Xbox Bethesda Showcase

In questo strano Non E3 di quest’anno si è aggiunto ieri il tassello di Xbox Bethesda e la loro presentazione. 95 min a ritmo serratissimo dove è emerso chiaro un concetto chiave. Piaccia o meno, Xbox Game Pass è centrale nella strategia Microsoft per consegnare ovunque voi siate videogiochi in abbonamento che altrove dovreste comprare a prezzo pieno.

Con 13 euro scarsi al mese potrete giocare al Day One giochi come:

E tanti tanti altri. Una chiara strategia di portare entro la fine del 2022 25 tra nuovi giochi e DLC in piattaforma e altrettanto per il 2023, senza contare che sul Game Pass potranno finire presto anche tutta la lineup di Activision Blizzard che ieri ad esempio ha mostrato un vibrante Diablo IV.

Personalmente mi sono esaltato solo per una manciata di giochi visti ieri sera, tuttavia comprendo benissimo la voglia di sfondare barriere di genere e cercare di abbracciare più gusti possibili così da rispondere alle esigenze di un pubblico variegato. Personalmente avrei voluto vedere degli avanzamenti lavori su Fable o Perfect Dark, o una piccola bombetta di Bethesda su un eventuale Wolfenstein o un reboot di Quake.

Lo so, troppa nostalgia. Se volete rivedere tutto lo show, lo trovate qui.

E a voi cosa è piaciuto di più?

Metal: Hellsinger. Ho provato la demo

Fuoco e fiamme dell’inferno e demoni da uccidere a colpi di Metal. Un connubio tradizionale e che forse rimanda subito a Doom, ma invece no. Durante la Summer Game Fest di qualche giorno fa, che ho trovato veramente scialba, è stato presentato Metal: Hellsinger, un ibrido tra un FPS e un rhythm game in cui il nostro compito è rispedire al mittente la spazzatura infernale a colpi di canzoni metal che si susseguono sullo schermo. Il gioco, che era stato annunciato un paio di anni fa, è sviluppato dagli svedesi The Outsiders.

Proprio ieri è stata rilasciata la demo che ho avuto modo di provare su PlayStation 5, anche per testare la bontà del DualSense e il suo feedback aptico su un gioco del genere:

Il gioco non andrà mai affrontato come un classico sparatutto, ma è necessario seguire la cadenza dei colpi dettati dal tempo musicale visibile a schermo tramite un apposito segno luminoso da colpire al momento giusto. Un connubio che a raccontarlo sembra la cosa più semplice del mondo, ma bisogna avere orecchio, polso e concentrazione. Sembra di stare seduti a suonare la batteria, una volta sbloccato il meccanismo si padroneggia il pad come se fosse una bacchetta. La coordinazione è tutto se si vuole sopravvivere, ma soprattutto è colpire al momento giusto così come azzeccare le armi a disposizione, una spada per la mischia, un teschio sputa fuoco per la distanza o un fucile a pompa per fare più danno.

La morte nel gioco è contemplata, ma si può risorgere facilmente pagando pegno con i punteggi e combo perfette realizzate durante il gioco e accumulati via via che ci spostiamo tra le diverse arene. Il boss finale della demo l’ho affrontato solo una volta, ma come potete vedere dal video fatto è capace di fare parecchio male nel momento in cui non si attacca nel momento corretto. Io sono morto prima di sconfiggerlo e mi ha rimandato alla schermata di classifica mondiale e da quanto ho letto online più si muore, più si scende di classifica.

A livello grafico non si grida ancora al miracolo essendo una demo, ma non credo voglia essere il punto focale del gioco. Quest’ultimo concentrato sulla velocità e la precisione d’esecuzione che vi portano al termine del dungeon appena ripulito con gli dei del metallo a farvi compagnia. Certo perché è proprio la colonna sonora ad essere l’ingrediente base di Metal: Hellsinger e non è difficile comprenderne le motivazioni, ogni canzone è un singolo creato specificamente per il gioco e le voci sono pazzesche:

Every track is created specifically for the game with vocals by metal icons, such as Serj Tankian (System of a Down), Matt Heafy (Trivium), Mikael Stanne (Dark Tranquillity), Björn Strid (Soilwork), Alissa White-Gluz (Arch Enemy) and James Dorton (Black Crown Initiate).

Il gioco sarà disponibile dal 15 settembre 2022 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e Steam!

Non vedo l’ora di giocarlo! Buon inferno di metallo a tutti!

Uno State of Play coi fiocchi, ma le console dove sono?

