E poi riflettevo su quanto l'attaccamento fisico, morboso e d'amore nei confronti di un brand dipenda tutto da qualcosa di intangibile.

Il brand sparisce, i suoi prodotti spariscono, resta solo il percepito. Le sensazioni rilasciate dal nostro cervello accostate a quella particolare marca sono per lo più inspiegabili se chieste a bruciapelo.

Tuttavia sappiamo benissimo di cosa si tratta. È lo spazio d'azione che quella marca ha deciso di presidiare, il suo purpose. E ne ha fatto la propria ragione di vita, al di là dei profitti, al di là delle opinioni divisive in grado di generare.

Delle azioni tangibili che permettono di far dimenticare ciò che quella azienda commercializza, ma segnano un solco profondo con ciò che è in grado di comunicare, stabilendo un set di valori nei quali non solo crede, ma con essi riesce influenzare la vita delle persone.

Sostenibilità ambientale, parità di genere o di razza, equiparazione degli stipendi, il ridare al territorio in cui opera, l'evitare lo sfruttamento delle popolazioni in via di sviluppo...

Potrei andare avanti per molti paragrafi. Di fatto c'è un denominatore comune: occupare lo spazio di intersezione tra la vita, il luogo e il tessuto sociale in cui opera lasciandoli meglio di come li hanno trovati.

Solo così nasce e perdura un lovermark.