giochi anche piratati (ai tempi era la norma) e tante splendide avventure dopo, arrivò quel piccolo aggeggio grigio prodotto da Sony che prometteva di cambiare il mondo delle console casalinghe. E lì un altro fulmine a ciel sereno. PlayStation = Metal Gear Solid. Credo di aver consumato almeno due pad nel giocarci e accumulato non so quante ore di gioco.

In quegli anni il computer rimaneva però per me il chiodo fisso, tanto che installai in tutti i PC delle scuole superiori in aula di informatica un simpatico gioco di Dragon Ball Z, saltando a pie pari PlayStation 2. Arrivavano voci da ovest di una console targata Microsoft che sarebbe uscita da lì a poco, e come dicevo per me i computer e il loro massimo rappresentate dell’epoca Bill Gates per me equivalevano a Microsoft. Aspettai Xbox con trepidante fermento.

Era il 2002. Iniziavo a navigare su internet con incessante vigore. Mi imbattei in un forum di appassionati, e da lì iniziai a costruire un sacco di amicizie e importanti relazioni che mi portarono non solo per scrivere per quella neonata rivista che è everyeye.it ma che mi consentirono di viaggiare “a causa” dei videogiochi con press tour, anteprime e community tour addirittura in Canada direttamente nella casa di sviluppo di Fifa.

Tutto questo percorso mi condusse poi a lavorare in Microsoft, a trovare la mia strada di geek e appassionato di tecnologia, ma dovetti a malincuore allontanarmi dai videogiochi come strumento di sostentamento e ne parlo in questo vecchio post. Invidio chi come Lorenzo riesce a farne una professione e, quotidianamente, con il senno di poi mi domando se avessi potuto continuare su quella strada, se avessi avuto lo standing necessario per divulgare un mezzo straordinario come il videogioco.

Ormai è troppo tardi, la passione dei Videogiochi è intatta e cerco quando posso di scriverne qui. Ecco, ci tengo a concentrarmi sulla parola “passione”. È grazie alla condivisione di questa passione e al libro di Lorenzo che sono riuscito a buttare giù queste memorie. Una poderosa cavalcata sulla storia delle pietre miliari dei videogiochi vissute dagli occhi dell’autore stesso e non c’è niente di meglio di un racconto vissuto in prima persona per respirarne tutte le emozioni vissute.

Non conosco Lorenzo di persona, ma è fidanzato con una mia ex collega e ho sempre seguito i suoi lavori in rete. Adoro come scrive e ho acquistato il suo libro appena ho potuto, divorandolo in qualche nottata prima di addormentarmi. Senza la sua testimonianza difficilmente mi sarei messo qui a scrivere questo lunghissimo post, ma la passione ti porta a creare cose di cui non ti saresti mai ritenuto capace.

Perciò, da videogamer a un altro, grazie Lorenzo.

Il mio test di Xbox Game Pass cloud gaming

Quello che qualche mese fa più comunemente era conosciuto come Project xCloud, ovvero la piattaforma di streaming dei giochi Xbox Game Pass su device Android, è finalmente uscito dalla sua fase Anteprima ed è attualmente in Beta, ma comunque accessibile a tutti attraverso l’applicazione Xbox Game Pass scaricabile su Google Play.

L’argomento streaming mi interessa parecchio. La disintermediazione fisica della console per poter accedere al servizio gaming preferito ovunque nel mondo è affare assai allettante di cui ho scritto in tempi non sospetti su OnLive prima e Stadia poi.

Sono riuscito finalmente a testare anche io il servizio Microsoft con questo set up iniziale:

L’ho utilizzato per il momento, quindi, con la sola rete di casa dove oscillo tra i 30 e 100 Mbps dipende dall’orario, ma comunque soprattutto la sera dal letto, dove in preda a qualche momento di insonnia invece di scendere e riaccendere tutto l’impianto di casa e svegliare la famiglia, mi sono messo le cuffie e iniziato questa splendida avventura. Prevedo un test in esterna non appena si potrà tornare a viaggiare.

Ho giocato a Doom e Carrion, che sembra nascere più per mobile che per uno schermo da 55’’, per tre sere di seguito e segnalo un’esperienza fantastica, input lag pari a zero con rallentamenti dovuti alla connessione ridotti all’osso. Mi resta da testare Destiny o Halo MCC per comprendere meglio come si comporti nelle situazioni multiplayer, ma in linea di massima arrivando dalla delusione cocente di Stadia, Microsoft mi ha fatto ricredere sul poter ottenere eccezionali risultati da un servizio di cloud gaming.

La sensazione è sì quella di approcciarsi a una console portatile, date le dimensioni dello schermo, ma di avere sempre il giusto feeling di controllo dato dal pad Xbox. A questo proposito avevo anche optato per la soluzione che più farebbe avvicinare l’esperienza di tenere in mano una Nintendo Switch, ovvero il controller Razer Kishi studiato apposta per xCloud. Tuttavia sia il costo sia qualche opinione in rete di difficoltà nel approcciare lo stick destro mi hanno fatto per il momento desistere dall’acquisto.

Se avete voglia di provare il tutto, riassumo qui le specifiche per poter sfruttare il servizio ad oggi, anche se ci sono buone speranze di vederlo a breve sia su Apple (dopo la diatriba di qualche mese fa) che sui PC attraverso apposita chiavetta.