Il 2 giugno scorso intorno alla mezzanotte Sony ha condotto uno State of Play tutt’altro che sottotono. Anzi. Non si vedeva così tanta ciccia per iniziare il mese degli annunci da molto tempo. E se si sapeva che tutto quanto mostrato fosse dedicato prettamente a titoli di terze parti, relegando il resto alla Summer Fest del 9 giugno, nessuno è rimasto scontento da quanto mostrato.

Personalmente la mia top 3: RE4 (che aspettavo da tantissimo), The Callisto Protocol e Season: A letter to the future. Al di là delle informazioni e le analisi sui vari annunci (che potete andare a reperire un po’ ovunque, anche se vi consiglio questo episodio di Gong!), ho notato come nei giorni successivi, fino ad oggi, in molti su Twitter (comprese testate di settore) si sono domandati e hanno cercato informazioni se questi giochi arrivassero solo su piattaforma PlayStation.

In effetti ogni trailer di annuncio terminava con il solo logo PlayStation 5 e/o PlayStation 4 lasciando il pubblico poco avvezzo ad informarsi adeguatamente un po’ sconcertato. E il fatto di dover smentire che, ad esempio, un Resident Evil 4 Remake o uno Street Fighter 6 non si potesse giocare anche su ambiente Xbox mi ha fatto un po’ riflettere. Uno, su come ancora la console war sia accesa e più viva che mai. Due, se non arriva direttamente dall’industry maggiore chiarezza su dove e come poter giocare un titolo, beh ecco, non aspettiamoci nulla di diverso dalla fanbase. Che ancora oggi fatica a trovare una PlayStation 5, cade vittima degli scalper o ancora peggio è costretta a tentare la sorte acquistando tonnellate di Ringo per poter provare a trovarne una o adesso sui cereali Nesquik. Visto che non gli si dice ben chiaro che ci sono delle alternative possibili.

SIFU

È un periodo videoludico tutto dedicato all’Asia. Dopo l’ambientazione giapponese feudale di Trek To Yomi ho completato ieri su Playstation 5 la storyline principale di SIFU, la prima delle due disponibili. Gioco ambientato nella Cina moderna e sviluppato dalla francese Sloclap in cui impersonifichiamo un apprendista di arti marziali, nello specifico di Kung Fu, in cerca di vendetta.

A livello tecnico SIFU è classificabile come un classico picchiaduro d’azione giocato da una prospettiva in terza persona. L’ottimo utilizzo della camera ci trasporta nella trama del gioco giocando spesso con la profondità passando così velocemente a combattimenti lineari in 2D soltanto svoltando l’angolo di un muro. Il nostro viaggio ha inizio con la scoperta di poter rinascere grazie a un potente talismano di cui siamo entrati in possesso subito dopo aver perso la vita. Inizia da qui un lungo percorso per vendicarsi di un gruppo di cinque assassini che hanno eliminato tutta la nostra famiglia mentre ancora piccoli cercavamo di imparare la sapiente arte del Kung Fu con il nostro maestro, anch’esso macellato da parte di quest’ultimi.

Nonostante un comparto di combattimento piuttosto semplice, una volta appresi i meccanismi di parata e schivata, è possibile concatenare fino a 150 stili di attacco diversi per creare delle combo dall’alto tasso letale. Con un particolare stile cartoonesco, mi sono piaciute moltissimo le ambientazioni e la scelta di renderle il più possibile interattive consentendo di infliggere danni ambientali utilizzando gli oggetti a disposizione, oppure semplicemente facendo volare i nemici da grandi altezze o sfruttando i mobili per fargli un danno critico. Senza dimenticare l’utilizzo degli oggetti vicini, come una bottiglia da lanciare o una mazza di ferro da abbattere con tutta la nostra furia. Un po’ ostici i boss di fine livello con un crescente livello di difficoltà e velocità, ma anche qui è sufficiente comprenderne le movenze per poter sopravvivere abbastanza facilmente.

Il nostro protagonista, così come tutti gli sgherri con cui avremo a che fare, possiede una barra di difesa che, una volta riempita lo rende vulnerabile a colpi critici. E lì è il momento buono per essere finito o per finirli con la combo di tasti triangolo e cerchio. Una volta terminato ogni livello si viene trasportati nuovamente al wuguan, la scuola di kung fu da dove è iniziato tutto. Da qui è sempre disponibile una lavagna con tutti gli indizi raccolti nei 5 livelli che collegano i 5 killer tra di loro.

La grossa novità introdotta da SIFU, a un genere ormai stra esplorato, resta secondo me come detto all’inizio la possibilità di tornare in vita dopo morti tramite l’uso di un ciondolo magico e attraverso il suo meccanismo perverso. Ogni qual volta decidiamo di sfruttarlo, il nostro personaggio invecchia di tanti anni quante volte si è morti durante i salvataggi precedenti. Non è sempre un male invecchiare però, perché al passare degli anni aumentano i danni in grado di infliggere benché la salute cali di contro. Si può estendere questo giochino fino ai 60 anni (età limite sbloccabile nel corso del gioco), ma una volta sfruttate tutte le possibilità date dal ciondolo il suo potere svanisce e bisogna ricominciare da capo. Tranquilli però a suon di botte si guadagnano dei punti abilità che se utilizzati bene nei vari save point di livello ci consentono di ringiovanire di tot anni, in modo da non dover mai morire per davvero, oppure sbloccare appunto fino a 150 diverse abilità.

Ho completato il primo finale di SIFU in più o meno 5 ore. Me le sono godute tutte e ora vorrei continuare ad esplorarlo per sbloccare gli ultimi segreti rimasti nonché il finale alternativo. Se solo non avessi più di 30 giochi in backlog…Spero tanto arrivi un DLC o un altro capitolo molto presto.

Da poco è arrivata anche la Vengeance Editon con la soundtrack e un cofanetto delizioso.

A voi è piaciuto?

★★★☆

Trek To Yomi

Ho iniziato a giocare Trek To Yomi (qui link al video per capire meglio di che gioco si tratti) al day one su Xbox Series X grazie all’abbonamento Game Pass. Dopo un po’ di incertezza iniziale dovuta ai comandi un po’ legnosi e al responso un po’ bislacco a quest’ultimi da parte del mio personaggio, ho iniziato ad acquistare sempre più padronanza dei parry e delle parate per arrivare al momento al sesto capitolo del gioco. Non penso manchi molto al termine, ciò che più mi ha colpito del titolo dei Flying Wild Hog è sicuramente la cura messa nella fotografia e nelle inquadrature cinematografiche del Giappone feudale.

Se vi piacciono queste ambientazioni, per un gioco bidimensionale senza troppe pretese se non immergervi in queste ambientazioni e che non vi porterà via troppo tempo, ve lo consiglio caldamente. Qui di seguito potete trovare la mini recensione di Matteo Bordone su Manettini. Credo non serva aggiungere molto altro:

Il periodo Edo in cui è ambientato il gioco non è quello vero, che viene diretto dalla storia (1603-1867, Giappone nelle mani dello shogunato Tokugawa): è l’Edo dei film classici giapponesi, cioè una delle ambientazioni più fortunate di sempre. In particolare qui ci si rifà ai più celebri film di cappa e spada di Akira Kurosawa, che risalgono agli anni Cinquanta (RashomonI sette samurai eccetera). Il protagonista della storia è un samurai che deve difendere la sua gente contro gli invasori, in un impianto narrativo tipico di molte storie di cavalieri tormentati ma dal cuore buono. Arrivano presto anche i morti viventi, senza che la cosa indebolisca la coerenza estetica del gioco.

Se l’impronta è decisamente cinematografica, e il susseguirsi delle inquadrature a volte disorienta il giocatore che non apprezzi i riferimenti cinematografici, gli avversari vengono affrontati sempre in una modalità bidimensionale, come si trattasse di un gioco classico a scorrimento orizzontale. Dall’attrito tra questi due linguaggi, quello cinematografico e quello videoludico, nasce il fascino di questo gioco imperfetto ma molto corroborante. È vero, i combattimenti a volte sono un po’ farraginosi, ma d’altronde il gioco è piccolo e si finisce in qualche ora. Soprattutto a volte è bello – in questo periodo di magra anche bellissimo – immergersi in un mondo magari imperfetto ma pieno di personalità, dove godere della coerenza interna e dei tocchi più preziosi, piuttosto che cercare quello che ci hanno già dato gioconi enormi e ripetitivi che abbiamo visto e conosciamo.

Fluxes #19: Del farsi pagare, sempre.

🖌 A me piace tantissimo quando le persone brave a scrivere tornano a farlo per raccontare proprio il mestiere di scrivere. Lorenzo lo fa inaugurando la sua nuova newsletter “Heavy Meta” per parlare di un argomento serio, da cui partono spunti di riflessione altrettanto seri sullo status italiano del lavorare gratis e dell’inevitabile scivolamento verso il basso di un sempre più invisibile status quo.