  • Un abbonamento Xbox Game Pass Ultimate attivo
  • Un controller Xbox con funzionalità Bluetooth o un altro controller supportato
  • Un telefono o tablet Android, versione Android 6.0 o successiva
  • Una connessione dati Wi-Fi/LTE con almeno 10 Mbps di velocità in download
  • L’app Xbox Game Pass per dispositivi Android

Anzi, in realtà su piattaforma Apple è disponibile qualcosa di similare. Avviene tramite l’app Xbox e si chiama Remote Play. La differenza con quanto avviene su Android è che bisogna trovarsi agganciati alla stessa connessione alla quale è attaccata la vostra Xbox, una specie di mirroring di quanto vedreste sul vostro schermo del salotto, con la possibilità di usufruire di tutti i titoli da voi acquistati e non solo quelli Game Pass.

Fatemi sapere le vostre opinioni e se avete avuto modo di testare il servizio.

Il pubblico di Xbox Series X non è lo stesso di Playstation 5

Comunicare del media con il pubblico più diffuso del pianeta non è affar semplice.

Quando si tratta di videogiochi ci sono tante dinamiche di cui tener conto, la più importante delle quali è l’aspettativa delle community di videogiocatori.

Il mercato però troppo spesso non ha il tempo di fermarsi e domandare a se stesso, cosa vorrà il mio pubblico di riferimento da me nel momento in cui sono nella fase di lancio di una nuova console? Quali sono le aspettative? Deve rispondere prima a tempi di produzione, business, ciò che probabilmente garantirà ampi introiti nel minor tempo possibile.

Le risposte a queste domande sono state date qualche settimana fa, in occasione del periodo E3 durante il quale Microsoft, pur presentando tanta carne al fuoco, fu tacciata di non aver saputo soddisfare il bisogno primordiale del videogiocatore: fammi vedere cosa potrò fruire, pad alla mano, una volta che il titolo verrà pubblicato sulla nuova console.

Ed è quanto ci si attendeva durante l’evento di ieri. La strategia comunicativa di Microsoft circa Xbox Series X è stata piuttosto chiara durante questo mese e mezzo di attesa che ci ha condottoalla diretta del 23 di luglio: la console più potente del mondo vi farà vedere il gameplay dei giochi pronti al lancio o di lì a poco.

Si sono dimenticati di mettere alcuni asterischi.

Sull’onda lunga di quanto fatto dalla seppur poco entusiasmante conferenza di Sony a livello di annunci, ma molto sostanziosa a livello di capacità di mostrare ciò che Playstation 5 sarà in grado di fare, l’audience si aspettava questo.

Eppure…eppure vuoi che la connessione della stra grande maggioranza del globo non è riuscita a fare streaming in 4K di Halo Infinite, che sembrava una brutta copia di se stesso, vuoi che praticamente tutto quanto mostrato era in computer grafica e non un gameplay…beh ha lasciato tutti un po’ con l’amaro in bocca. E se chiudevi gli occhi ti sembrava di essere alla presentazione di una qualsiasi altra Xbox con la tiritera Halo, Forza, Fable.

Ad essere cinici e lasciando da parte il cuore di appassionato, analizzando pertanto la conferenza di per sé, certo il ritmo è stato elevato, i giochi annunciati tanti e sicuramente si è vista una strategia volta a creare tante nuove IP che però esisteranno anche su PC da qui in avanti. La visione d’insieme ci porta anche a fare un grande plauso a Microsoft per aver sostanzialmente confermato che tutto questo ben di dio sarà disponibile a poco più di 10 euro al mese per i sottoscrittori di Game Pass.

E forse ieri per la prima volta si è notata la grande differenza di approccio a questa nona generazione di console tra i due colossi, Sony e Microsoft, e Game Pass è proprio la chiave di volta per comprenderla.

Con Game Pass al centro del suo modello di business, Microsoft non sta più cercando di competere con Sony nella corsa per pubblicare un paio di enormi successi AAA ogni anno. Sta seguendo il modello Netflix, mantenendo un ritmo altissimo di nuove uscite in un periodo molto breve, trattenendo così il più possibile i suoi abbonati. Netflix non produce i migliori film del panorama cinematografico, ma questo non sembra avere importanza il venerdì sera quando accendiamo la TV e ci schiantiamo sul divano. Senza contare il fatto che molti dei giochi presentati ieri dovranno girare su una quantità di hardware spaventosa, Xbox Series X, Xbox One e tutti i PC sufficientemente potenti da permettere di farlo.

Non sto dicendo che qui si stia puntando sulla quantità rispetto alla qualità. Dico che rispetto a Sony che sembra puntare su grandi pochi blockbuster rivolti soprattutto a videogiocatori single player, Microsoft attraverso Game Pass può giocare sulla varietà di genere accontentando un pubblico forse più casual, meno impegnato, ma che ha voglia di approcciare generi differenti e un grande catalogo dà la possibilità di raggiungere questo obiettivo.

Non è chiaro al momento come quei 12 tflops di potenza della Xbox Series X verranno sfruttati appieno, quanto visto ieri al di là di alcuni spunti sempre in computer grafica, non sono da far cadere la mascella, ma come diceva qualche amico su facebook, da una nuova generazione ci si aspetta questo. Qualcosa che lasci senza parole, interdetti, e ad oggi Ghost of Tsushima, ad esempio, riesce a farlo molto meglio, non dandomi pretesti per passare nell’immediato (anche se lo farò comunque) alla nuova generazione di console.