Mi sono sentito chiamato in causa, non tanto per il nocciolo della questione sul pretendere un pagamento per quello che si fa, ma per l’aver mollato. Ci ho scritto un pezzo tempo fa (anzi due) e ancora la penso allo stesso modo. Soprattutto per l’ambiente videoludico nulla è cambiato, anzi. Ancora di più oggi il valore della parola scritta in quell’ambito è estremamente sottovalutata, oramai tutto viene fatto attraverso video e guai se così non fosse.

Il privilegio non è una colpa se non decidi improvvisamente di fare lo stronzo e sostenere una retorica per cui chi non ce l’ha fatta è un debole che non ci ha creduto abbastanza e non aveva voglia. Ho visto ottime persone mollare perché, semplicemente, c’erano da pagare le bollette, un affitto, contribuire in casa.

E questo non vuol dire che non ci possa essere una bellissima storia di rivalsa di quello che partendo da niente è arrivato a scalzare Gramellini (speriamo accada presto), ma quella persona è una anomalia, il sistema è composto da fattori ricorrenti.

L’altra volta dicevamo che a volte non sei il più bravo, il più veloce o il più preciso, sei quello che ha resistito di più, che è rimasto e si è fatto trovare al momento giusto e al posto giusto col bagaglio di competenze giuste. Ecco, il sistema prevede che per essere quella persona tu possa permetterti di resistere, o di essere così ricco e ben inserito che la tua eventuale bravura può essere notata grazie alle giuste conoscenze e alla serenità di scrivere senza dover pensare ai sacrifici fatti dalla vostra famiglia. (Ma ci sono anche storie di gente che aveva una opportunità e pochi soldi e ce l’ha fatta, ovvio).

E per resistere devi poter non pagare molte spese prima le cose inizino a girare, devi poterti magari permettere anche dei corsi di comunicazione che oltre a formarti hanno il grande pregio di farti iniziare a frequentare ambienti in cui, se vali qualcosa, magari ti notano, e quei corsi costano.

Tornando al punto focale, anche Alessio ha scritto una cosa al riguardo spostando il punto di vista da quello di un software engineer.

Hanno già detto tutto loro. Lavorare gratis? Mai.

Come informarsi, bene, sui videogiochi

O quantomeno questo è quello che posso consigliarti di fare. Questa è la mia dieta mediatica, asciugata da anni di esperienza, per restare informato sulla mia passione più grande. Non ho menzionato nessun canale YouTube o Twitch, ma se ne hai qualcuno da consigliarmi…lascia pure un commento qua sotto.

Siti web

Qui purtroppo cerco di evitare siti italiani, ormai ricchi solo di clickbait. Forse giusto un paio che sono n3rdcore, Outcast.it e IGN.it. Per nostalgia personale invece ogni tanto seguo gli articoli firmati da amici su Everyeye o Multiplayer.

Mentre guardo prettamente oltreoceano per informarmi.

  • Polygon in testa. È la costola videoludica di The Verge. Serio.
  • La sezione Games del Guardian
  • Game Informer. Ero abbonato alla rivista. Ottima, purtroppo è rimasto solo il sito
  • Giantbomb

Newsletter

  • Io al momento ne seguo due. La prima è Insert Coin di Massimiliano Di Marco. È sempre ricca di spunti, news e spesso anche interviste agli addetti ai lavori. L’iscrizione è gratuita e la trovate qui.
  • La seconda invece è Manettini. La newsletter de Il Post dedicata ai videogiochi. È curata dai ragazzi di Joypad di cui ti parlo tra poco nella sezione podcast.

Podcast

Ne ho cinque da consigliarti. Credo siano sufficienti per darti uno spettro completo su questo mondo, cercare di comprenderne le dinamiche, la storia, ma soprattutto punti di vista differenti.

  • Il primo è sicuramente Joypad. Il podcast de Il Post realizzato da Fossetti, Bordone e Zampini. Il primo ho la fortuna di conoscerlo, con Matteo e Alessandro ci conosciamo da poco di persona. Non mi perdo una sola puntata. Lo reputo quello fatto meglio e che mi aiuta ad immedesimarmi di più nell’esperienza videoludica.
  • Il secondo è Corto Circuito di Multiplayer.it. Un po’ più costante nella pubblicazione degli episodi. Qui puoi trovare notizie sempre fresche e tanto divertimento.
  • Il terzo è Outcast. Lo trovo utile per approfondire certe tematiche. Dai ragazzi di Outcast.it
  • Per il quarto dovete prendervi un po’ di tempo. È la trasposizione audio delle puntate video di Console Generation.
  • Il quinto infine utile se vi serve arricchire il vostro background storico. È il podcast sulle curiosità e la genesi di tanti giochi del passato. Con Andrea Porta alla voce: Storie di videogame.

Fatemi sapere se avete altri suggerimenti o qualcosa che ho mancato totalmente.

PlayStation 5: Come espandere la memoria di archiviazione

Ci siamo. Settimana scorsa ho ricevuto il primo messaggio di memoria piena sulla mia PlayStation 5. Ho valutato un po’ il da farsi e invece di acquistare un hard disk esterno che non consente di essere utilizzato per lanciare i giochi direttamente, ho optato per l’opzione di espansione della memoria interna di PlayStation 5 andando ad acquistare una Samsung 980 PRO SSD M.2 da 2TB. Ho scelto la versione senza dissipatore di calore visto che c’era un’offerta a tempo attiva, con un ottimo risparmio rispetto a quella dedicata a PlayStation 5 benché già montasse un dissipatore di calore dedicato.

Ne ho comprato uno a parte e l’ho montato separatamente così da far funzionare tutto senza dovermi preoccupare della questione calore, ma con un evidente risparmio. Sebbene Sony nella sua guida non intimi di utilizzare una memoria SSD M.2 con dissipatore integrato, è sempre buona cosa pensare al calore generato in grado potenzialmente di danneggiare la vostra console. E visto quanto sia ancora rara trovarne una sul mercato, meglio non rischiare.

Partiamo, però, dal principio chiarendo ogni dubbio. Iniziamo col dire che dallo scorso settembre chiunque può “aprire” la propria console per effettuare questa operazione senza perdere la garanzia. E questo è già un gran vantaggio se solo penso a quanto succedeva con le console di passata generazione.

Sony mette a disposizione sia una guida testuale sia una video che potete seguire passo – passo. Io vi lascio le immagini di quanto ho fatto io.

Primo step, aprire la console

Una volta tolta la base, con un cacciavite piatto, su cui poggia verticalmente la mia PlayStation 5 la situazione che vi troverete davanti è quella dell’ultima immagine. Ovvero con il lettore ottico rivolto verso di voi e in alto. Per rimuovere la cover di plastica, se vi state domandando quanto difficile possa essere, dovete soltanto tirare leggermente sull’angolo opposto a sinistra tirarlo alla vostra destra, verrà via in un attimo.

A questo punto dovete individuare quello sportellino bianco in basso e con l’aiuto di un cacciavite a stella aprirlo.

Secondo step: Installare la memoria SSD M.2

Una volta aperto lo sportellino bianco vi troverete davanti uno slot libero in cui infilare la vostra SSD M.2, solo dopo però aver tolto la vite che troverete nell’alloggiamento più esterno e averla applicata sulla parte alta della memoria, come vedete nella seconda immagine qui sopra.

Step 3: Montare il dissipatore

Come dicevo, per risparmiare qualche danaro ho comprato un dissipatore a parte. Nel mio caso il Sabrent M.2 NVMe PS5 Heatsink a poco più di 20 euro. Invece di avere un dissipatore di calore che intrappola solo il calore nel coperchio metallico e quindi integrato nella memoria di archiviazione, questo è un dissipatore che sostituisce la copertura nativa di PlayStation 5. Ciò dovrebbe consentire un migliore raffreddamento utilizzando la ventola nativa oltre ad essere un dissipatore di calore più grande.

Speriamo bene! 🤞🏻

Fine. La vostra console è pronta, non vi resta che fare reverse engineering e rimontare tutto come l’avete smontato. Una volta riaccesa la vostra PlayStation 5, andate nel menu dedicato all’archiviazione. Qui troverete nella seconda voce del menu quanto avete installato. Mentre su Percorso di installazione potrete decidere dove fare installare i vostri giochi da lì in avanti di default. Io ho scelto la memoria SSD 980 PRO così non mi devo preoccupare di cancellare altri giochi al momento.

Il nuovo PlayStation Plus

Riprendo dal blog di PlayStation:

A giugno, PlayStation Plus e PlayStation Now si uniranno in un nuovo servizio di abbonamento PlayStation Plus che offre una scelta più ampia ai clienti di tutto il mondo con tre livelli di abbonamento. 

I tier saranno: PlayStation Plus Essential, Extra e Premium.

Le novità saranno sostanzialmente negli ultimi due Tier, essendo il primo praticamente identico al PlayStation Plus attuale.

Le cose iniziano a farsi interessanti con PlayStation Plus Extra, dove alla modica cifra di €13,99 al mese / €39,99 ogni tre mesi / €99,99 all’anno avremo accesso a 400 dei giochi per PS4 e PS5. Tuttavia in questo tier nessuna opzione per giocare in streaming.

Quest’ultima accessibile soltanto su PlayStation Plus Premium per €16,99 al mese / €49,99 ogni tre mesi / €119,99 all’anno:

Vantaggi:

Offre tutti i vantaggi dei livelli Essential ed Extra

In più, include fino a 340 giochi aggiuntivi, tra cui:

· Giochi per PS3 disponibili tramite streaming nel cloud

· Un catalogo di grandi classici, disponibili sia in streaming che tramite download, dalle generazioni originali di PlayStation, PS2 e PSP 

· Offre l’accesso in streaming nel cloud ai giochi originali per PlayStation, PS2, PSP e PS4 disponibili nei livelli Extra e Premium nei mercati** in cui è attualmente disponibile PlayStation Now. I clienti possono giocare in streaming utilizzando le console PS4 e PS5 e il PC

· In questo livello saranno disponibili anche versioni di prova dei giochi a tempo limitato, per consentire ai clienti di provare alcuni giochi prima di acquistarli

Alcune riflessioni. Il mercato e i videogiocatori si aspettavano da Sony una risposta competitiva rispetto al Game Pass di Microsoft, che nella versione Ultimate ha dalla sua il prezzo (12,99 € al mese), Ea Play incluso (per chi interessato) e tutte le esclusive 1st party da giocare dal day one.

A una prima occhiata sembrerebbe che PlayStation Plus Premium parta svantaggiata sotto ogni punto di vista. Io provo a vedere il bicchiere mezzo pieno in vista di giugno. Se dentro quei 340 aggiuntivi (e stiamo parlando di un totale di quasi 700 giochi disponibili) avremo tra le mani titoli degni di nota, magari anche migliorati graficamente e finalmente una retrocompatibilità degna di questo nome…ecco forse anche Sony avrà fatto centro.

Dispiace non vedere una risposta anche sui titoli 1st party e la possibilità di vederli inclusi nell’abbonamento. Ma forse la posizione di mercato di Sony le permette di intraprendere comunque comodamente questa strada.

È ovvio che, sebbene abbia in backlog oltre 30 giochi da affrontare, sottoscriverò il tier più alto per testare la bontà del servizio. Soprattutto sono super curioso di provarlo in streaming. Chissà poi perché non citano il MacOs come piattaforma supportata visto che attualmente si può giocare in streaming anche da lì. Staremo a vedere se al lancio ci sarà anche questa possibilità. Su questo Microsoft è già un piede avanti nel futuro visto che i giochi streammabili al momento si possono fruire comodamente da browser nonché da console non dovendo forzatamente installare il gioco da remoto.

Attendiamo un paio di mesi per il giudizio definitivo. Intanto nei prossimi giorni proverò ad installare sulla mia PlayStation 5 un SSD aggiuntivo da 2TB perché inizio a scarseggiare di spazio. Proverò a documentare il tutto.

Quel bisogno di Community

In questi ultimi tre giorni due cose sono accadute al riguardo. Il forte richiamo ed esigenza di trovare spazi verticali, specializzati, filtrati per passioni e senza spam, litigi, fazioni.

La prima. Ha aperto Livello Segreto. Si basa su Mastodon ed è stato creato da Kenobit. Il suo intento? Creare un luogo sano, etico e gentile. I topic sono soprattutto legati al mondo Nerd. Senza litigi, senza tossicità e lasciando da parte strani algoritmi e pubblicità. Mi piace e vi invito a iscrivervi.

La seconda. Twitter ha creato uno spazio, accessibile da ogni account, chiamato Community. Chiunque può crearne uno e come è facile immaginare c’è la corsa ad aprirne, essere invitati ed iscriversi a tantissimi. Stamattina di fronte alla colazione ho deciso da vero boomer di crearne una dedicata ai videogiochi. Non so se porterà a qualcosa, ma mi piacerebbe avere una conversazione stimolante per chi ha voglia e sta ancora su Twitter. Forse il solo social network che utilizzo con assiduità e che non riesco ad abbandonare.

La stanza si chiama Videogames & Co. ed è lì ad aspettarvi.